Pastorale del mondo urbano


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L'espansione crescente ed incontenibile delle città è un fatto evidente dopo la seconda guerra mondiale, tanto nei paesi sviluppati nuanto in quelli sottosviluppati, negli stati socialisti ed in quelli capitalisti. Insomma, aumentano nel mondo le città, cresce il numero di abitanti in quelle grandi, è evidente il prestigio dei modelli urbani e in questi grandi centri risiedono i detentori dei poteri. Tutto questo equivale a quello che si chiama urbanesimo.

Le grandi città si sono sviluppate nel secolo scorso per la necessità di abitare vicino alle industrie, educare e preparare meglio i figli godere certi divertimenti, avere una vita piu confortevole e partecipare con più facilita alle comunicazioni sociali. Ci sono sempre state delle città, ma prima del secolo XIX, eccetto Parigi, nessuna città europea contava più di 100.000 abitanti. Si calcola che, in meno di un secolo, l'80% degli abitanti del mondo abiteranno in città.

Le città sono cresciute di solito in parallelismo con lo sviluppo industriale. In una prima tappa, i contadini sono emigrati dalle zone di campagna verso la città e si sono sistemati nelle periferie più povere o nelle zone del centro abbandonate perché ritenute inagibili. Appare il fenomeno dei " baraccati ". In un secondo tempo, la città si struttura, vengono migliorati i trasporti e le vie principali, il centro viene decongestionato, i ricchi si stabiliscono nelle periferie, la città si divide in quartieri ricchi e quartieri poveri. Infine, vengono assorbiti quelli che erano confinanti con la città ed appare la grande città coi suoi agglomerati. Assieme alla concentrazione della popolazione nelle grandi città, avviene la diffusione del fenomeno urbano.

Ci sono tre costruzioni che si trovano invariabilmente nelle città: il tempio (la religione), il palazzo (la forza), il mercato (la ricchezza. Sono situati nel centro come luoghi di potere e con frequenti rapporti conflittuali. La Chiesa si è fatta presente nelle città mediante le parrocchie, come succursali di un centro episcopale, che è stato fino ad oggi il palazzo del vescovo, insieme alla curia, oltre alla cattedrale. Il seminario, situato anch'esso in città, ha influito unicamente sulla formazione del futuro clero.

La creazione post-conciliare dei consigli pastorali a vari livelli, come anche la creazione di vicarie nelle grandi città, ha permesso di sfoltire dal centro episcopale l'azione pastorale. Però, rimane ancora intatto il potere della parrocchia come istituzione primaria dell'azione ecclesiale. La vicaria è canonica e non è sempre efficace. Tra la parrocchia e la diocesi non c'è sempre un'unità pastorale adeguata. I movimenti apostolici non sono bene articolati con la parrocchia e non lo sono mai stati: la parrocchia ha sempre avuto diffidenza per tutto quello che supera la struttura parrocchiale. Il problema delle comunità ecclesiali non parrocchiali chiede anch'esso una soluzione canonica. Nella strutturazione di tutti questi problemi, risiede la sfida di una pastorale urbana, oltre a quello che significa il fenomeno dell'urbanesimo: l'anonimato della popolazione, la specializzazione delle funzioni basilari (familiari, educative, politiche, economiche, ricreative e religiose), la mobilità quotidiana, i fini di settimana, le ferie estive, il contrasto fra quartieri ricchi ed altri poverissimi, la desacralizzazione e la secolarizzazione, la concentrazione di istituzioni culturali, tecniche e di ogni genere, ecc.

La pratica religiosa delle grandi città dipende dalla categoria sociale, ossia dal livello socio-culturale a cui uno appartiene e dal luogo della città in cui uno vive. Di solito, quanto maggiore è l'integrazione socio-culturale e tanto maggiore è la pratica religiosa. È anche più elevato e più palese il grado di non credenza o di agnosticismo in città che non nel mondo della campagna, come anche la disaffezione religiosa. A dire il vero, in città, tendono ad essere credenti quelli che sono intimamente convinti: predominano tra questi le persone della piccola borghesia, i lavoratori autonomi e le persone non attive. In città, si nota anche un forte contrasto tra il contenuto mentale della popolazione urbana e le forme di espressione e di comunicazione della Chiesa. " L'urbanizzazione, affermò Paolo VI, sconvolge i modi di vita e le strutture abituali dell'esistenza: la famiglia, il vicinato, e il quadro stesso della comunità cristiana.

Bibl. - Ardigò A., Crisi di governabilità e mondi vitali, Ed. Cappelli, Bologna, 1980. Comblin J., Teologia della città, Ed. Cittadella, Assisi, 1971. Crespi F., Le vie della sociologia, Ed. Il Mulino, Bologna, 1985.




Autore: C. Floristán
Fonte: Dizionario sintetico di pastorale (Casiano Floristan - Juan Josè Tamayo)


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