Terzo Mondo


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Paolo VI scrisse nel 1967 che " i popoli poveri rimangono sempre poveri e quelli ricchi diventano sempre più ricchi " (Populorum Progressio, n. 57). Infatti, mentre il 25% della popolazione mondiale, che vive nei paesi più sviluppati della terra, si accaparra l'82,43% del prodotto mondiale lordo, il 25% più povero deve accontentarsi del 2,06% del prodotto mondiale lordo. La FAO comunica regolarmente il numero di quasi mille milioni di persone che nel nostro pianeta sono cronicamente affamate. Il fatto che quasi tutti i paesi del Terzo Mondo formino una specie di cinturone di miseria che avvolge il globo terrestre all'altezza dell'Equatore fa pensare che la povertà potrebbe essere dovuta a condizionamenti naturali. Però, questa immagine quasi fisiocratica che lega il potenziale economico di un paese alle sue risorse naturali e alla sua geografia, è sempre meno giustificata come conseguenza delle crescenti possibilità dell'uomo di fronte alla natura. Oggi, bisogna, invece, dare maggiore importanza al fenomeno della dipendenza dei paesi poveri rispetto a quelli ricchi. Questa dipendenza cominciò già nel passato, quando il maggior numero dei paesi del Terzo Mondo erano colonie dei paesi sviluppati. Questa dipendenza continua oggi come conseguenza del fatto che tanto gli investimenti di capitale quanto le transazioni commerciali favoriscono sistematicamente i ricchi.

Durante il Concilio Vaticano II, e dietro richiesta di alcuni vescovi del Terzo Mondo, la Chiesa, che aveva sempre affermato la destinazione universale dei beni, estese questa dottrina anche ai rapporti tra i popoli (GS 69). Guardando sotto questa luce, sembra inevitabile considerare l'ordine economico internazionale come una situazione di peccato strutturale condiviso, con un grado più o meno grande di responsabililtà, da coloro che vivono nei paesi sviluppati.

L'Assemblea Generale delle Nazioni Unite approvò una risoluzione secondo cui i paesi sviluppati debbono trasferire come minimo l'1% del loro Prodotto Nazionale Lordo ai paesi del terzo Mondo sotto forma di aiuti allo sviluppo (in seguito, si precisò che gli aiuti dei governi dovevano rappresentare almeno lo 0,7% del PNL, mentre il resto poteva provenire da organizzazioni non governative). Non era molto quello che si chiedeva (le spese per la difesa sono dieci volte superiori), eppure solo sei paesi stanno compiendo questo impegno: il Kuwait, l'Arabia Saudita, la Norvegia, i Paesi Bassi, la Svezia, la Danimarca.

È imprescindibile anche l'impostazione di un Nuovo Ordine Economico Internazionale. Se questo non si farà, per quanto grandi possano essere gli aiuti per lo sviluppo, i paesi del Terzo Mondo potranno avere " l'impressione che si toglie loro con una mano quel che si porge con l'altra " Populorum Progressivo, n. 56). Si deve evitare che le semplici leggi dell'offerta e della domanda siano coloro che regolano i rapporti tra i vari paesi, in modo simile a quello che avviene all'interno di ogni paese per cui gli stati decisero di intervenire nell'economia. La difficoltà, ovviamente, sta nella inesistenza di un'autorità internazionale con potere effettivo per imporre ai vari paesi le misure adeguate.

Bibl. - Aa.Vv., Storia dell'America Latina, UTET, Torino, 1976. Balducci E., L'uomo planetario, ECP, Fiesole, 1990. Boff L., La nuova era: civiltà planetaria, Ed. Cittadella, Assisi, 1994 . KüNG H., Progetto per un'etica mondiale, Ed. Rizzoli, Milano, 1991. Morin E., Terra. Patria, Cortina, Milano, 1994. Nanni A., Terzo Mondo a scuola, Roma, 1983. Paolo VI, Enciclica " Populorum Progressio ", 26.3.1967.




Autore: L. Gonzlez-Carvajal
Fonte: Dizionario sintetico di pastorale (Casiano Floristan - Juan Josè Tamayo)


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