Laicismo


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Per laicismo, si intende la dottrina che vuole evitare ogni influsso religioso ed ogni potere temporale di qualsiasi Chiesa, nella vita politica e pubblica della nazione (la religione è vista come una faccenda strettamente privata). Il termine, per la sua storia ricca di conflitti, può prestarsi a confusioni. Come concetto, il laicismo è distinto dall'ateismo (gli atei sono tutti laicisti, ma non tutti i laicisti sono atei). In molte epoche, soprattutto nel secolo XIX e nella prima metà del secolo XX, il laicismo si è trasformato in una specie di mistica, coi suoi grandi patriarchi (per esempio: Victor Hugo). Il laicismo nacque strettamente legato col libero pensiero, con l'anticlericalismo e con gli ideali della sinistra.

Etimologicamente, la parola deriva dal greco " laòs ", che significa: popolo. Essa allude, quindi, al sorgere delle democrazie moderne, come potere del popolo che si auto-governa. Inizialmente, i grandi princìpi che orientarono l'evoluzione delle società moderne verso la laicizzazione delle loro istituzioni (uguaglianza di culto, neutralità dei servizi pubblici, separazione dello Stato dalle Chiese), trovarono nella Chiesa Cattolica un avversario deciso (enciclica Quanta cura e Syllabus di Pio IX). Il papato condensò questi princìpi senza distinguere tra laicismo come filosofia sociale, e laicità come metodo di organizzazione statale. A partire dal 1914, si può percepire una maggiore chiarezza nella controversia. Le cause possono raggrupparsi così:

1) lo sforzo dei cattolici impegnati nell'azione politica e sociale (" cattolicesimo liberale ", contrapposto all'" integralismo cattolico ");

2) l'insegnamento dei Papi a partire da Leone XIII (encicliche: Immortale Dei e Libertas praestantissimum, in cui non è modificata la posizione di fondo dei papi precedenti, ma viene eliminato ciò che non è essenziale per l'integrità dottrinale. Servirono come punti di aggancio per l'evoluzione del magistero). Inizialmente, si stabilì la distinzione tra la " tesi " ? la situazione " ideale " ? e la " ipotesi " ? una situazione di fatto che richiede soluzioni pratiche ammissibili). A partire dal 1945, una dichiarazione dell'episcopato francese invitava i cattolici ad ammettere l'esistenza di una concezione di laicità dello Stato conciliabile con la dottrina della Chiesa. Si riconosceva, dunque, la distinzione tra laicità, come situazione giuridica dello Stato, e laicismo, come sistema di pensiero e filosofia sociale.

3) Un ultimo dato importante è stata l'evoluzione di ciò che potremmo chiamare " mentalità laicista ". Da una parte, nelle democrazie liberali, il laicismo ha perduto molto della sua aggressività, almeno nel campo politico, di modo che la situazione giuridica di laicità si è rivelata non solo meno avversaria della religione di quanto si prevedeva, ma addirittura favorevole. La laicità è stata considerata come la distinzione tra i due poteri, quello spirituale e quello civile, in una collaborazione crescente e senza l'intento confessato di ridurre la religione ad una faccenda strettamente privata. Di fatto, la politica concordataria fortemente attiva, di Pio XI, permise di vedere in che misura il pontificato veniva a patti con la laicità degli Stati di quel tempo, ed anche in che misura guadagnava terreno su questa laicità quando l'occasione si presentava. Indubbiamente, il tipo ideale di concordato per la Santa Sede fu quello ottenuto dall'Italia con gli accordi del Laterano. Un caso simile, molto più tardi, fu il concordato col governo spagnolo del Generale Franco nel 1953, in cui venne conservata la confessionalità dello Stato.

