Nuovo Testamento


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Si chiama Nuovo Testamento quel complesso di 27 libri ispirati, il cui contenuto è destinato a consegnare il messaggio salvifico e liberatore annunciato da Gesù di Nazaret. La sua presenza ha lo scopo di sigillare un nuovo patto (diathéke) tra Dio ed il nuovo popolo eletto, formato da quanti hanno fatto proprio il progetto di Gesù. La tradizione cristiana è stata per qualche tempo indecisa nel momento di decidere quali scritti specifici riflettevano fedelmente il messaggio di Gesù, e pertanto andavano ritenuti ispirati e a loro volta fonte della rivelazione divina fatta mediante il grande inviato dal Padre (Gesù di Nazaret). Ancora quando nel secolo IV era praticamente chiuso il canone neotestamentario, ci furono alcuni scritti che suscitarono discussioni sulla loro genuinità. Questi libri, sia pure impropriamente, sono conosciuti come deuterocanonici. Sono sette in tutto: la lettera agli Ebrei, quella di san Giacomo, di Giuda, la Seconda di Pietro, la Seconda e Terza di Giovanni, l'Apocalisse. Ogni dubbio al riguardo fu eliminato nel Concilio di Firenze (a. 1441). La ratifica venne poi nel Concilio di Trento (1545-1552; 1562- 1563).

Gli scritti neotestamentari non ci consegnano altro che l'annuncio di Gesù tradotto nella vita partendo dall'esperienza di Pentecoste... Così, dunque, prima di dare inizio ad un'opera, il contenuto di questa fu vissuto da quanti condividevano la stessa fede cristica. Di fatto, Gesù, durante la sua vita pubblica, proclamò un messaggio che, pur rivendicando un carattere universale, fu circoscritto dalle condizioni storico- culturali del tempo. Gesù fu un Ebreo dalla sua nascita fino alla sua morte in croce. Parlò agli Ebrei la cui mentalità era mediata dalle tradizioni religiose dell'AT. Ciò impedì in molti casi l'affermazione della novità del suo messaggio. Per questo, fu necessaria la sua morte- risurrezione. Così, il vero Gesù, penetrando esistenzialmente nei suoi discepoli, permise loro di comprendere dalla stessa vita le implicante di quel messaggio che Egli aveva diffuso nelle città e nei villaggi di Galilea. Però, solo quando i discepoli capirono di essere interpellati dall'interno dalla forza del Risorto, furono capaci di trasmettere un messaggio cui sfida aveva per fondamento non parole o concetti, ma il dinamismo esistenziale.

In questo modo, il NT fu tutto impregnato dell'esperienza vissuta da coloro che desideravano rimanere fedeli alle esigenze divine. Gesù aveva predetto la catastrofe di Gerusalemme perché avevano disatteso il suo messaggio (Lc 19,41-44). Ma Gesù avrebbe potuto essere forse compreso solo a livello di concetti? L'esperienza cristiana non impiegò molto tempo a dimostrare che l'autentica comprensione dell'annuncio di Gesù doveva farsi in categorie di vita. Nel fare ciò, si aprì una fase completamente nuova nel processo storico-salvifico conosciuto come " nuovo eone ", cioè, economia di pienezza.

Il primo autore neotestamentario, di cui si conserva una parte dei suoi scritti, è Paolo di Tarso. Stimolato dalle comunità da lui fondate, doveva rispondere ai problemi concreti che sorgevano nel condividere il progetto di Gesù. Per questo, le sue lettere, più che trattati teologici (la lettera ai Romani fa forse eccezione), sono scritti occasionali in cui l'apostolo cerca di dipanare le incognite poste dalle comunità locali. Anche ammettendo che non tutte le lettere attribuite a san Paolo siano proprio sue ? gli scritti della prigionia e le lettere pastorali sembrano più tardive ?, abbiamo comunque un bagaglio sufficiente (Gal, Rm, 1 e 2 Cor, 1 e 2 Ts) per elaborare un corpo dottrinale in cui affiora il messaggio di Gesù visto dall'esperienza pasquale.

I cosiddetti " vangeli (Mt, Mc, Lc, Gv) sono abbastanza posteriori. Ogni evangelista offre la sua visione personale di Gesù in modo vivo per la comunità cristiana a cui appartiene. È ovvio che i quattro autori sacri non presentano altro che la loro inquadratura personale intorno al messaggio di Gesù che è l'autentico e unico vangelo. Però, le opere scritte aiutarono le comunità locali ad affrontare il futuro con serenità, poiché disponevano di alcuni libri che riportavano tutti il pensiero genuino d. Gesù ed il suo annuncio salvifico-liberatore.

Col passare del tempo, sorsero altri scritti, quasi tutti in forma di lettere che, essendo rivolte al complesso di comunità cristiane, ricevettero il nome di " cattoliche " (1 e 2 Pietro, 1, 2, 3 Giovanni, san Giacomo, Giuda). Per ultimi, apparvero alcuni scritti intenti a sottolineare l'opera redentrice di Gesù (Ebrei) e disporre le comunità alla venuta futura e trionfale di Gesù (Apocalisse). Questo complesso di scritti integra, dunque, il NT il cui obiettivo primordiale è quello di presentare Gesù come il grande inviato divino. Egli, rivendicando chiare prerogative messianiche, instaura nel mondo quel regno di pienezza annunciato per tanti secoli dalla riflessione teologica dell'AT.

Bibl. - Corsani B., Introduzione al Nuovo Testamento, Ed. Claudiana, Torino, 1972. Cullmann O., Il Nuovo Testamento, Ed. Il Mulino, Bologna, 1969. Fabris R., " Nuovo Testamento ", in: Nuovo Dizionario di teologia, Ed. Paoline, Cinisello B., 1988, pp. 976-993. Leonardi G., Le prime comunità cristiane e i loro scritti, Ed. Paoline, Roma, 1988. Schelkle K.H., Introduzione del Nuovo Testamento, Ed. Queriniana, Brescia, 1967.




Autore: A. Salas
Fonte: Dizionario sintetico di pastorale (Casiano Floristan - Juan Josè Tamayo)


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