Ortodossia


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L'ortodossia, come punto di partenza, è l'interpretazione del mondo fatta da una determinata religione, che porta con sé un'etica, una prassi, che vuole essere la traduzione, nella vita di ogni giorno, degli enunciati del messaggio corretto. L'ortodossia è, prima di ogni cosa, una dottrina di esclusione. L'ortodossia succede alla credenza. Un credente chiama tutti gli uomini a condividere la sua fede; un ortodosso rifiuta tutti gli uomini che non condividono la sua fede. La fede del primo è, soprattutto, un sentimento; la fede del secondo è, soprattutto, un sistema. Il primo dice: " Lasciate che vengano a me ". Il secondo: " Sia anàtema ". È una legge quasi fatale che questo succeda a quello. Così, dunque, l'ortodossia è una conseguenza fatale di ogni credenza che trionfa, o, comunque, è una tentazione a cui pochi resistono.

Questo non vuol dire che la parola ortodossia non abbia un significato corretto. All'inizio, si chiamava ortodosso chiunque professava una determinata religione secondo i princìpi fondamentali di questa religione. Per esempio, un cristiano che negasse che Gesù è Dio e uomo cesserebbe automaticamente di essere ortodosso. Però, lungo la storia, si è abusato molto del termine ortodossia. Per comprenderlo meglio, potremmo dire che un cattolico ha tutto il diritto di essere tomista, come un socialista ha quello di essere marxista. Però, nessuno dovrebbe esserlo in forma estremista, cioè, escludendo dal cattolicesimo o dal socialismo chiunque non condivida l'interpretazione che l'ortodosso ritiene l'unica possibile.

Tuttavia, il cristianesimo, fin dall'inizio, si preoccupò di conservare intatta la retta dottrina, cioè, l'ortodossia. Questo lo portava a richiamarsi ai grandi punti di riferimento del suo messaggio. Essi vennero condensati, soprattutto, nel canone, o regola scritta, costituita dai ventisette libri che compongono il Nuovo Testamento. Questo, però, non bastava, in quanto era sempre necessaria una corretta interpretazione di questo messaggio scritto. Occorreva, perciò, la presenza dello Spirito Santo all'interno della Chiesa. La Chiesa, poi, era vista come una collettività dotata di carismi o funzioni varie. San Paolo ricorre al paragone del corpo: " Dio ha disposto le membra del corpo in modo distinto, come egli ha voluto. Se poi tutto fosse un membro solo, dove sarebbe il corpo? Invece molte sono le membra, ma uno solo è il corpo. Non può l'occhio dire alla mano: "Non ho bisogno di te"; oppure la testa ai piedi: "Non ho bisogno di voi". Anzi proprio le membra del corpo che sembrano più deboli sono le più necessarie; e le parti del corpo che riteniamo meno onorevoli le circondiamo di maggiore rispetto, e quelle indecorose sono trattate con maggiore decenza, mentre quelle decenti non ne hanno bisogno " (1 Cor 12,18-24). Con questo, si vuol dire che l'autentica ortodossia deve essere pienamente solidale, dal momento che nessuna parte del corpo ecclesiale ha il monopolio della retta dottrina.

L'istruzione della Sacra Congregazione per la dottrina della fede " Libertà cristiana e liberazione " (22 Marzo 1986) si esprime così: " I pastori... devono essere pieni di speranza al pensiero che tante risorse straordinarie di santità sono contenute nella fede viva del Popolo di Dio. Bisogna fare in modo che queste ricchezze del sensus fidei possano pienamente sbocciare e dare frutti abbondanti. Aiutare con una meditazione approfondita del disegno della salvezza, così come questo si sviluppa riguardo alla Vergine del Magnificat, la fede del popolo dei poveri ad esprimersi con chiarezza e a tradursi nella vita: è questo un nobile compito ecclesiale, che attende il teologo. Così una teologia della libertà e della liberazione, come eco fedele del Magnificat di Maria conservato nella memoria della Chiesa, costituisce un'esigenza del nostro tempo " (n. 98). Con questo, si intende evitare un grave pericolo per l'ortodossia: la macrocefalia, ossia, l'eccesso di attribuzioni agli organi direttivi ecclesiali nel determinare ciò che è corretto nell'interpretare e nell'applicare il messaggio cristiano.

Questo suppone, inoltre, che l'ortodossia non impedisca il libero svolgersi della ortoprassi, o retto agire, poiché è in questo ambito che cresce e fiorisce la stessa Parola di Dio. La suddetta Istruzione riconosce ciò quando parla della dottrina sociale della Chiesa in cui ci mette in guardia contro il pericolo e la sclerotizzazione delle formule, o, in altre parole, della inflazione ortodossa.

Come si vede, una ortodossia veramente ortodossa (sia lecita questa ridondanza) non può chiudersi in se stessa, come se fosse stata trovata, una volta per sempre, la formulazione della fede. La fede sarà sempre la stessa, ma la sua formulazione varierà costantemente a seconda della prassi del popolo credente e delle sfide dell'umanità non credente o indifferente. Una ortodossia che ha voluto essere sempre uguale a se stessa lungo i secoli è diventata, per ciò stesso, eterodossa, perché si è resa differente (hétera) dell'unica fonte della verità, che è la prassi: l'amore, la liberazione, la giustizia.

Questo ripiegarsi su di sé fa del cristianesimo orientale, separato dalla Chiesa romana, un blocco eccessivamente uguale a se stesso, con poche o nessuna possibilità di evoluzione e di adattamento ai nuovi tempi e alle nuove sfide. È questa, soprattutto, la grande tragedia della ortodoxìa, specialmente di quella che sopravvive nei popoli dell'Unione Sovietica.

Bibl. - Clément O., La Chiesa ortodossa, Ed. Queriniana, Brescia, 1989. Fries H., Teologia fondamentale, Ed. Queriniana, Brescia, 1987, specialmente pp. 129-135. Metz G.B. - Schillebeecks E. " Ortodossia ed eterodossia ", in: Concilium, 23(1987). Rahner K., Che cos'è l'eresia?, in: Saggi di spiritualità, Ed. Paoline, Roma, 1965, pp. 517-590. Sala G.B., " Ortodossia ", in: Nuovo Dizionario di teologia, Ed. Paoline, Cinisello B., , pp. 994-1018.



Autore: J.M. González Ruiz
Fonte: Dizionario sintetico di pastorale (Casiano Floristan - Juan Josè Tamayo)


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