D'altra parte, avvenne un trasferimento del laicismo radicale verso i cosiddetti " paesi dell'Est " (europeo), di ideologia marxista, dove l'ateismo di stato è stato eretto a sistema. C'è, però, una grande differenza tra il laicismo individualista liberale, che perdura ancora in Occidente come forma di anticlericalismo, ed il laicismo autoritario esplicitamente ateo. Col trionfo della Rivoluzione Sovietica (1917), si stabilì nel mondo, in modo stabile e sempre più estesa, la rottura radicale delle collettività umane col sacro, e si affermò la dottrina dell'autosufficienza dell'uomo che era stato il timore della Chiesa già nella Rivoluzione francese del 1789. I casi di collaborazione pratica tra cristiani e marxisti in Occidente (resistenza comune di fronte a regimi totalitari di destra) e i tentativi di avvicinamento teorico a certi livelli (dialoghi cristiani-marxisti) non nascondo il fossato profondo con l'ateismo militante nella sua concezione dell'uomo. Per il cristianesimo, l'uomo non può introdurre una separazione completa tra i fini temporali ed il fine ultimo dell'esistenza. La via di avvicinamento possibile è la distinzione tra il sistema sociale e la filosofia che lo ispira (laicismo ateo). La distinzione è formulata da parte cristiana (" cristiani per il socialismo "); è praticabile a livello teorico ed è utile per ottenere una metodologia di analisi sociale e perfino per ottenere visioni utopiche su una " società del futuro ". Però, non sembra possibile giungere alla pratica in stati dalle strutture totalitarie, in cui l'ateismo è parte dell'insegnamento ufficiale.

Il Concilio Vaticano II ha dichiarato che la libertà religiosa è un diritto fondato sulla dignità stessa della persona umana (DH 2), in modo tale che nessuno può essere costretto ad agire contro la sua coscienza, né impedito di agire secondo essa. Con queste affermazioni, il Concilio ha posto i fon amenti teologici della concezione cristiana circa la laicità dello stato: " Questo diritto della persona umana alla libertà religiosa deve essere riconosciuto e sancito come diritto civile nell'ordinamento giuridico della società " (DH 2). Ciò vuol dire: per tutti e per ognuno, senza alcuna discriminazione religiosa.

Il Concilio afferma anche: " La Chiesa stessa si serve delle cose temporali nella misura che la propria missione richiede. Tuttavia essa non pone la sua speranza nei privilegi offertile dall'autorità civile. Anzi essa rinunzierà all'esercizio di certi diritti legittimamente acquisiti, ove constatasse che il loro uso potesse far dubitare della sincerità della sua testimonianza o nuove circostanze esigessero altre disposizioni " (GS 76).

D'altra parte il Concilio riconosce: " La Chiesa... in ragione del suo ufficio e della sua competenza, in nessuna maniera si confonde con la comunità politica e non è legata ad alcun sistema politico... La comunità politica e la Chiesa sono indipendenti e autonome l'una dall'altra nel proprio campo. Tutte e due, anche se a titolo diverso, sono a servizio della vocazione personale e sociale delle stesse persone umane " (GS 76).

La dottrina cattolica, pertanto, nella sua evoluzione storica, è giunta oggi ad un concetto chiaro di laicità, teologicamente fondato, la cui importanza è sottolineata dallo stesso Concilio Vaticano II: " È di grande importanza, soprattutto in una società pluralistica, che si abbia una giusta visione dei rapporti tra la comunità politica e la Chiesa " (GS 76).

La costituzione spagnola del 1978, all'articolo 16, enuncia la a-confessionalità dello Stato (paragrafo 3) e garantisce la libertà religiosa e di culto per le individui e per le comunità (paragrafo 1).

Bibl. - Goffi T., " Laicismo ", in: Enciclopedia filosofica, III, Ed. Sansoni, Firenze, , coll. 1349-1351. Matteucci B., Cultura religiosa e laicismo, Alba, 1960. N.N., " Laicismo ", in: Enciclopedia Cattolica, VII, Città del Vaticano, 1950, coll. 816-819. Pavan P., Laicismo d'oggi, Roma, 1962. Vergottini M., " Laicità ", in: Enciclopedia del Cristianesimo, Istituto De Agostini, Novara, 1997, p. 403.




Autore: J. Martínez Cortés
Fonte: Dizionario sintetico di pastorale (Casiano Floristan - Juan Josè Tamayo)


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