Povertà


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Intendiamo per povertà la mancanza di qualche bene riconosciuto come tale e desiderato (denaro, cultura, salute, ecc.). Generalmente, tutte queste carenze si nutrono le une con le altre dando luogo al circolo vizioso della povertà da cui è difficile uscire. Tra le cause della povertà, ricordiamone tre:

a) L'arretratezza tecnologica. Prima della rivoluzione industriale ? e molti paesi del terzo Mondo non sono ancora arrivati ad essa ?, esisteva una carenza di beni generalizzata. Nemmeno la più equa distribuzione che si sarebbe potuto immaginare sarebbe bastata per eliminare la povertà.

b) L'oppressione. Come conseguenza dell'appropriazione privata dei mezzi di produzione, i proprietari di questi beni tendono ad impadronirsi anche degli eccedenti economici prodotti dai lavoratori nei loro campi o nelle loro fabbriche, lasciando questi nella povertà. Nei paesi sviluppati, l'intervento dello Stato nell'economia e la capacità di rivendicazione dei lavoratori organizzati in potenti sindacati hanno posto un certo freno all'oppressione.

c) L'emarginazione. Il raggiungimento del massimo rendimento è il motore dell'economia. Conseguentemente, il nostro sistema di produzione tende ad emarginare i cittadini che non sono pienamente funzionali. Come è logico, se non lavorano affatto, non sono neanche struttati, ma questa è la loro rovina perché, emarginati dalla produzione, rimangono emarginati anche dalla distribuzione. Con alto rischio di emarginazione vengono ad essere le persone anziane, gli handicappati fisici, quelli psichici, gli infermi mentali, le minoranze etniche, gli alcoolizzati, i drogati, ecc.

Conseguentemente, la lotta contro la povertà deve avvenire su due grandi fronti:

a) Il fronte tecnico, che cerca di dominare la natura esterna per poter produrre una quantità sufficiente di beni e di servizi.

b) Il fronte etico-politico, che si propone di eliminare lo sfruttamento dei lavoratori e l'emarginazione di quelli che non sono pienamente funzionali, con l'intento di distribuire equamente i beni e i servizi disponibili. I cristiani possono considerare entrambe queste azioni come segni del Regno di Dio. È facile, infatti, stabilire un legame tra il fronte tecnico e il tema dell'abbondanza messianica (cf Is 25,6; 35, 1-7a; Mt 14,20; ecc.), tra il fronte etico-politico e il tema della giustizia messianica. Viene detto espressamente che nel Regno di Dio non ci sarà sfruttamento (cf Is 62,8; 65,21-22), né emarginazione (cf Is 55,1). Per questo, Gesù di Nazaret, facendo sua una tradizione che viene dal Trito-Isaia, affermerà di essere stato inviato " per annunziare il Vangelo ai poveri " (Lc 4,18-19).

Fedeli a questo spirito, i vescovi latino-americani hanno proclamato a Puebla " la necessità di conversione di tutta la Chiesa per una opzione preferenziale per i poveri, mirando alla loro liberazione integrale " (n. 1134). Ciò esige:

a) Che la parte maggiore e migliore degli effettivi umani della Chiesa si metta a servizio dei poveri, condividendo anche la loro vita.

b) Che la minoranza che continua a lavorare tra i ricchi faccia anch'essa l'opzione preferenziale per i poveri, in modo da annunciare loro il vangelo partendo dalla solidarietà con gli oppressi e con gli emarginati, con le loro lotte e con le loro speranze.

c) Che gli uni e gli altri siano disposti ad usare le mediazioni efficaci del loro amore. Queste mediazioni possono essere molto varie e dipendono dalla vocazione di ognuno, ma senza di esse, tutto rimarrà in un romanticismo sterile.

Bibl. - Aa.Vv., La violenza dei poveri, IPL, Milano, 1967. Acerbi A., " Povertà ", in: Nuovo Dizionario di teologia, Ed. Paoline, Cinisello B., 1988, pp. 1187-1198. Brovetto C., " PoveriPovertà ", in: Enciclopedia del Cristianesimo, Istituto De Agostini, Novara, 1997, pp. 568-569. Gelin A., Il povero nella Scrittura, Ed. Vita e Pensiero, Milano, 1957. Gheddo P., I popoli della fame, EMI, Bologna, 1985. Giovanni Paolo II, Enciclica " Sollicitudo rei socialis ", 30.12.1987.




Autore: L. González-Carvajal
Fonte: Dizionario sintetico di pastorale (Casiano Floristan - Juan Josè Tamayo)


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