Liturgia


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Deriva da una parola greca che significa " opera a favore del popolo ", o, " servizio pubblico ". Oggi, la parola liturgia è applicata al complesso di atti rituali della Chiesa mediante i quali essa continua nel mondo l'esercizio del sacerdozio di Gesù Cristo, destinato a santificare gli uomini e a rendere gloria a Dio (cf SC 7). Questa stessa realtà, in altre epoche, era chiamata con vari nomi (ufficio divino, opus Dei, uffici ecclesiastici, riti sacri, ecc.). Ancora oggi, nella Chiesa di rito bizantino, la parola " liturgia " è riservata per designare unicamente la celebrazione eucaristica.

La comprensione della vera natura della liturgia della Chiesa è passata attraverso varie fasi e, nonostante che il Concilio Vaticano II abbia presentato una visione profonda e completa della liturgia, sussistono alcuni malintesi circa la sua essenza intima e circa il compito che le spetta nel complesso dell'azione pastorale. Già il Papa Pio XII, nella sua enciclica Mediator Dei (del 20 Novembre 1947) aveva disapprovato due visioni parziali della liturgia: quella " estetica ", che considera la liturgia unicamente come la forma esterna e sensibile del culto; e quella " giuridica " che definisce la liturgia come il culto pubblico cristiano in quanto regolato e ordinato dalla gerarchia.

Con l'intento di superare questi concetti riduttivi della liturgia, sorsero tra i teologi due tendenze: quella cultuale, rappresentata soprattutto dal benedettino Lambert Beauduin, e quella misterica, il cui massimo esponente, anch'egli benedettino, fu Odo Casel. La prima tendenza insisteva nell'affermare che la liturgia è " il culto della Chiesa ", sottolineando il fatto che la Chiesa è il Corpo mistico di Cristo. La seconda tendenza collocava nel primo piano della liturgia il " mistero del culto di Cristo e della Chiesa ", cioè, l'azione divina che opera la salvezza, in continuazione con l'azione salvifica di Cristo sulla terra, presente e operante sotto il velo dei simboli posti dalla Chiesa. In questo modo, la liturgia non è tanto il culto che l'uomo rende a Dio, quanto la manifestazione dell'azione salvifica di Dio.

L'enciclica Mediator Dei sconfessò le concezioni minimiste, ma non si decise ad accettare, anche se rimase influenzata da esse, le acquisizioni di Odo Casel. Di fatto, l'enciclica si collocò nella tendenza che abbiamo chiamato " cultuale ", presentando, però, un concetto vasto e ricco del culto cristiano e insistendo sull'importanza del sacerdozio di Cristo e sulla stretta unione tra Cristo e i membri del suo Corpo nell'opera di glorificazione di Dio. La Costituzione del Concilio Vaticano II sulla liturgia si mise sulla stessa linea dell'enciclica di Pio XII, superandola ampiamente su molti punti, soprattutto circa il nesso intimo che esiste tra il culto divino e la santificazione degli uomini, e sull'importanza attribuita ai riti liturgici come segni efficaci: " Giustamente perciò la Liturgia è ritenuta come l'esercizio del sacerdozio di Gesù Cristo; in essa, per mezzo di segni sensibili, viene significata e, in modo ad essi proprio, realizzata la santificazione dell'uomo, e viene esercitato dal Corpo Mistico di Gesù Cristo, cioè dal Capo e dalle sue membra, il culto pubblico integrale " (SC 7).

Una definizione di liturgia che tenga presenti tutti questi apporti potrebbe essere la seguente: " Il complesso di azioni rituali e simboliche mediante cui l'opera sacerdotale di Cristo per la gloria di Dio e la santificazione degli uomini, compiuta una volta per sempre nel suo mistero pasquale, continua nella Chiesa e per mezzo della Chiesa fino alla pienezza escatologica ". Questa visione ha una serie di vantaggi teologici e pastorali, poiché con essa viene superata la nozione puramente razionale di culto religioso; viene sottolineato che nella liturgia cristiana non si rende solo il culto a Dio, ma si realizza la santificazione profonda degli uomini; si supera anche l'idea della liturgia come culto sociale si insiste nel dire che l'aspetto principale del culto liturgico non è quello sociale, ma è quello " personale " di Cristo. In questo senso, si può dire che la liturgia, prima di essere azione della Chiesa verso Dio, è azione di Cristo verso la Chiesa. Si può anche affermare che la Chiesa si costituisce mediante la liturgia, essendo questa la spiegazione della sua natura essenzialmente cultuale e santificatrice.

Evidentemente, la concezione che presentiamo della liturgia si stacca molto dalla visuale puramente " estetica ": infatti, se i riti esteriori e sensibili hanno una grande importanza nella liturgia, non ce l'hanno come elementi decorativi e con una portata puramente pedagogica. Sono la conseguenza della natura sacramentale della Chiesa, in quanto prolungamento vivente dell'opera stessa di Cristo. Quest'opera fu realizzata visibilmente mediante una umanità concreta, sacramento del Padre. Questa concezione si stacca anche dalla visuale " giuridica ": un atto non è liturgico perché è comandato dalla gerarchia, ma perché contiene la presenza del culto e della santificazione compiuti da Cristo: l'intervento della gerarchia è necessario per potere discernere, tra le varie attività della Chiesa, comprese quelle di tipo religioso e cultuale, quelle che certamente contengono la presenza privilegiata di Cristo. Questo intervento, però, non è la causa ultima del carattere liturgico di queste azioni: è unicamente la condizione per il loro discernimento. Da un'altra prospettiva, c'è da dire che gli atti liturgici devono sottostare a determinate leggi che non sono disposizioni normative di tipo puramente giuridico, ma sono esigenze ineludibili che derivano dalla stessa maniera d'essere del culto liturgico ecclesiale.

Riguardo al posto che la liturgia occupa nel complesso dell'azione pastorale della Chiesa, il Concilio Vaticano II ha dato alcune linee sufficientemente orientatrici, affermando, da una parte, che " la sacra Liturgia non esaurisce tutta l'azione della Chiesa " (SC 9) e, dall'altra, che " la Liturgia è il culmine verso cui tende l'azione della Chiesa e, insieme, la fonte da cui promana tutta la sua virtù. Poiché il lavoro apostolico è ordinato a che tutti, diventati figli di Dio mediante la fede e il battesimo, si riuniscano in assemblea, lodino Dio nella Chiesa, prendano parte al sacrificio e alla mensa del Signore " (SC 10). Non va mai dimenticato il primato assoluto della carità: " La Liturgia spinge i fedeli, nutriti dei "sacramenti pasquali", a vivere "in perfetta unione", e domanda che "esprimano nella vita quanto hanno ricevuto mediante la fede". La rinnovazione poi dell'alleanza di Dio con gli uomini nella Eucaristia introduce e accende i fedeli nella pressante carità di Cristo " (SC 10).

Bibl. - Casel O., Il mistero del culto cristiano, Torino, 1966. Guardini R., Lo spirito della liturgia, Ed. Morcelliana, Brescia, 1946. Marsili S., " Liturgia ", in: Nuovo Dizionario di liturgia, Ed. Paoline, Roma, 1984, pp. 725-742. Righetti M., Storia liturgica, 4 voll., Ed. Ancora, Milano, 1959-1969. Vagaggini C., Il senso teologico della liturgia, Ed. Paoline, Roma, .




Autore: J. Llopis
Fonte: Dizionario sintetico di pastorale (Casiano Floristan - Juan Josè Tamayo)