Popolo di Dio


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Il Concilio Vaticano II, dopo aver trattato del carattere misterico della Chiesa nel capitolo 1o della Costituzione Lumen Gentium, ha usato il titolo Popolo di Dio come quello più adatto per definire il mistero della Chiesa e come intestazione dell'intero capitolo 2o di questa Costituzione. Raggiunge così il suo vertice lo sviluppo teologico, tanto protestante quanto cattolico che dagli anni " quaranta si fissava su questo titolo come quello più capace di esprimere l'indole della Chiesa. È inoltre un concetto ecclesiologico con ampie risonanze bibliche, e può, come tale, facilitare un consenso ecumenico.

1) Dio convoca e sceglie un popolo. Il soggetto di questo titolo è Dio e non il popolo. Lungo tutto l'AT, appare il costituirsi di un popolo in forza dell'alleanza e della promessa di salvezza da parte di Dio. Egli è colui che assicura un futuro al popolo. Questo carattere trascendente, escatologico e storico di Israele continua nella Chiesa, che si sente radicata in questa storia di salvezza. Pertanto, il titolo " Popolo di Dio " è quello che esprime meglio le radici della Chiesa, la tradizione che la genera e le dimensioni che la costituiscono. Possiamo parlare di una ecclesiogenesi della comunità cristiana a partire da Israele, sottolineando il suo posto nella storia dell'alleanza tra Dio e l'umanità.

La Chiesa si percepisce come il prolungamento della storia di Gesù, come una comunità universale che supera il particolarismo ebraico e che proclama la salvezza a tutta l'umanità. Questo è per la Chiesa un dono e un compito: da una parte, deve invocare Dio, fare memoria di Gesù Cristo e chiedere allo Spirito Santo che le conceda di vivere questa alleanza. È la comunità che rende grazie per il dono ricevuto e che spera in Dio, non confidando nelle proprie forze. D'altra parte, è per la Chiesa un imperativo quello di vivere come la comunità messianica che sta al vertice della storia di Israele. Deve realizzare nella teoria e nella pratica un universalismo che abbraccia tutte [ culture e tutti i popoli; non deve essere la canonizzazione di un particolarismo che richiami quello veterotestamentario. Per questo, la Chiesa è e deve essere cattolica. È necessaria l'inculturazione: la Chiesa non può rimanere fissa nella strutturazione europea ed occidentale. Deve aprirsi a forme africane, asiatiche o americane, don una fede ed una storia di salvezza comune, ma senza imporre il modello di inculturazione occidentale.

La Chiesa si differenzia da Israele anche come popolo di Dio, perché

è una comunità di peccatori, di oppressi e di poveri. Deve realizzare in essa il progetto messianico di Gesù ed annunciare il Dio della grazia e della buona novella. La figura di Maria che loda Dio è il simbolo della Chiesa che proclama il Dio della grazia (non della legge), del perdono (non della colpa), dei peccatori e dei poveri (non dei giusti, autosufficienti e potenti). La Chiesa è il popolo dei peccatori redenti ed è la Chiesa dei poveri; deve viverlo e testimoniarlo nel suo modo di strutturarsi e nella sua opzione per i peccatori e per i poveri. Solo così, può essere testimone per Israele il quale costituisce per la Chiesa una missione inconclusa e le ricorda ciò che può succedere ad una comunità legalista, prepotente e che s'inorgoglisce per il suo posto nella storia della salvezza.

2) Un popolo in cui Dio è sovrano. Solo Dio regna sul suo popolo. Il Regno di Dio non si identifica con la Chiesa, ma deve esprimersi in essa. La comunità cristiana raccoglie la tradizione profetica, come anche la critica agli idoli nella storia d'Israele per continuare a partire dalla storia di Gesù. In quanto popolo peregrinante nella storia, la Chiesa vive in una provvisorietà che le impedisce di fissarsi io un'epoca storica, adagiarsi in una cultura o di legittimare un dato ordine sociale. In vista della costruzione del Regno di Dio, La Chiesa deve anteporre la missione e la trasformazione per opera del vangelo ai propri interessi e alle dinamiche di una semplice comunità umana. La santità di Dio è incompatibile con qualsiasi forma di dominio o di oppressione in seno ad essa. In quanto fraternità, la Chiesa deve riflettere la comunione trinitaria e il Dio dell'amore. In essa, l'autorità è un servizio alla comunità. È incompatibile con l'essenza della Chiesa qualsiasi forma di dominio, di culto della personalità, di autoritarismo e di prepotenza. Queste manifestazioni danneggiano il carattere sovrano di Dio, poiché, nella Chiesa, non c'è Padre e Signore all'infuori di Dio e del suo Cristo.

In quanto Popolo di Dio, la Chiesa è una fraternità di uguali. Le differenze gerarchiche e carismatiche non possono emarginare la dignità comune, il protagonismo di tutti in forza della consacrazione battesimale, il carattere comunitario che si oppone ad una massa amorfa e passiva. Nella Chiesa, deve regnare la libertà di quelli che sanno di essere figli di Dio nel Figlio, e non il timore dei servi che non si arrischiano ad esteriorizzarsi e a vivere nell'autenticità. Nella Chiesa, non valgono le differenze di classi sociali, di nazionalità, di color della pelle o di sesso. Questo è un programma ed un imperativo per la comunità riflettere alla luce dello Spirito Santo su quanto in essa c'è di mondano, di forme velate di razzismo o di classismo, di maschilismo e di nazionalismi particolarismi. Solo così, la Chiesa può realizzarsi come " il terzo popolo " proclamato dai Padri della Chiesa antica.

Bibl. - Boff L., Ecclesiogenesi. Le comunità di base reinventano la Chiesa, Roma, 1978. Citrini T., Chiesa dalla Pasqua, Chiesa tra la gente, Milano, 1985. Congar Y., Un popolo messianico, Ed. Queriniana, Brescia, 1976. Estrada J.A., Da Chiesa mistero a popolo di Dio, Ed. Cittadella, Assisi, 1991. Ratzinger J., Il nuovo popolo di Dio, Ed. Queriniana, Brescia, 21972.



Autore: J.A. Estrada
Fonte: Dizionario sintetico di pastorale (Casiano Floristan - Juan Josè Tamayo)


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