Paganesimo


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Verso la fine del secolo II, e probabilmente in Italia, i cristiani cominciarono a chiamare l'antico culto greco-romano (che prevaleva negli ambienti rurali) col nome di " religione dei campagnoli " (religio paganorum). Da qui, proviene il nome di paganesimo che fu ben presto generalizzato. Già l'AT, per designare i non Ebrei, usava il nome colettivo di goyim, badando soprattutto alla differenze religiosa più che a quella etnica o nazionale. In modo simile, nel NT, la parola gentiles indica i non Ebrei e i non cristiani. Quando la diffusione del cristianesimo ridusse i seguaci delle religioni " gentili " quasi esclusivamente agli abitanti dei villaggi (pagus), i cristiani sostituirono il nome di " gentili " con quello di " pagani ".

Dunque, " paganesimo ", in senso generale, significa ogni sistema religioso differente dal cristianesimo. Sono esclusi da questa denominazione l'ebraismo e l'islamismo (le religioni abramiche, provenienti da una rivelazione che inizialmente fu comune).

Il paganesimo comprende pertanto tutte le religioni politeiste, panteiste e perfino quelle monoteiste non ebraiche e non cristiane (Zaratustra).

Il paganesimo già specificamente greco-romano, con cui il cristianesimo venne a contatto, offriva tutti i caratteri delle mitologie politeiste. Concepiva gli dèi come " immortali ", ma soggetti a passioni umane. Abitavano l'Olimpo, ma prendevano parte alle lotte di questa terra con lo stesso interesse dei mortali di quaggiù. La capacità di assimilazione che aveva questo tipo di mitologia gli permise di accettare con facilità dèi eterogenei con le loro tradizioni (culti orientali). Il paganesimo greco-romano era una religione eminentemente rituale, priva di una teologia capace di fondare una certa ortodossia, o almeno una certa concezione del divino. La sua storia manifesta l'estrema mobilità e fluidità dei suoi simboli. Come in tutte le religioni, tra la fede popolare e quella delle menti colte, vi fu sempre una distanza notevole, accresciuta nel mondo greco dalle idee filosofiche, e nell'aristocratico impero romano, dalla profonda separazione degli strati sociali.

Gli dèi del pànteon romano furono, a loro volta, stabiliti dall'impero su un sostrato previo di vecchie divinità indigene, italiche, celtiche e iberiche. Esse furono eclissate dagli dèi della potenza dominatrice ? può darsi che siano sopravvissute, ma sfigurate ?; rimasero comunque nella religiosità della gente umile e nelle tradizioni campestri.

Su questi strati religiosi, si sviluppò il cristianesimo come religione ufficiale dell'impero romano. I culti orientali furono quelli che opposero la maggiore resistenza negli ultimi tempi del paganesimo classico. Le disposizioni legali di Costantino e dei suoi successori esercitarono un influsso decisivo sulla sorte di questo paganesimo greco-romano.

Oggi, il termine neo-paganesimo appare talvolta nel linguaggio religioso cristiano. Esso può indicare atteggiamenti esistenziali che, almeno nella loro implicita scala di valori, non riconoscono la supremazia di un ultimo valore religioso. Il termine può anche alludere ai tentativi di formulare un tipo di umanesimo che si dichiara " religioso " in quanto attribuisce un valore quasi numinoso a certi elementi dell'esistenza terrena (la libertà, l'estetica, la vita stessa). Però, è " politeista ", perché ritiene che questi valori non si possano ridurre ad una scala unitaria: possono unicamente essere validi come momenti staccati e alle volte contraddittori. Sarebbe dunque un umanesimo " religioso " come protesta di fronte ad uno scientismo; contemporaneo, con una specie di religiosità spontanea, svincolata da dogmi e da moralismo, atea rispetto al dio del monoteismo. Nel monoteismo, come ordinamento di tutti i valori dell'esistenza sotto un principio unitario, questa concezione culturale vede la chiave di tutte le tendenze fanatiche e la matrice storica dei totalitarismi. Questa interpretazione " frammentaria " della vita, anche senza essere formulata esplicitamente, è diffusa in vasi settori di giovani e costituisce una delle sfide più gravi dell'attuale compito pastorale.

Bibl. - Berger P.L., Il brusìo degli angeli, Ed. Il Mulino, Bologna, 1969. Dhamony M., Fenomenologia storica della religione, in: Cantone C. (a cura di), Le scienze della religione oggi, LAS, Roma, , pp. 13-87. Eliade M., Trattato di storia delle religioni, Torino, 1966. Ferrarotti F. - Cipriani R., Sociologia del fenomeno religioso, Ed. Bulzoni, Roma, 1974. Grumelli A., Problematica pastorale, Ed. AVE, Roma, 1966.



Autore: J. Martínez Cortés
Fonte: Dizionario sintetico di pastorale (Casiano Floristan - Juan Josè Tamayo)


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