Santità


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Il termine santità è continuamente ripetuto lungo la storia come incarnazione della volontà di Dio nei riguardi dell'uomo (1 Ts 4,3). Il Concilio Vaticano II l'ha richiamata ed esaltata ricordando la sua universalità (LG V). Ciò nonostante, la santità è vista spesso in un alone di irrealismo che non le reca giovamento. Cercheremo di presentare la santità insistendo proprio sul realismo che essa deve avere se vuole rispondere alla sua origine. Questa origine è la Trinità, la cui dimensione salvifica deve entrare nella vita cristiana.

Nell'AT, è conservato un concetto di santità essenzialmente interiore molto riservato: le persone e le cose sante rimangono riservate a Dio totalmente Altro e non entrano a contatto con altre realtà. Di più: rimangono separate dalle altre realtà per non venire contaminate. Questo concetto e questa prassi, che contengono aspetti importanti, nascondono, però, altri aspetti del Dio totalmente. Altro che non possono essere dimenticati.

Ricordiamo solo questo: può una persona, e perfino una cosa, rimanere riservata a Dio senza avere a che fare con la storia di un popolo in cui Dio stesso si è inserito? Che tipo di appartenenza, di riserva o di vicinanza è questa? La santità, nell'AT, è una santità " incoerente " e deve superare questa " incoerenza ". Chiamiamola, se vogliamo, " imperfezione ": non suona troppo male.

Per il cristiano, non c'è altro Dio all'infuori del Dio di nostro Signore Gesù Cristo. Per questo, una santità che ha la sua origine in Dio non può non manifestarsi splendidamente in Gesù. È a Lui, il Santo di Dio, che bisogna rivolgersi per sapere chi è cristianamente santo. Di fatto, la santità ha superato oggi l'inquadratura ecclesiologica, come definitiva e radicale, ed è rivolta alla cristologia.

Ora, la cristologia d'oggi, enormemente ricca, e forse per questo sempre più complessa, ha rivalutato alcune dimensioni che, appunto per la loro attualità, vanno ricordate ed introdotte nel concetto e nel vissuto della santità. Una di queste, essenziale per la metodologia che ci siamo proposto, è la dimensione storica e sociale di Gesù. La teologia e la pastorale dell'impegno e della liberazione si soffermano a considerare la vita pubblica di Gesù, luogo delle sue azioni e reazioni concrete, con persone e situazioni. Sono riuscite in questo modo a superare l'incarnatus-passus greco-romano del Credo, che per tanto tempo ha monopolizzato la cristologia, tenendola lontana dalla vita reale.

Questa nuova riflessione sulla vita di Cristo ha portato ad un nuovo tipo di santità: la santità " politica ". Questa forma di santità  o meglio, questa concezione della santità  richiama l'attenzione su certi aspetti comuni che prima erano dimenticati, ed esige rispetto verso coloro che si sentono particolarmente attratti da queste particolarità. La presenza critico-sociale, la sua attuazione attraverso i meccanismi o le mediazioni normali nel nostro contesto storico, la preferenza che viene data alle necessità più imperiose del momento, la preoccupazione e la lotta per il cambiamento, non solo personale, ma anche, e preferibilmente, strutturale, ecc., indicano alcuni moduli e modelli di santità che non sono stati comuni. D'altra parte, le virtù passive  chiamiamole così, anche se, effettivamente, non è forse corretto , la coscienza naturalista  nel senso di fatalismo: c'è chi nasce (di qui: naturalista) predestinato, la rassegnazione e l'accettazione dello statu quo, ecc., non hanno più quel primato che avevano una volta.

Lo Spirito non ha bisogno di un appellativo particolare. È santo di nome. Con Lui, si chiude il cerchio dei santificatori. La santità è vita e opera della Trinità. Il santo segue la vita del Santo di Dio nella forza dello Spirito. Lo Spirito rende possibile all'uomo di non spaventarsi per la lotta da sostenere contro il mondo. Lo Spirito è presente per illuminare, fortificare, profetizzare, ecc.

Desidero insistere, per rimanere fedele alla metodologia scelta, sul fatto che lo Spirito non è presente soltanto negli aspetti che possiamo chiamare interiori. Lo Spirito si libra sul mondo fin dal momento stesso della creazione (Gen 1, 2), e continuerà fino al termine della storia terrena (Ap 22,17). Tutto questo arco di tempo, fatto di storia concreta poco o tanto arrossata, è coronato dallo Spirito. Il Concilio Vaticano II ricorda la presenza e l'azione dello Spirito in questo mondo concreto ed in evoluzione. Dice tra l'altro: " Lo Spirito di Dio, che, con mirabile provvidenza, dirige il corso dei tempi e rinnova la faccia della terra, è presente a questa evoluzione " (GS 26: il Concilio sta parlando dell'evoluzione socio-economica). Volere la santità, o pensarla, senza entrare nell'azione dello Spirito, sarebbe assurdo per un credente. La dimensione di presenza e di attività storica è un dato già posseduto dalla santità, anche se non in tutte le sue parti.

La santità trinitaria ha il suo correlativo espresso nella vita teologale. Però, anche ciò è stato verticalizzato in modo esclusivo, mentre le cose non stanno così.

Seguendo la linea di riflessione che abbiamo scelto, possiamo dire che non esiste altro che l'amore, come non esiste altro che Dio. E Dio è amore. Però, come Dio "ha bisogno " del Figlio e dello Spirito che gli danno un timbro nuovo, così l'amore ha bisogno della fede e della speranza per renderlo reale.

Nel Concilio Vaticano II, parlando della santità, è stato proposto all'inizio l'amore come cammino di santità. Gli interventi dei Padri conciliari insistevano, giustamente, sulla necessità di unire la fede e la speranza con la carità. I motivi erano due: senza la fede e la speranza, l'amore perde il senso di peregrinazione. Potrebbe sembrare che siamo già in cielo, dove rimane solo l'amore. D'altra parte, e conseguentemente, senza la fede e la speranza, l'amore non è reale.

La santità acquista con questi cammini un realismo che le è mancato troppo spesso. E lo acquista come una dimensione fondamentale della fede cristiana. Non è necessario ricorrere ad altre sorgenti che verrebbero respinte a priori. Quelle che abbiamo ricordato ed esaminato brevemente sono adeguate come fondamento della fede.

Bibl. - Aa.Vv., Santità nella costituzione conciliare sulla Chiesa, Ed. Teresianum, Roma, 1966. Aa.Vv., La santità nel popolo di Dio, Ed. dehoniane, Bologna, 1967. Aa.Vv., Santità cristiana: dono di Dio e impegno dell'uomo, Ed. Teresianum, Roma, 1980; Molinari P., " Santo ", in: Nuovo Dizionario di spiritualità, Ed. Paoline, Cinisello B., , pp. 1369-1386. Rahner K., Cristianesimo esemplare, in: Nuovi Saggi, II, Ed. Paoline, Roma, 1968, pp. 357-889.




Autore: A. Guerra
Fonte: Dizionario sintetico di pastorale (Casiano Floristan - Juan Josè Tamayo)


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