Promessa


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La riflessione neotestamentaria parla frequentemente delle promesse fatte da Dio ad Abramo e alla sua discendenza (Gal 3,15-29; Rm 4,13-17). Essa si riferisce indubbiamente alle garanzie offerte da Dio al patriarca Abramo (Gen 13,14-17), che vengono sottolineate da tutte le tradizioni del libro della Genesi (Gen 15,18; 17,3-8; 22,15-18) e sono estese a Isacco (Gen 26,3) e a Giacobbe (Gen 28,13-14). Le promesse divine si riducono a tre punti concreti: una discendenza numerosa come le stelle del cielo (Ne 9,23; 1 Cr 27,23), un paese come residenza di JHWH tra il sio popolo (Dt 31,20-23) ed infine la prosperità ed i beni necessari alla vita del popolo (Lv 26,3-13; Dt 11,13-17).

Come si sa, la tradizione dell'AT diede scarsa importanza al tema della promessa, soprattutto da quando radicò la sua religiosità sulla legge data da Dio a Mosè. Tuttavia, affiora ripetute volte la tesi della promessa, ed ogni volta, essa coglie nuovi particolari. Così, a Davide viene garantita una discendenza eccezionale che instaurerà un regno di pace, di concordia e di amore (2 Sam 7,12-29). Questo discendente ? il grande Messia (Unto) di JHWH ? eliminerà ogni imperfezione dal suo regno (Is 11,1-9); sarà un condottiero eccezionale la cui sorte sarà di dare la vita per il suo popolo (Is 40-55). La tradizione profetica accentuò sempre più l'attesa di questo discendente (Messia), in cui sarebbero andate a convergere tutte le promesse fatte da Dio ai patriarchi, e con lui, il popolo avrebbe raggiunto l'acme del suo benessere.

Gli autori del NT vedono realizzata in Gesù ogni aspettativa messianica, fino al punto che in Lui culmina il processo della promessa. Non solo, ma realizzandosi, diventa forza di salvezza (Gal 3,14; Rm 15,8). Ciò permette a san Paolo di elaborare la sua tesi sul concetto di salvezza che la tradizione ebraica vincolava con l'osservanza della legge. Secondo l'apostolo, la legge fu aggiunta alla promessa affinché il popolo avviasse il suo cammino verso la pienezza che sgorga da Cristo. Pertanto, chi cerca di salvarsi con il semplice adempimento della legge, annulla il valore della promessa (Rm 4,13-14). Solo questa, compiuta in Cristo, è capace di stimolare l'essere umano affinché, accettando il freno del suo peccato, si riconosca incapace di salvarsi se non si aggrapperà con forza alla fede, perché questa lo colloca nella linea della promessa (Gal 3,15-29). Così, dunque, la promessa divina, fattasi realtà in Cristo, è il cammino sicuro per la salvezza.

Gli attacchi che il cristianesimo nascente rivolsero all'ebraismo non potevano essere più netti. Mentre il popolo ebraico si affannava invano a fare della legge mosaica il veicolo di salvezza, cadendo perfino in una esaltazione assurda della legge (nomismo), gli scrittori neotestamentari (specialmente Paolo) smontavano questa impostazione perchè la vedevano contraria al progetto di Gesù. La loro argomentazione non poteva essere più chiara: l'osservanza della legge attribuisce la salvezza al semplice sforzo umano. Invece, l'accettazione della promessa, mediante un atteggiamento profondo di fede, lascia a Dio, che agisce mediante Cristo, tutta l'iniziativa nel processo salvifico. L'essere umano deve solo adattare la sua esistenza sul modulo tracciato da Gesù. Questi non cessa di chiedere una fiducia totale in questo Dio d'amore che offre ad ogni individuo la possibilità di condividere la filiazione divina (Gal 4,4), in modo tale da sfruttare tutta la dinamica della fede. San Paolo insegna che solo la fede, espressa in opere di amore, (Gal 5,6), permette all'essere umano di spezzare il vincolo del peccato, e di entrare con passo sicuro nel cammino della sua realizzazione esistenziale, e questa sfocia ovviamente nella salvezza definitiva.

Bibl. - Aa.Vv., Il messianismo (Atti della XVIII Settimana Biblica Italiana), Brescia, 1966. Bonora A., La promessa-impegno di Dio con il mondo (Gen 9,8-17), in: " Teologia " (1982), pp. 37-45. De Vaux R., Le istituzioni dell'Antico Testamento, Ed. Marietti, Torino, 1964. Scharbert J., " Promessa ", in: Dizionario Teologico, II, Ed. Queriniana, Brescia, 1967, , pp. 752-761. Soggin J.A., Introduzione all'Antico Testamento, Ed. Paideia, Brescia, . Von Rad G., Teologia dell'Antico Testamento, 2 voll., Ed. Paideia, Brescia, 1972-1874. Zedda S., Prima lettura di san Paolo, Tecnograph-Torino, 1964.



Autore: A. Salas
Fonte: Dizionario sintetico di pastorale (Casiano Floristan - Juan Josè Tamayo)


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