Hallel


Sotto questo nome (ebr. = lode, inno), è compreso il gruppo dei Ps. 113-118 (Volg. 112-117), a contenuto laudativo. Era cantato nelle tre grandi solennità (Pasqua, Pentecoste, Capanne, v.), nella festa della Dedicazione e nelle neomenie. Caratteristico però della Pasqua, era detto "H. egiziano" (H. misri) perché cantato nel tempio durante l'immolazione dell'agnello pasquale in ricordo della liberazione d'Egitto. Lo si cantava anche in famiglia durante la cena pasquale, suddiviso in due parti: la prima (Ps. 113-114) all'inizio della seconda coppa, l'altra (Ps. 115-118) alla fine quando si beveva l'ultima (40) coppa rituale. Chi voleva prendere una quinta coppa recitava il Ps. 136, chiamato "il grande H." (H. haggadhol), nome esteso pure al gruppo Ps. 120-136. Accanto all'H. per eccellenza (egiziano) e all'H. haggadhol, v'era il "piccolo H."; Ps. 146-50, inni di lode contraddistinti dal doppio alleluja e facenti parte della preghiera mattutina. L'uso dell'H. è molto antico. Forse si cantava già al tempo di Iosia (2Par. 35, 15) e di Ezechia (ibid. 30, 21); ad esso si accenna in Sap. 18, 9, dove *** (lodi) traduce H. Gesù lo cantò con gli Apostoli nell'ultima cena (Mt. 26, 30; Mc. 14, 26).
[S. R.]

BIBL. - F. VIGOUROUX, in DB, III, col. 404; H. SIMON - G. DORADO, Novum Testamentum, I, 7a ed., Torino 1947, pp. 877 s.


Autore: Padre Santino Raponi
Fonte: Dizionario Biblico diretto da Francesco Spadafora
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