Trascendenza


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Il concetto di trascendenza richiama qualcosa che sta al di là (dall'altra parte) della realtà data, ma non senza relazione con questa realtà. Per questo, è correlativo col concetto di immanenza. La determinazione di una realtà come trascendente significa riferirsi all'immanente, e l'affermazione dell'immanenza implica collocarla nell'orizzonte di una pensabile (ipotetica) trascendenza.

Non si può identificare semplicemente il problema del trascendente col problema di Dio, inteso secondo il concetto teologico medievale. La teologia cristiana interpreta la " perdita della trascendenza " come perdita della fede (in Dio; in Gesù Cristo risorto; nello Spirito che viene dal Padre). Però, secondo la mentalità greco-pagana, poteva consistere nella mancanza di vita politico-comunitaria e formata. Kant e Fichte la vedono in rapporto con l'azione morale e razionale.

Il trascendente è definito come tale in riferimento a ciò che si ritiene " immanente ". Riguardo al " soggetto ", è trascendente l'elemento " oggettivo "; riguardo a ciò che è mutevole, l' "essenza "; riguardo al contingente, il " fondamento ". Secondo Leibniz (seguito in questo da Heidegger), la domanda fondamentale della metafisica è questa: Perché c'è qualcosa e non invece nulla? " In questa domanda, si apre un possibile adito all'Assoluto, all'Infinito, a Dio (sia nella linea della filosofia scolastica, o di Leibniz, o dell'esistenzialismo cristiano, o della " fede che cerca di capire "). Tuttavia, l'affermazione di un Dio personale non può fondarsi né su prove scientifiche, né su ragionamenti filosofici assolutamente apodittici e definitivi. Secondo Pascal, è una " scommessa " che vale la pena di fare, perché l'uomo, " debole canna pensante ", ha gli occhi e gli orecchi aperti all'infinito insondabile. Anche l'esistenzialismo contemporaneo cristiano concepisce l'apertura alla trascendenza come l'esperienza di un movimento infinito o perlomeno indefinito verso un " essere più ". Secondo Einstein, il ricercatore scientifico non è chiuso ad una religiosità cosmica, ma vive di essa. Da una parte, lo stupore dinanzi all'armonia delle leggi che reggono la natura lo porta al sentimento o all'intuizione profonda che ogni struttura del pensiero umano è solo un insignificante frammento di qualcosa infinitamente più grande. D'altra parte, questa esperienza viva diventa la ragione principale della sua vita e può portarlo a superare la schiavitù dei desideri egoisti; può dargli forza per non rinunciare al suo obiettivo, anche se arduo, gravoso e cosparso di numerosi ostacoli. Nel NT, san Giovanni indica un incontro con Dio partendo dall'esperienza dell'amore umano: " Chi non ama non ha conosciuto Dio, perché Dio è amore " (1 Gv 4,8). " Nessuno ha mai visto Dio; se ci amiamo gli uni gli altri, Dio rimane in noi " (1 Gv 4,12). " Chi... non ama il proprio fratello che vede, non può amare Dio che non vede " (1 Gv 4,20).

Secondo Leibniz, Dio non è nel mondo come un principio vitale che lo anima come un essere vivente, ma è presente come l'inventore è presente alla sua macchina, come il principe è presente ai suoi sudditi e come il padre è presente ai suoi figli. Però, oggi, anche menti profondamente religiose provano una grande difficoltà ad ammettere un Dio personale, esteriore al mondo. La teologia negativa, la conoscenza anagogica e l'esperienza mistica insistono su un Dio in comunione ineffabile col cosmo, perché è un Tu, termine di comunicazione e di speranza.

R. Panikkar indica tre tipi religiosi di concetto di trascendenza:

a) La trascendenza trascendente propria delle religioni semitiche (ebraismo, cristianesimo, islamismo): Dio è concepito come Padre; l'uomo si unisce a Lui con la visione e l'amore.

b) La trascendenza immanente, propria dell'induismo: il fondamento è visto come Madre; non si stacca dal mondo per conoscerlo, non lo domina, lo nutre dall'interno. La suprema esperienza consiste nell'essere passivamente la totalità, cessando l'affetto al piccolo io.

c) L'immanenza trascendente (una specie di trascendenza in e dall'immanenza), propria del buddismo; il fondamento è qualcosa che in qualche modo è personale, ma fortemente non-antropomorfico.

Per Bloch (da una posizione di " ateismo con speranza " che assume valori cristiani), la trascendenza è apertura al futuro, la legittimità intravista dell'utopia. La morte non avrà mai l'ultima parola, nemmeno come sorte personale di ogni essere umano.

Bibl. - Buber M., L'eclissi di Dio, Ed. Comunità, Milano, 1961. Heidegger M., Essere e tempo, Ed. Longanesi, Milano, 1978. Heschel A.J., Dio alla ricerca dell'uomo, Ed. Borla, Torino, 1969. Horkheimer M., La nostalgia del totalmente altro, Ed. Queriniana, Brescia, 1977. Marcel G., Dal rifiuto all'invocazione, Ed. Città Nuova, Roma, 1976. Scheler M., L'eterno nell'uomo, Ed. Fratelli Fabbri, Milano, 1972. Trenti Z., Esperienza e Trascendenza, Ed. Elle Di Ci, Leumann (Torino), 1982.



Autore: J.M. Díez-Alegría
Fonte: Dizionario sintetico di pastorale (Casiano Floristan - Juan Josè Tamayo)


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