Laico


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Etimologicamente, il termine laico designa colui che appartiene al popolo (laòs), e questo è il senso dogmatico del Concilio Vaticano II: membro del Popolo di Dio, battezzato, fedele, cristiano, ecc. (LG c. 2). Da una prospettiva descrittiva o fenomenologica, si usa questo termine per designare i cristiani che vivono nel mondo e che non appartengono né alla vita religiosa né al clero (LG 31).

Questa pluralità di contenuti rispecchia l'evoluzione storica e teologica. Il concetto di laico cominciò ad essere usato a partire dal secolo III in contrapposizione a quello di clero (laico è colui che non è chierico, che non appartiene all'ordine sacerdotale). Si accentuano presto gli aspetti negativi (colui che appartiene alla plebe, che è incolto). Si stabiliscono tre ordini nella Chiesa: quello sacerdotale, quello monastico e quello laicale. La progressiva clericalizzazione della Chiesa e la crescente sacerdotalizzazione dei ministri è stata accompagnata da una perdita simultanea del protagonismo dei laici e in genere della comunità cristiana. I ministri ordinati assunsero sempre più numerose funzioni ed emarginarono i laici dall'insegnamento, dalla catechesi e dalla predicazione. Inoltre, ci fu la tendenza a limitare il ministero profetico dei laici a vantaggio dei chierici. Molti uffici carismatici che prima erano esercitati dai laici si trasformarono in ordini minori del clero. La Chiesa si costituì a poco a poco attorno al binomio chiericolaici. A partire dalla riforma gregoriana del secolo XI, fu sempre più forte la tendenza affinché i laici si occupassero delle faccende secolari e i chierici di quanto concerne la vita interna della Chiesa. In questo modo, è avvenuta l'identificazione del concetto di Chiesa con quello di clero.

Anche il movimento monastico, luogo della vita religiosa, ha contribuito indirettamente ad una svalutazione dei laici. Il monachesimo sorse come un movimento laicale, e questa caratteristica rimase in Occidente fino al secolo IX in cui si clericalizzò, mentre in Oriente è immutato fino ad oggi. È un movimento carismatico e profetico che fugge le dignità sacerdotali e che inizialmente cercò di vivere il radicalismo evangelico. Tuttavia, l'evoluzione posteriore lo portò a clericalizzarsi ed ad appartarsi dai laici come una forma distinta di vita. A poco a poco, si distinse tra i consigli evangelici dei religiosi e i comandamenti del Decalogo che riguardano i laici. Così, venne a crearsi un dualismo di cristiani a seconda che aspirino o meno alla perfezione evangelica. La crescente valutazione dei voti religiosi come consacrazione a Dio portò a sottovalutare la consacrazione battesimale, e alcuni religiosi cambiarono il nome di battesimo entrando in un ordine religioso. Così, quello che era cominciato come un movimento evangelico e carismatico laicale divenne uno stato di vita separato, più vicino al clero che non al laicato.

Col Vaticano II, avvenne una costante rivalorizzazione dei laici, sia a livello teologico che nella prassi ecclesiale. Questo movimento innovatore cominciò ancora prima del Concilio. I suoi antecedenti più diretti furono nei movimenti apostolici dell'Azione Cattolica e nella valorizzazione della vocazione missionaria dei laici. In seguito, con Paolo VI, assistiamo ad una promozione dei ministeri laicali, nella vita interna ed esterna della Chiesa. Specialmente le Chiese del terzo Mondo furono quelle che valorizzarono maggiormente il movimento laicale. Ciò fu reso possibile dalla congiuntura della scarsità di vocazioni sacerdotali e di una concezione teologica ed ecclesiale meno clericale di quella delle vecchie cristianità. Sussistono, tuttavia, ostacoli e ricordi della concezione clericale.

Dal punto di vista teologico, il Concilio Vaticano II ha sottolineato la funzione sacerdotale dei laici (LG 34) con un sacerdozio esistenziale che porta a consacrare a Dio tutte le attività. È il sacerdozio che proviene dal sacrificio di Cristo, sacerdote e vittima, che fa della propria vita un'offerta a Dio e che elimina la differenza tra il culto e la vita quotidiana. Questo è l'aspetto più originale e più specifico del saczerdozio cristiano. Il ministero sacerdotale è in questo ambito. Bisogna vivere tutte le realtà umane sacerdotalmente, operando nel mondo come vicari di Cristo.

Il Concilio tratta anche della funzione profetica dei laici (LG 35): devono dare testimonianza di speranza ed evangelizzare la società. Ciò esige il discernimento degli spiriti ed un magistero esperienziale, basato sulla forza dello Spirito. L'età adulta del laicato passa attraverso la partecipazione alla missione e alla vita interna della Chiesa (LG 33). I laici hanno il diritto di esprimere pubblicamente il loro parere su quanto concerne la vita cristiana (LG 37). Questi pronunciamenti conciliari sono tra i grandi compiti del post-Concilio.

È riconosciuto ai laici un posto nella costruzione del Regno (LG 36) ed il protagonismo in una Chiese peregrina che deve osservare i segni dei tempi. Oggi, i grandi compiti del Regno di Dio sono quelli della solidarietà coi poveri e della lotta per l'instaurazione di un mondo più giusto, come anche l'evangelizzazione di una società consumista e secolarizzata che perde sempre più il suo rapporto con Dio. Il momento attuale rappresenta una sfida e una opportunità per i cristiani. La loro risposta dipende in gran parte dai laici. Si può dire che essi sono il futuro della Chiesa quelli che hanno da testimoniare il Dio trascendente nella immanenza della storia.

Bibl. - Balthasar H.U. von, L'impegno del cristiano nel mondo, Ed. Jaca Book, Milano, 1971. Beni A., " Laico ", in: Nuovo Dizionario di teologia, Ed. Paoline, Cinisello B., , pp. 691-701. Brugnoli P., La spiritualità dei laici, Ed. Morcelliana, Brescia, . Congar Y., Per una teologia del laicato, Ed. Morcelliana, Brescia, 1966. Giovanni Paolo II, Esortazione Apostolica " Christifideles Laici ", 30.12.1988.



Autore: J.A. Estrada
Fonte: Dizionario sintetico di pastorale (Casiano Floristan - Juan Josè Tamayo)


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