scristianizzazione


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Il termine scristianizzazione, frequentemente usato nel linguaggio religioso, per caratterizzare fenomeni sociali, comprende notevoli ambiguità. Il suo significato immediato si riferisce a tendenze, in una società o in una cultura, che comportano una diminuzione dei contenuti cristiani che c'erano prima. Va collegato con altri processi, come quelli della desacralizzazione, della secolarizzazione, della laicizzazione, che si riscontrano nelle società d'oggi. Però, non si identifica con questi processi. Di qui provengono, in parte, le sue ambiguità.

Come tutti i termini negativi, la sua comprensione rimanda all'idea previa che si ha del termine positivo: il cristianesimo. Riguardo ad esso, tre aspetti fondamentali vanno sottolineati:

1) Originariamente, il cristianesimo nasce da una fede. Per la Bibbia, la fede è il principio di tutta la vita religiosa. Quelli che rimasero convinti che in Gesù era venuta la salvezza definitiva, proclamarono questa fede e formarono le prime comunità cristiane (At 4,12).

2) Però, cristianesimo non è soltanto fede, ma è anche religione (in campo sociologico, non è possibile la distinzione federeligione propugnata da alcuni teologi contemporanei). Ciò significa che il cristianesimo comporta una serie di riti e di cerimonie con cui i cristiani celebrano comunitariamente la loro fede.

3) La comunità cristiana non va intesa come una setta religiosa. È segno del Regno di Dio, proclama la fratellanza universale, entrando nel dinamismo di ogni cultura ed epoca. La presenza pubblica è un postulato per la sua autocomprensione. Il Regno di Dio non solo esige una conversione personale, ma anche la trasformazione della vita sociale.

La scristianizzazione:

a) non va confusa con la desacralizzazione del mondo, frutto dell'inventiva e del lavoro degli uomini. La religione cristiana ha la sua peculiarità. Il Dio rivelato in Gesù fa sua la causa dell'uomo che è immagine del Creatore e responsabile del mondo. La desacralizzazione e la demitizzazione di false divinità è un imperativo della rivelazione biblica e cristiana.

b) È ancor meno un effetto inevitabile della secolarizzazione, intendendo questa come un processo in cui la società raggiunge la sua legittima autonomia e indipendenza dal religioso nei suoi meccanismi e nelle sue regole di funzionamento. Secondo la fede cristiana, il Creatore ha posto il mondo nelle mani dell'uomo. Questi deve assummere le sue responsabilità e svolgere i suoi dinamismi secolari, secondo il progetto della creazione (Gen 1,28). Solo quando la secolarizzazione diventa secolarismo, cioè, quando afferma che " le cose create non dipendono da Dio, e che l'uomo può adoperarle così da non riferirle al Creatore " (GS 36), diventa incompatibile con la fede cristiana. Invece, " nella misura in cui può contribuire a meglio ordinare l'umana società, tale progressso è di grande importanza per il regno di Dio " (GS 39).

c) La scristianizzazione non è la stessa cosa della laicizzazione. Questa comporta una organizzazione laica (cioè, indipendente da criteri confessionali) dello Stato e degli organismi pubblici. Riconoscere la libertà di coscienza e il diritto individuale e sociale alla professione pubblica della propria fede, è ammesso dalla fede cristiana ed è un'esigenza delle società pluraliste moderne. Il Concilio Vaticano II, nella sua dichiarazione Dignitatis humanae, ha elaborato la dottrina della Chiesa Cattolica su questo punto. Solo quando la laicità degenera in laicismo (filosofia sociale che pretende di ridurre la religione alla stretta sfera del privato), essa diventa un elemento scristianizzante.

Fatte queste distinzioni, e tenendo presenti i tre elementi sottolineati nel cristianesimo, c'è ancora da dire che la scristianizzazione può avvenire da tre angolature:

1. Perché si perde o si altera la fede cristiana. E questo può succedere in vari modi:

- per un miscuglio di pragmatismo e di edonismo, a cui si presta la cosiddetta società dei consumi, che può essere un'ideologia più che una realtà. Il criterio di utilità si impone, in pratica, come base dei rapporti umani. La fede nell'amore gratuito di Dio e la pratica della gratuità nei riguardi del prossimo perdono allora la loro importanza sociale e si degradano in retorica religiosa.

- La fede cristiana si può perdere o alterare con la pratica di una religione evasiva, in cui il riferimento al soprannaturale nasconde la mancanza di sforzo evangelico per trasformare le relazioni sociali tanto sul piano individuale quanto su quello strutturale.

- Per la prevalenza assoluta, nella pratica, dei fini immediati dell'esistenza su qualsiasi finalità ultima, in cui intervenga Dio come orientatore del comportamento. La realizzazione dell'uomo viene concepita senza alcun riferimento al Creatore. La secolarizzazione della società si avvia verso il secolarismo.

2. Perché si nega praticamente la qualità religiosa del cristianesimo. Anche qui, le deformazioni possono provenire da varie parti:

- Dallo svuotamento del rituale cristiano dei suoi aspetti esperienziali (il vissuto religioso) e della sequela di Cristo (trasformazione della propria vita e delle relazioni sociali). I sacramenti e il culto sono usati come giustificazione della propria coscienza. La sicurezza sostituisce la fiducia in Cristo.

- Da una accentuazione dell'impegno umano nel trasformare i rapporti sociali fino a dimenticare o sottovalutare gli aspetti celebrativi e liturgici della fede, come dono gratuito di Dio e comunione con Lui.

3. Perché si rende impossibile la funzione pubblica evangelica della Chiesa come comunità credente, portatrice di una concezione di solidarietà dei rapporti tra gli uomini. E ciò può avvenire:

- Quando, mediante un riconoscimento statale, si usa l'organizzazione ecclesiastica a vantaggio di fini politici e puramente secolari, svilendo la capacità critica dell'annuncio evangelico.

- Quando, all'estremo opposto, si pretende di relegare la religione a un fatto puramente privato e interno alla coscienza, senza riconoscerle il diritto alla espressione pubblica e alla configurazione dei rapporti sociali che derivano dalla proclamazione del Regno di Dio. La laicità dello Stato come principio organizzativo si trasforma in laicismo come filosofia sociale.

Le strade della scristianizzazione sono pertanto molte e complesse. Ciò rende più difficili i giudizi sommari e i confronti storici tra le varie epoche: possono spesso ingannare (Quando c'è stata l'età d'oro del cristianesimo?). Eppure, la sua complessità è uno stimolo alla permanente necessità pastorale di sottoporre ad una analisi rinnovata (sociologica e teologica) i processi di scristianizzazione ? come anche quelli di ricristianizzazione, prodotti dal fermento evangelico  che operano nella società.

Bibl. - Aa.Vv., In lotta con l'angelo, Ed. SEI, Torino, 1991. Bouyer L., Cattolicesimo in decomposizione, Ed. Morcelliana, Brescia, 1969. Delumeau J., Storia vissuta del popolo cristiano, ED. SEI, Torino, 1985. Poulat E., L'èra post-cristiana. Un mondo uscita da Dio, Ed. SEI, Torino, 1996.



Autore: J. Martnez Cortés
Fonte: Dizionario sintetico di pastorale (Casiano Floristan - Juan Josè Tamayo)


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