Potere


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Nel suo significato più ampio, il potere è la capacità di produrre effetti. In questo senso, si parla, per esempio, nella fisica, del " potere calorifico ", del " potere di scioglimento ", ecc. Le scienze sociali si limitano a studiare il potere dell'uomo sull'uomo, e questa è l'unica prospettiva che qui interessa anche noi. Conviene far notare che, anche se si è tante volte identificato il " potere " con il " potere dello Stato ", il potere politico è soltanto una delle molte forme di potere che esistono in qualsiasi società (potere economico, religioso, culturale, ecc.).

Max Weber ha definito il potere come la capacità di un individuo di modificare il comportamento di un altro. Naturalmente, è necessario che comportamento sia modificato nelle direzione voluta dal primo; altrimenti, invece dell'esercizio del potere, non ci sarebbe altro che un tentativo fallito di esercitarlo.

Dobbiamo distinguere tra il potere non legittimo ed il potere legittimo (a quest'ultimo è riservato il termine autorità). Il filosofo ed il teologo potranno elaborare, indubbiamente, un sistema ontologico del potere legittimo. Il sociologo, invece, si accontenterà di affermare che un potere è legittimo quando è obbedito senza che si debba ricorrere alla violenza. Al limite, il sociologo sosterrà che un potere non è ubbidito perché non è legittimo, mentre è legittimo perché si obbedisce. Per O, non è sempre facile tracciare i confini tra potere legittimo e potere non legittimo. Si può perfino dare il caso che la legittimità di un determinato potere sia riconosciuta da alcuni e negata da altri, di modo che nemmeno il potere più legittimo può prescindere totalmente dalla violenza. Secondo Max Weber, esistono tre forme principali di legittimazione:

- quella carismatica (basata sulle qualità personali di chi detiene il potere;

- quella tradizionale (basata sui valori e sui miti di una società);

- quella razionale (basata sugli interessi comuni dei partecipanti).

Per molto tempo, ha dominato una concezione personale del potere. Si vedeva il potere come una qualità posseduta da determinati individui, alla maniera del denaro o delle qualità fisiche. Oggi, invece, si è imposta una concezione relazionale. Il potere dipende, indubbiamente, dalla quantità di risorse suscettibili di essere poste in gioco (che, secondo Etzioni, sono di tre categorie: la coercizione, le ricompense e la persuasione). Però, non basta che un uomo disponga di tali mezzi per avere il potere sugli altri: occorre anche che gli altri siano sensibili a questi mezzi (il multimilionario, per esempio, non ha potere sul povero volontario, né il tiranno sul martire). Occorre inoltre che il potere non dipenda tanto dai mezzi realmente disponibili da parte di un soggetto quanto dalla stima che l'altro ha di questi mezzi. In fondo, vale anche qui il principio sostenuto dal sociologo nordamericano W.I. Thomas: " Quando gli uomini immaginano una situazione come reale, essa è reale nelle sue conseguenze ".

La valutazione del potere oscilla tra la sua esaltazione (Macchiavelli, Nietzsche...) ed il suo rifiuto più categorico (anarchia). I primi corrono il rischio di finire per considerare il potere come un valore in sé e non come un mezzo a servizio di qualche fine, cadendo così nella erotica del potere. Harold D. Lansswell, nella sua opera classica Psicopatologia e Politica (1930), giunse alla conclusione, dopo aver analizzato molte biografie, che pochi politici sono normali agli occhi dello psichiatra. I secondi, invece, corrono il pericolo di difendere posizioni poco realiste. Una società che sia completamente carente di potere è una fantasia ingenua. La frase di Mao secondo cui " ogni potere politico esce dalla canna del fucile " non è un motto cinico, ma è una triste costatazione.

La democrazia è caratterizzata dal considerare il potere come un male necessario. Lo accetta, ma ne riconosce i pericoli (" il potere corrompe, diceva Lord Acton, e il potere assoluto corrompe assolutamente "). Conseguentemente, la democrazia cerca di regolare le condizioni per l'esercizio del potere in modo che gli effetti di oppressione vengano ridotti al minimo e portati al massimo i suoi effetti positivi.

L'atteggiamento cristiano di fronte al potere è uguale: né la forza, né la coazione fanno parte del progetto iniziale di Dio. Sono diventate inevitabili come conseguenze del peccato e scompariranno quanto tutto sarà ricapitolato in Cristo. Conseguentemente, l'uso corretto del potere deve tendere alla sua eliminazione progressiva. L'autentica questione etica deve versare sulla " dose " corretta della coazione e della libertà in una data situazione. Quando non si agisce così, il potere diventa peccato, e proprio nella forma che realizza meglio l'essenza del peccato: voler essere come Dio. O, per essere più esatti, voler essere come quella immagine di Dio che è solo proiezione delle relazioni umane di potere, mentre il Signore dell'universo lava i piedi ai suoi discepoli.

Bibl. - Bobbio N., Il problema del potere, Torino, 1966. Ferrarotti F. (a cura di), La sociologia del potere. Da prerogativa personale a funzione razionale collettiva, Ed. Laterza, Bari, 1972. Fromm E., Fuga dalla libertà, Ed. Comunità, Milano, 1973. Guardini R., Il potere! Ed. Morcelliana, Brescia, . Haering B., Il cristiano e l'autorità, Ed. Borla, Torino, 1964. Lorenzetti L., " Potere ", in: Nuovo Dizionario di teologia morale, Ed. Paoline, Cinisello B., , pp. 970-978. Rahner R., Teologia del potere, in: Saggi di spiritualità, Ed. Paoline, Roma, 1965. Ritter G., Il volto demoniaco del potere, Ed. Il Mulino, . Weber M., Economia e società, Ed. Comunità, Milano, 1968.




Autore: L. González-Carvajal
Fonte: Dizionario sintetico di pastorale (Casiano Floristan - Juan Josè Tamayo)


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