Pastorale dei carcerati


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Il carcere, o prigione, è una " istituzione totale " (come l'ospedale psichiatrico) creata per assicurare la custodia di individui accusati o colpevoli di avere trasgredito il codice penale. Il carcerato, che perde la sua libertà in quanto rinchiuso, vive separato dal lavoro, dalla famiglia e dagli svaghi. Il carcere per adulti si differenzia dal riformatorio per delinquenti minorenni perché è chiuso, ha dei guardiani o carcerieri e una disciplina rigida. Il riformatorio, invece, è aperto, è sotto la responsabilità di educatori e si fonda sulla fiducia. Però, a dire il vero, nel carcere non vengono rieducati i detenuti e nel riformatorio non vengono educati i giovani delinquenti. Il carcere è difficilmente un'istituzione di trattamento per " raggiungere la rieducazione ed il reinserimento sociale dei condannati a pene e a misure penali che privano della libertà ", come afferma la " Ley orgànica " del 1979 sulle prigioni. D'altra parte, c'è un numero insufficiente di carceri e una inadeguata costruzione di alcune di esse, alle volte molto lontane dall'ambiente familiare dei detenuti. Si aggiungono poi altre difficoltà alla pena di privazione della libertà. Specialmente grave è il sovraffollamento che avviene in molte prigioni. Nella " Declaración de la Cómision Episcopal de Pastoral Social " sulle carceri, si afferma che esse " danno l'impressione di essere un ammasso di esseri spersonalizzati. La prigione distrugge i valori più ricchi della persona umana e si trasforma in un luogo di alienazione quando non è anche di violenza, di solitudine, di ozio, di incomprensione, di amoralità o addirittura di immoralità.

Questa situazione carceraria esige una risposta della Chiesa mediante una pastorale adeguata a questo settore. In primo luogo, bisogna esigere dai poteri pubblici un trattamento più giusto e più umano del problema delle carceri. In secondo luogo, la società deve contribuire, mediante istituzioni adeguate, a raggiungere quello che il potere coattivo non riesce a conseguire: l'aiuto a quelli che sono usciti di carcere, la sensibilità verso le giuste esigenze dei detenuti, la solidarietà con le vittime della delinquenza, la diffusione di un'informazione vera sulle carceri.

Ricordiamo che " la liberazione ai prigionieri " (cf Lc 4,18) fa parte del lieto messaggio, o vangelo di Gesù. Il cristiano deve avere tre atteggiamenti verso i prigionieri: perdono, fiducia e carità. Per rendere concreti questi atteggiamenti fondamentali, è necessario potenziare un adeguato volontariato cristiano per la cura dei prigionieri. Esso deve essere formato da professionisti vicini al mondo carcerario, da assistenti sociali, da visitatori dei prigionieri, ecc., che aiutino nei loro compiti i cappellani e quei religiosi che offrono un servizio permanente in questo campo. All'interno del centro penitenziario, si deve dare importanza al servizio liturgico, all'istruzione catechetica, all'assistenza morale e spirituale. Fuori dal recinto penitenziario, vanno promosse le assistenze di tipo familiare, giuridico e post-carcerario.

Bibl. - Amato N., Diritto, delitto e carcere, Giuffrè, Milano, 1988. Cnos-Fap, Giovani a rischio, Roma, 1989. Di Gennaro G. - Bonomo M. Breda R., Ordinamento penitenziario e misure alternative alla detenzione, Giuffrè, Milano, . Gozzini M., Carcere perché, carcere come. Italia 1975-87, Cultura della Pace, Firenze, 1988. Pieroni V., " Carcere ", in: Dizionario di Scienze dell'educazione, Elle Di Ci, LAS, SEI, Torino-Roma, 1997, pp. 158-159.



Autore: C. Floristán
Fonte: Dizionario sintetico di pastorale (Casiano Floristan - Juan Josè Tamayo)


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