Magistero


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La funzione magisteriale spunta nel NT in un duplice ambiente spirituale e di tradizione. Lo Spirito suscita nella Chiesa, assieme agli apostoli, i profeti e i maestri (At 13,1; 1 Cor 12,28-29) nell'ambito di una comunità messianica in cui si compiono le profezie dell'AT secondo cui tutti saranno ammaestrati da Dio (Ger 31,31-34; Ez 11, 19-20; G1 3,1). La Chiesa è consapevole di essere tutta spirituale ed ammaestrata da Dio (Eb 8,10; 10,16; 1 Ts 4,9; 2 Cor 3,1-18; At 2,17-21; t 5,12; 23,9; Gv 6,45; 8,38; 1 Gv 2,27). In questo contesto, sorgono i vari uffici carismatici, tra cui sono annoverati i profeti e i maestri che hanno il compito di interpretare la Scrittura partendo dal punto centrale: la vita, morte e risurrezione di Gesù. Gli apologisti cristiani, nelle discussioni con gli Ebrei e coi pagani, dimostrano che Cristo è il Messia e Figlio di Dio. I profeti appaiono come un ministero distinto da quello degli apostoli, senza che la loro funzione magisteriale lasci pensare che ci sia una parte della Chiesa discente ed un'altra docente: tutta la comunità apprende e nello stesso tempo insegna, secondo il carisma ricevuto e secondo i vari servizi esercitati in essa. Questa funzione magisteriale non ministeriale continuò fino al secolo III con personaggi importanti, come Giustino, Origene, Panteno, ecc. Erano dei laici con grande prestigio nella Chiesa; insegnavano, predicavano, catechizzavano tutti i cristiani.

Tuttavia, già nel NT, esisteva un'altra corrente che accentuava l'importanza della tradizione apostolica.

Secondo questa tradizione, alcuni ministri erano chiamati successori degli apostoli ed esercitavano contemporaneamente funzioni di guida nella comunità, funzioni pastorali e di insegnamento (1 Tm 5,17). La morte degli apostoli, il sorgere delle eresie, gli elenchi di maestri gnostici, il continuo aumento dei ministri istituzionali, portarono ad un controllo crescente sull'attività magisteriale dei laici fino alla sua scomparsa a favore dei vescovi e dei presbiteri. A partire dal secolo III, si succedettero le proibizioni e le limitazioni riguardo alla predicazione, all'insegnamento e alla catechesi come funzione esclusiva dei pastori della Chiesa. Così, la nacessità di garantire le tradizioni apostoliche e il processo di isitituzionalizzazione, già costatabile nelle Lettere Pastorali e negli Atti degli Apostoli, finì per sopprimere qualsiasi magistero che non fosse gerarchico. Di fatto, anche se non di diritto, si è passo da un magistero imprescindibile e necessario ad un monopolio ministeriale. Tuttavia, i maestri e i dottori laici risorsero con le università medievali (secoli XIII-XV). Venne loro riconosciuta un'autorità, diversa, però, dal magistero ufficiale. La cosa continuò così fino alla Riforma. Melchior Cano sostenne che l'opinione dei dottori era vincolante e costituiva un luogo teologico. Poi, nel contesto della Controriforma, e in seguito, con lo sviluppo del magistero pontificio nel secolo XIX, i teologi perdettero influenza ed autorità nella Chiesa; furono strettamente subordinati al suo magistero ufficiale, ed infine (con Pio XII), fu assegnato loro il compito di dimostrare, con la Scrittura e la Tradizione, i pronunciamenti uficiali del Magistero (tanto di quello fallibile quanto di quello infallibile).

Col Vaticano II, cominciò lo sforzo di cercare un nuovo equilibrio nel Magistero della Chiesa: da una parte, viene sottolineato il compito del Papa e dei Vescovi come garanti della Tradizione apostolica, sia nel Magistero ordinario che in quello straordinario (definizioni solenni ed infallibili del Papa, del Collegio episcopale col Papa, o del Concilio ecumenico). Il Magistero gerarchico deve vigilare per l'unità e la comunione dei fedeli, regolare quello che si deve credere, stabilire quello che è vincolante come fede della Chiesa e quello che le è contrario. Da un'altra parte, si cerca di rafforzare il compito dei teologi e di dare loro un campo di libertà e di ricerca nella Chiesa. Questo è tanto più necessario in quanto, negli ultimi due secoli, sono stati frequenti i conflitti fra il Magistero ufficiale e teologi che sono stati esautorati e, alle volte, condannati, mentre, in seguito, le loro teorie si sono imposte e sono divenute dottrina comune nella Chiesa. Il Concilio Vaticano II riconobbe la legittimazione di teologi e di dottrine che prima erano state disapprovate. Si stabilirono princìpi (libertà religiosa e di coscienza, separazione tra Stato e Chiesa, diritti dell'uomo, ecc.) che erano stati esplicitamente respinti dai papi nel secolo XIX. La mancanza di dialogo e di collaborazione tra il Magistero gerarchico e la teologia ha recato danno alle due parti. I conflitti tra i teologi ed il Magistero sono ritornati con nuovo vigore in questo ultimo ventennio e continuano a costituire una difficoltà per una maggiore efficacia evangelica.

Occorre cercare formule per un esercizio più efficace del Magistero. In questi ultimi decenni, teologi insigni hanno invocato una riforma dei procedimento della Congregazione per la Dottrina della Fede ed un suo esercizio che sia molto più rispettosa dei diritti dei teologi e della sensibilità di oggi. D'altra parte, sembra necessaria una maggiore critica e discussione dei teologi tra di loro ed uno spirito di rispetto e di accettazione della gerarchia. Inoltre, Occorre cercare una maggiore flessibilità e pedagogia nella ricerca del consenso (più che la pura sottomissione), ed un maggiore senso ecclesiale, tanto da parte dei pastori quanto dai teologi, per evitare lo sconcerto del popolo cristiano. La vigilanza sulla fede da parte del Magistero e la libertà di ricerca e di diffusione da parte dei teologi continua ad essere uno dei grandi compiti impellenti della Chiesa post-conciliare. C'è il pericolo di ritornare a situazioni del passato pre-conciliare invece di cercare nuovi mezzi di cooperazione.

Bibl. - Congar Y., La Tradizione e le tradizioni, 2 voll., Ed. Paoline, 1964-1965. Congregazione per la Dottrina della fede, Istruzione sulla vocazione ecclesiale del teologo, 24.5.1990. Rahner K., Corso fondamentale sulla fede, Ed. Paoline, Roma, 1978, pp. 484-493. Sullivan F., " Magistero ", in: Dizionario di teologia fondamentale, Ed. Cittadella, Assisi, 1990, pp. 653-661. Idem, Il magistero nella Chiesa, Ed. Cittadella, Assisi, 1986.



Autore: J.A. Estrada
Fonte: Dizionario sintetico di pastorale (Casiano Floristan - Juan Josè Tamayo)


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