Mezzi di comunicazione sociale


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La comunicazione sociale è antica quanto l'uomo, ma le sue possibilità sono andate aumentando continuamente. All'inizio, la comunicazione poteva essere soltanto personale e diretta; si limitava a quelli che erano fisicamente presenti. La scoperta della scrittura, tre mila anni fa, ha reso possibile entrare in comunicazione anche con gli assenti, ma i messaggi potevano inviarsi solo uno alla volta. Con l'invenzione della stampa nel 1455, avvenne un salto qualitativo: l'emissione di messaggi in serie. Ciò nonostante, la lettera stampata ebbe una diffusione limitata: nel secolo XVI, si calcolava che le nuove idee raggiungevano al massimo il 2% della popolazione mondiale. Un autentico salto gigantesco è avvenuto nel nostro secolo, coi cosiddetti " mezzi di comunicazione sociale (cinema, radio, televisione…). Oggi, esistono nel mondo più di 26.000 radio trasmittenti e circa 922 milioni di apparecchi riceventi. Le stazioni televisive sono 24.000; i riceventi sono 357 milioni (supponendo una media di tre spettattori al giorno per ogni televisore, possiamo affermare che nel nostro pianeta esistono più di mille milioni di telespettatori.

I mezzi moderni di comunicazione di massa hanno cambiato il mondo in ciò che McLuhan chiama " il villaggio del globo " . Questo paragone ci può aiutare ad intendere ciò che esso suppone: nel secolo XV, ci vollero molti mesi perché la notizia della scoperta dell'America da parte di Cristoforo Colombo giungesse ai Re Cattolici. Probabilmente, cento anni dopo, la metà degli Spagnoli non lo sapevano ancora. Invece, quando nel nostro secolo, l'uomo pose i piedi sulla luna, quasi mille milioni di persone assistevano all'avvenimento nello stesso tempo in cui si produceva. Il crescente interscambio tra le varie nazioni e i vari gruppi sociali ha potuto contribuire, indubbiamente, ad unire più intimamente l'intero genere umano. Ciò, però, comporta anche un grosso pericolo: quello di soffocare le particolarità di ogni cultura ed il genio proprio di ogni popolo.

Per i moderni mass-media, lo strumento principale di comunicazione non è la lettera stampata, ma sono le immagini. I libri, i periodici, le riviste fanno un uso abbondante delle illustrazioni grafiche. Nel cinema e nella televisione, l'immagine è praticamente tutto. Ci troviamo perciò di fronte ad un cambiamento culturale molto importante: mentre la comunicazione mediante i caratteri stampati è eminentemente razionale, la cultura audiovisiva si rivolge innanzitutto al sistema sensoriale, e non dà sempre alle difese del giudizio e della riflessione la possibilità di entrare in azione. Questo, unito alla diffusione quasi illimitata dei mezzi moderni di comunicazione, apre un grosso interrogativo circa l'uso che si farà di essi: a servizio di quali scopi saranno messi? Chi è che forma l'opinione pubblica? Quali interessi ci sono dietro?

Generalmente, i mass-media giungono a noi gratuitamente o ad un prezzo molto inferiore al loro costo. Se pensiamo alle spese enormi che occorrono per mantenere un periodico, una radio trasmittente o una rete televisiva, sorge facilmente il sospetto che chi è disposto a sostenerne il costo spera in compenso di ricavarne qualche vantaggio. In molti paesi, lo Stato conserva e controlla i mass-media per metterli a servizio della sua politica; in altri, grossi interessi finanziari stanno dietro ai mezzi di comunicazione. L'esistenza di un pluralismo reale di mezzi potrebbe permettere che alcune informazioni correggessero i difetti di altre e che si completassero reciprocamente. Purtroppo, anche il pluralismo è minacciato dalle grandi agenzie di notizie.

Cinque agenzie di stampa, infatti, controllano circa il 95 % dell'informazione di tutto il pianeta: France-Presse (francese), Reuter (inglese), Tass (sovietica), Associated Press e United Press (statunitensi). Soprattutto le ultime due dominano il mercato internazionale dell'informazione. Praticamente, qualsiasi notizia che non provenga da un corrispondente giunge attraverso queste agenzie. Balzac, riferendosi all'agenzia Havas (oggi, France-Presse), la prima agenzia internazionale d'informazione, scriveva: " Il pubblico può credere che ci siano vari periodici, ma in ultima analisi, ce n'è uno solo (…). Il signor Havas, per un tanto mensile, fornisce ogni giorno a tutti i periodici le notizie dall'estero che poi ognuno tinge in bianco, in verde, in rosso o in azzurro ".

I mezzi di comunicazione sociale offrono anche grandi possibilità pastorali. Di fatto, la Chiesa li adottò con prontezza a mano a mano che sono apparsi: la Tipografia Poliglotta Vaticana fu fondata nel 1587 da Sisto V; il 12 Febbraio del 1931, Pio XI inaugurò l'emittente di Radio Vaticana, che era stata costruita da Marconi, l'inventore della radio. Oggi, è abbondantissimo l'uso che viene fatto dei mezzi audiovisivi nella catechesi. Il Concilio Vaticano II promulgò un breve decreto sui " mass-media " dal titolo Inter mirifica ed incaricò la Pontificia Commissione per i mezzi di comunicazione sociale di pubblicare un'istruzione pastorale più ampia, che apparve nel 1971, sotto il titolo Communio et Progressio.

Bibl. - Baragli E., " Strumenti della comunicazione sociale ", in: Nuovo Dizionario di Teologia, Ed. Paoline, Cinisello B., 1988, pp. 1583-1596. Girardet G., Il vangelo che viene dal video. Le chiese e la tentazione dei mass-media, Ed. Claudiana, Torino, 1980. Lever F., " Mass-Media ", in: Dizionario di Catechetica, Ed. Elle Di Ci, Leumann (Torino), 1987, pp. 403-406. Mitali M., La teologia pastorale o pratica: Cammino di una riflessione fondante e scientifica, LAS, Roma, 1985. Unesco, Comunicazione e società oggi e domani. Il rapporto McBride sui problemi della Comunicazione nel mondo, ERI, Torino, 1982.



Autore: L. González-Carvajal
Fonte: Dizionario sintetico di pastorale (Casiano Floristan - Juan Josè Tamayo)


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