Messianismo


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Tradizionalmente, si è inteso per messianismo il complesso di idee e speranze che poggiano sul Messia e sul definitivo Regno di Dio, così come appaiono nell'AT, al tempo di Gesù, e nel cristianesimo primitivo. Secondo esso, il modello di riferimento per definire il messianismo era la religione biblica.

Vari studi sociologici e storici su movimento sociali marginali hanno corretto questa concezione ritenuta troppo ristretta, ed hanno associato il fenomeno messianico alle distorsioni sociali prodotte dal sistema dominante. Secondo questa teoria, il messianismo non è qualcosa di esclusivo della religione biblica e non risponde necessariamente a motivazioni religiose. La storia dell'umanità è invasa da movimenti messianici che appaiono come un mondo migliore per gli emarginati del sistema. Dopo avere ammesso questo fenomeno, cerchiamo qui di soffermarci sul messianismo giudeo-cristiano.

La parola Messia proviene etimologicamente dall'aramaico mesiah e dall'ebraico masiah, tradotto in greco con Kristòs, che vuol dire: unto. Il nome unto viene applicato nell'AT preferibilmente ai re, che, per l'unzione con olio, diventavano i luogotenenti di JHWH in Israele. Uno dei compiti più importanti del re era quello di difendere i diritti degli emarginati: orfani, vedove e stranieri. Il re doveva instaurare la giustizia e il diritto. Unto viene chiamato anche Ciro, re della Persia, che liberò Israele dall'esilio di Babilonia.

Dopo l'esilio e dopo la scomparsa del re, venne unto il sommo sacerdote che veniva consacrato capo e guida della comunità. Anche i profeti erano " uniti di JHWH ", mandati " a portare il lieto annunzio ai miseri…, a proclamare la libertà degli schiavi, la scarcerazione dei prigionieri " (Is 61,1).

I profeti erano critici col re unto, a causa delle sue continue infedeltà. Essi orientavano la speranza di Israele verso il Messia futuro, collegando così il messianismo con l'escatologia.

Appunto per la peculiare speranza d'Israele, come fa notare M. Weber, la proiezione verso il futuro ha una intensità sempre più grande, che non si riscontra in altre religioni.

Al tempo ai Gesù, l'oppressione sotto cui si trovava Israele era molto forte. Ciò spiega le intense aspettative di liberazione provate dal popolo. Le visuali messianiche diffuse allora in Israele erano tre:

? il messianismo nazionalei il cui nucleo consisteva nell'attesa della restaurazione della dinastia davidica;

? il messianismo davidico non politico, che si muoveva all'interno delle prospettive universalistiche aperte dal secondo Isaia, ma sotto la mediazione d'Israele;

? infine, il messianismo apocalittico, che si ispirava alla figura del Figlio dell'uomo del profeta Daniele (Dn 7,13 sì).

Quantunque i suoi contemporanei abbiano identificato Gesù col profeta e col Messia, Egli ha optato per il titolo di profeta e ha preso le distanze dalla funzione di messia. La sua attività profetica non quadrava coi modelli vigenti nella società ebraica, e ancor meno col modello della teocrazia davidica. Gesù non ha proposto un messianismo spirituale e mistico come alternativa al messianismo ebraico di stampo nazionale e politico; non ha neanche respinto in forma assoluta la prospettiva messianica ebraica. La predicazione e la prassi di Gesù avevano un forte contenuto politico e quindi scalzava nelle sue fondamenta la supposta legittimità delle istituzioni religiose e socio-politiche e privavano della loro sacralità le regole di gioco che erano in vigore. Gesù assunse in tutta la sua radicalità la causa dei poveri e l'attesa della liberazione degli opppressi.

Però, nello stesso tempo, Gesù criticò quello che Duquoc ha chiamato la " patologia della messianicità ", presente nel messianismo ebraico: questa consisteva nel voler conquistare il potere anziché trasformarlo, nel desiderare proprio quello che era detenuto dall'oppressore e nell'eliminare la violenza con la violenza. In questo modo, Gesù attribuisce al messianismo la sua intrinseca forza profetica e lo presenta nell'orizzonte delle promesse di liberazione fatte da Dio ai poveri e agli oppressi.

Un cristianesimo che sia conseguente a questo messianismo deve muoversi in questa visuale: l'opzione per gli emarginati partendo dalla emarginazione, ma senza cadere nella patologia dell'ideologia messianica. Il messianismo cristiano passa attraverso la croce, non attraverso il potere.

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Autore: J.J. Tamayo
Fonte: Dizionario sintetico di pastorale (Casiano Floristan - Juan Josè Tamayo)