Sètta


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Il termine sètta non è univoco: può essere inteso in senso strettamente teologico o in senso sociologico.

Anche la sua etimologia è ambigua: potrebbe derivare dal latino secatum (tagliato), ed allora, entra nel significato teologico. Può derivare anche da secutum (seguìto), ed allora entra nel senso sociologico, ma senza escludere quello teologico.

In senso teologico, sètta si riferisce agli aspetti dottrinali per cui un gruppo si separa o è tagliato dal corpo religioso principale che definisce l'ortodossia.

In senso sociologico, le sètte sono movimenti d. protesta religiosa, piccoli all'inizio, che generalmente si riuniscono attorno ad un leader (seguaci). L'impegno con la sètta è volontario. Però, sono ammesse in essa soltanto quelle persone che hanno dato prova della loro convinzione. L'appartenenza ad una sètta si basa sulla sottomissione costante alle sue credenze e

pratiche. Rifiutano l'autorità della religione stabilita nella società che viene comunemente ritenuta accomodante.

A prima vista, le sètte possono sembrare fenomeni marginali della storia, cioè, piccoli gruppi di persone polarizzate, ideologicamente e affettivamente, attorno ad un leader e ad alcune idee estranee alla società in cui vivono. Tuttavia, le sètte hanno avuto certe volte un grande significato storico. Le sètte possono alle volte funzionare come catalizzatori, raccogliendo in forma critica gli scontenti e le aspirazioni sociali; altre volte, possono precedere o fomentare la reintegrazione sociale, come in Giappone, la Soka Gakkai.

Nel senso sociologico largo della parola, le sètte come gruppi di seguaci di un certo spirito religioso stanno ai margini delle grandi religioni, od anche dentro, come per esempio, certe associazioni religiose nella Chiesa cattolica. Però, il concetto di sètta varia a seconda dell'organizzazione strutturale della religione madre. Per esempio, all'interno dell'induismo che possiede un carattere di diffusione, di decentralizzazione e di pluralismo, il settarismo ha un senso più ristretto che non nel cristianesimo. Questo cominciò con l'essere una sètta giudaica. Quando, però, divenne la religione ufficiale dell'impero romano, oltre a preoccuparsi di raggiungere l'uniformità nella pratica religiosa, ritenne sempre il fattore dottrinale come il criterio principale dell'appartenenza. Erano seguaci di qualche sètta quelli che volontariamente professavano credenze differenti da quelle della Chiesa e si associavano in una fede comune fuori dal controllo della Chiesa.

Questo rapporto di opposizione alla Chiesa concepita sociologicamente come l'organizzazione che detiene il potere religioso, è servito in sociologia per elaborare lo schema concettuale con cui viene definita la sètta sociologica. Essa è concepita come uno dei poli di un continuum o sètta-sètta stabilita-denominazione-chiesa nazionale-chiesa universale. I suoi lineamenti, ricavati fondamentalmente dalla storia del medioevo cristiano, sono caratterizzati in contrapposizione a quelli della Chiesa.

In primo luogo, sul piano organizzativo. Il tipo Chiesa presenta una struttura di grande organizzazione, prevalentemente burocratica e conservatrice. Il tipo sètta (presenta una struttura più propria di un gruppo piccolo; i rapporti e pertanto anche il controllo dei comportamenti sono prevalentemente interpersonali.

In secondo luogo, sul piano delle finalità religiose. Il tipo Chiesa persegue fini universali, che tendono a raggiungere tutti gli uomini, almeno quelli della società in cui si trova (chiese nazionali) e tutte le realtà. Il tipo sètta persegue fini più ristretti. Si rivolge, generalmente, ad un gruppo di eletti. Ritiene di essere incompatibile con certi tipi di realtà mondane.

In terzo luogo, sul piano dell'ordine sociale. Il tipo Chiesa si ritiene un elemento costitutivo dell'ordine in vigore. Pertanto, è solito mantenere relazioni anche con gli strati sociali superiori. Il tipo sètta si considera in conflitto con l'ordine sociale in vigore e ritiene incompatibili alcune sue realtà. Conseguentemente, ha rapporti preferibilmente con quegli strati sociali che in qualche modo non sono pienamente integrati in questo ordine sociale.

Da questo, deriva in quarto luogo, che, sul piano della vita spirituale, il tipo Chiesa, quantunque distinta dal mondo, conserva di fronte ad esso un atteggiamento sostanzialmente positivo. L'ordine mondano, rettamente usato, è un mezzo per raggiungere l'ordine trascendente dell'al di là. L'ascesi consiste nel regolare i rapporti individuo-mondo, riguardo a qualsiasi termine. Tutti sono in grado di praticarla. Il tipo sètta, invece, ha una visione negativa del mondo; i suoi fedeli sono orientati verso la vita soprannaturale mediante il rifiuto, poichè non esiste la possibilità di un retto uso di una parte dell'ordine sociale. L'ascesi è realizzata come una rinuncia al mondo dell'individuo eletto. Il compito della comunità della sètta consiste nel creare un ambiente di vita che permetta di mettere in pratica la propria dottrina.

Questo schema sociologico è stato estratto da una ovvia molteplicità di forme storiche. Le sètte hanno incarnato socialmente alcuni degli aspetti connessi con la problematica del fatto religioso. Come vivere la trascendenza in questo mondo? Le sètte mettono in risalto la santità soggettiva, mentre le chiese tendono ad oggettivare il concetto di grazia. L'accentuazione dei lineamenti porta le chiese ad adattarsi alla società, e le sètte al fanatismo.

Nelle società contemporanee, industriali o post-industriali, sottoposte inizialmente a processi secolarizzatori, c'è un'impressionante fioritura di sètte, anche culturalmente eterogenee, di tipo orientale, i cui proseliti sono nella maggioranza giovani. Alcune di queste sètte trovano un forte rifiuto sociale per il modo con cui preparano o programmano i loro seguaci. Il fenomeno odierno delle sètte supera le frontiere religiose per entrare in campi politici e sociali. Si può intendere ciò come una reazione di compenso all'anonimato e alla strumentalizzazione dei rapporti nelle nostre società urbane.

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Autore: J. Martínez Cortés
Fonte: Dizionario sintetico di pastorale (Casiano Floristan - Juan Josè Tamayo)


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