Presbitero


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Nella Chiesa, si chiamano presbiteri i ministri della comunità che, coi vescovi e sotto la loro autorità, predicano al popolo la Parola di Dio, amministrano i sacramenti e governano pastoralmente il Popolo di Dio. La parola presbýteros era applicata, al tempo di Gesù, agli anziani, membri del Sinedrio. Erano laici e provenivano dalle famiglie sacerdotali di Gerusalemme e dalle file degli studiosi. Nel NT, è soprattutto Luca che usa questa parola per designare i membri della comunità cristiana (At 11,26), e specialmente gli uomini della comunità di Gerusalemme che ne avevano la direzione (At 11,30; 21,18). Aiutavano gli Apostoli (At 15,2.4.6.22-23; 16,4). Nelle lettere pastorali, la parola " presbitero " diviene un titolo onorifico per quelli che fanno parte di un collegio che vigila sui membri e sulla vita della comunità (1 Tm 5,17.19; cf 4,14; Tt 1,5). Verso la fine del secolo II e agli inizi del secolo III, i presbiteri appaiono, assieme ai vescovi e ai diaconi, come i ministri fondamentali nella comunità della Chiesa.

La teologia del presbiterato fu elaborata, nei secoli XII e XIII, dalla Grande Scolastica, partendo dal rapporto tra sacerdozio e sacrificio. Perciò la funzione essenziale dei presbiteri era la celebrazione della Eucaristia. Questo concetto fu ribadito nella sessione XXIII del Concilio di Trento. Per questo, nei secoli scorsi, fu ampiamente delineata la figura del sacerdote dedicato fondamentalmente al culto, mentre la dimensione della missione pastorale della Chiesa passava in secondo ordine. Il Concilio Vaticano II ha corretto questa visuale unilaterale del presbiterato: per comprendere che cos'è un presbitero, si parte oggi dalla teologia della missione, che abbraccia contemporaneamente la triplice funzione di predicare la parola di Dio, di celebrare i sacramenti e di reggere il popolo di Dio.

Secondo l'attuale legislazione della Chiesa, possono accedere al presbiterato solo gli uomini che accettano la legge del celibato ecclesiastico. Queste due prescrizioni hanno, però, un valore disuguale. C'è un consenso teologico nel ritenere che il celibato non appartiene alla natura del presbiterato: è una pura norma ecclesiastica per il clero di rito latino (questa norma non esiste per il clero cattolico di rito orientale). Riguardo all'esigenza di essere " uomo " per accedere al presbiterato, esiste oggi una grande discussione teologica se Bi tratti di qualcosa di sostanziale o di una tradizione storica determinatasi socioculturalmente. Questa è oggi una delle questioni più scottanti nella teologia del presbiterato.

Bibl. - Aa.Vv., Aspetti della teologia del sacerdozio dopo il Concilio, Ed. Città Nuova, Roma, 1974. Baroffio B., " Sacerdozio ", in: Nuovo Dizionario di liturgia, Ed. Paoline, Roma, 1984, pp. 1233-1253. Concetti G. (a cura di), Il prete e gli uomini d'oggi, Ed. AVE, Roma, 1975. Galot J., Teologia del sacerdozio, LEF, Firenze, 1981. Rahner K., Saggi sui sacramenti e sull'escatologia, Ed. Paoline, Roma, .





Autore: J.M. Castillo
Fonte: Dizionario sintetico di pastorale (Casiano Floristan - Juan Josè Tamayo)


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