Stato


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Chiamiamo Stato una comunità nazionale che vive in un dato territorio, è organizzata giuridicamente, agisce in quanto rappresentata dai suoi dirigenti come alcuni degli attori della scena internazionale, ed è riconosciuta come tale dagli altri attori di questa scena. Così, dunque, occorre che ci sia:

a) Una comunità nazionale; cioè, una frazione dell'umanità con un passato comune (nazione deriva da nasci = nascere e indica quel complesso di esseri umani che sono in relazione con i loro avi) e una coscienza differenziata rispetto alle altre comunità nazionali.

b) Un territorio. In caso contrario, ci troveremmo di fronte ad un'altra formazione sociale, per esempio, una etnìa o un popolo.

c) Una organizzazione giuridica che trasformi la nazione in una entità capace di agire unitariamente (la cultura francese definisce lo Stato come " la personificazione giuridica della nazione "). Logicamente, questa organizzazione giuridica, come qualsiasi altra, necessita di un potere. Secondo Max Weber, ciò che caratterizza il potere di stato di fronte agli altri che possono esistere nella nazione è il disporre del monopolio della violenza fisica legittima. Naturalmente, in situazioni normali, la violenza non dovrà essere né l'unico né il principale mezzo usato dallo Stato; però, sarà sempre un suo mezzo specifico.

Bibl. - Bobbio N., Stato, governo, società, Ed. Einaudi, Torino, 1985. Donati P.P., Risposte alla crisi dello stato sociale, Ed. Angeli, Milano, 1984. Mattai G., " Stato e cittadino ", in: Nuovo Dizionario di Teologia Morale, Ed. Paoline, Cinisello B., 1994, pp. 1289-1307. Perotto L.A., Stato e giustizia distributiva, Ed. Massimo, Milano, 1984. Rotelli E. - Schiera P., Lo stato moderno, Bologna, 1971.




Autore: L. González-Carvajal
Fonte: Dizionario sintetico di pastorale (Casiano Floristan - Juan Josè Tamayo)


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