Pastorale dei malati


43

La pastorale dei malati è il servizio cristiano della Chiesa al mondo dei malati, siano essi nelle loro case o negli ospedali, con l'intento di aiutarli, poggiando sulla fede, speranza e carità, nella lotta Der ricuperare la salute o guarigione totale, mediante il dialogo, la testimonianza, la carità, la preghiera e l'azione liturgica. Per il fatto di cercare la salute del malato, questa pastorale si chiama anche pastorale sanitaria. Di fronte alla malattia, deve sempre prevalere la ricerca della salute e della guarigione.

Questa diaconìa esige, innanzitutto, la collaborazione dei cristiani vicini al mondo del malato, specialmente degli operatori più idonei in questa pastorale: il presbitero, o cappellano, le religiose dedite ai malati, i laici che vivono e che conoscono l'ambiente sanitario e che prestano servizi nei compiti ospedalieri. Evidentemente, il centro della pastorale dei malati è il malato stesso, cioè, la persona che ordinariamente soffre il dolore o la malattia, alle volte in modo drammatico, e vuole guarire o almeno essere alleviato nei suo dolore. La pastorale dei malati si trova tra due estremi: identificarsi nientemeno che con la medicina (ridursi ad un compito temporale) o trasformarsi in magìa (ridursi ad un puro miracolismo). Non bisogna dimenticare che le frontiere della medicina e della magìa, ossia degli ambiti del medico e del sacerdote sono stati confusi molto spesso.

Come ogni azione pastorale, quella dei malati si basa sulla parola e sulla prassi del Signore, di cui un'attività fondamentale fu la guarigione degli infermi. Gesù curò le infermità e perdono i peccati Der rompere la nefasta relazione tra peccato ed infermità e per manifestare che, con la salvezza, era giunto il Regno di Dio. L'azione sanante di Gesù era in rapporto con la sua funzione profetica (Is 53,4), e Matteo applica questo passo a Gesù: "Egli ha preso le nostre infermità e si è caricato delle nostre malattie " (Mt 8,17). Tra i compiti fondamentali che Gesù ha affidato ai suoi discepoli, uno fu questo: " Guarite i malati " (Lc 10,9), e questo, come segno dell'avvicinarsi del Regno di Dio. La cura dei malati comporta una lotta contro la malattia, con un amore squisito verso il malato. Nel NT, c'è già una prima pastorale dei malati (Gc 5,13-16) mediante un'azione solidale della comunità cristiana, l'atteggiamento di fede dell'infermo ed il servizio sanitario dei presbiteri mediante " la preghiera fatta con fede " (Gc 5,15) e l'unzione " con olio nel nome del Signore " (v. 14). In questo modo, il malato sarà sanato, alleviato o salvato.

L'aiuto da dare al malato proviene dal ministero della carità, non dal carisma di guarigione o di risanamento. Quello che si cerca non è il miracolo fisico, ma la salute nel senso pieno della parola, per mezzo della presenza di Cristo. A poco a poco, si è sviluppato nella Chiesa un ministero speciale degli infermi, con la preoccupazione dell'uomo tutto intero, cioè, con l'attenzione corporale e l'assistenza spirituale. Il servizio agli infermi è una diaconia ecclesiale che è una conseguenza evangelica della parola di Gesù: " Non sono i sani che hanno bisogno del medico, ma i malati " (Mt 9,12), come anche: " Ero malato e mi avete visitato " (Mt 25,36).

Il malato è assente dalla comunità e d'altra parte continua ad essere legato ad essa. Egli vi partecipa per mezzo della liturgia degli infermi: penitenza, comunione, unzione e viatico. Però, la pastorale dei malati non si riduce ad una pastorale sacramentale verso i malati.

Deve sempre essere una pastorale sanante, liberante, cioè, evangelizzante mediante parole ed azioni del messaggio di speranza e di gioia cristiana. Evidentemente, l'evangelizzazione deve essere adattata al mondo dei malati, senza esercitare pressioni (con libertà religiosa), con tatto (senza dissimulazioni umilianti), con realismo (la malattia è un male), in forma personale (con attenzione squisita), e comunitaria (con l'amore efficace della comunità o del gruppo apostolico ospedaliero).

Ricordiamo, infine, che nella pastorale dei malati è stato usato troppo spesso un linguaggio dolorista, basato sulla rassegnazione. Questo linguaggio è oggi inaccettabile. Nel parlare ai malati, si cercava prima di tutto di fare accettare la malattia e di offrire a Dio le sofferenze Der espiare le proprie colpe ed i peccati pubblici. La malattia non è un castigo di Dio, ma fa parte della condizione umana. Alla luce della fede, la sofferenza è un mistero, che Gesù ha preso su di sè e vi ha dato un valore redentore, anche se non lo ha svelato interamente. Per questo motivo, il dolore ha un significato salvifico nel mistero totale della salvezza. L'infermità è un'occasione privilegiata, anche se sconcertante, di comunione con Cristo.

Bibl. - Aa.Vv., L'operatore pastorale nel mondo della salute oggi. Alla ricerca di una nuova identità, Ed. Salcom, Brezzo di Bedero, 1981. Alberton M., Solitudine e presenza. Incontro con il malato, Ed. Elle Di Ci, Leumann (Torino), 1979. Conferenza Episcopale Italiana, Evangelizzazione e sacramenti della Penitenza e dell'Unzione degli infermi, 12.7.1974. Giovanni Paolo II, Lettera Apostolica " Salvifici doloris ", 11.2.1984. Spinsanti S., L'etica cristiana della malattia, Ed. Paoline, Roma, 1971.




Autore: C. Floristán
Fonte: Dizionario sintetico di pastorale (Casiano Floristan - Juan Josè Tamayo)


LibreriadelSanto.it - La prima libreria cattolica online
Acquista la Bibbia per la Scrutatio dalla Libreria del Santo
LibreriadelSanto.it - La prima libreria cattolica online