Idolatria


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L'idolatria può essere intesa in due modi:

1) l'adorazione di un essere creato (angelo, uomo, pianta, pietra);

2) o la venerazione di queste realtà in quanto sedi o simboli della divinità.

Nell'AT, il popolo d'Israele è caduto raramente nella prima forma di idolatria, mentre ciò è avvenuto spesso con la seconda. Così, per esempio, l'AT ci parla di certe immagini che appaiono nella decorazione delle pareti interne del tempio di Gerusalemme. Il libro dei Re ci dà solo alcuni particolari, mentre Ezechiele, nella sua visione, è più esplicito e descrive accuratamente questa decorazione. Più tardi, però, la religione d'Israele giunse ad un livello tale di purificazione da proibire qualsiasi tipo di immagini, non solo di animali, piante e cose, ma dello stesso Dio unico: " Non ti farai idolo né immagine alcuna di ciò che è lassù nel cielo né di ciò che è quaggiù sulla terra, né di ciò che è nelle acque sotto la terra. Non ti mostrerai davanti a loro e non li servirai " (Es 20,4-5).

Dell'" immagine di Dio " ci parla solo Gn 1,26-27. Gli altri due passi (Gn 5,1; 9,6) dipendono strettamente da Gn 1,26-27. Il racconto sacerdotale della creazione è l'unico il quale ci dice che Dio ha creato l'uomo a sua immagine e somiglianza. In nessun'altra parte dell'AT troviamo questa affermazione, ma gli scrittori ebrei posteriori hanno scritto molto per chiarire la portata dell'espressione. Gli autori cristiani sono andati ancora più avanti. Presa nel senso che le dà il Genesi, l'espessione intende sottolineare l'analogia fisica tra la divinità e l'uomo, ma sottolinea anche l'opposizione radicale che esiste tra l'uomo e gli animali. E questo è in contrasto formale con molte altre religioni che, come in Egitto, davano alla divinità una forma animalesca o semianimalesca. Inoltre, se viene sottolineata l'analogia tra l'uomo e Dio, viene anche affermata la distanza che li separa. L'uomo non è come Dio: è soltanto " a sua immagine e somiglianza ". Tra l'uomo e Dio, c'è una gradazione di divinità. Solo Dio è da una parte; l'uomo è dall'altra.

Gesù, seguendo rigorosamente la tradizione ebraica, condannò radicalmente l'idolatria. Però, dalla dottrina evangelica si ricava che la tentazione di idolatria per il cristiano di oggi non si manifesta nel culto a statue di pietra, di legno o di oro (quantunque la devozione popolare per le immagini si possa prestare facilmente al rimprovero di idolatria), ma in forme più sottili. Il famoso " Documento di Puebla " (p. 491) parla, a questo riguardo, della ricchezza, del potere, del sesso, considerati come valori assoluti per l'uomo d'oggi. A questi nuovi dèi, viene tributato un vero culto: per loro, si sacrifica tutto, perfino la stessa persona umana, la propria dignità, i propri diritti fondamentali. Il dominio di questi nuovi dèi sembra allargarsi sempre di più, rendendo schiavi gli uomini del nostro tempo. Bisogna liberare radicalmente l'uomo d'oggi da ogni forma di idolatria, " perché l'adorazione di ciò che non è adorabile e l'assolutizzazione del relativo porta alla violazione di quello che c'è di più intimo nella persona umana: le sue relazioni con Dio e la sua relazione personale " (Doc. Puebla, p. 491). Sono due specie di culto incompatibili tra di loro: o Dio, o gli idoli, che in molti casi sono i beni, la ricchezza, il potere e lo sfruttamento dell'uomo da parte di un altro uomo.

Un agnostico come Erich Fromm riconosce espressamente che se l'idolo è la manifestazione alienata dei propri poteri dell'uomo, e se il modo con cui è in contatto con questi poteri è una adesione di sottomissione all'idolo, ne consegue che l'idolatria è necessariamente incompatibile con la libertà e con l'indipendenza. Ripetutamente i profeti caratterizzano l'idolatria come un autocastigo e una autoumiliazione, mentre l'adorazione di Dio è una autoliberazione e una liberazione di altri.

Così si spiega come, nonostante il motto di Bakunìn (" Né Dio né padroni "), oggi è più che mai urgente smascherare l'idolologia. La " scienza degli idoli " deve mostrare la natura degli idoli e dell'idolatria e deve identificare i vari idoli così come sono stati adorati dall'uomo lungo la storia, fino al giorno d'oggi. Oggi, gli idoli si chiamano: onore, bandiera, Stato, moda, fama, produzione, consumo e molti altri nomi. Però, siccome l'oggetto ufficiale della venerazione è Dio, gli idoli di oggi non si riconoscono per quello che sono: oggetti reali della venerazione dell'uomo. Per questo, abbiamo bisogno di una " idolologia " che si proponga di esaminare gli idoli effettivi di qualsiasi tempo, il tipo di venerazione che è stato loro tributato, i sacrifici che l'uomo ha offerto ad essi, in che modo si sono sincretizzati con la venerazione di Dio, in che modo Dio stesso è stato trasformato in uno degli idoli (di fatto, ciò è frequente): nell'idolo supremo che impartisce la sua benedizione sugli altri idoli. Esiste proprio una grande differenza, come pensiamo, tra i sacrifici umani che gli Aztechi offrivano ai loro dèi e quelli che gli uomini d'oggi offrono, nella guerra, agli idoli del nazionalismo e dello Stato sovrano?

Infine, non possiamo dimenticare che la cosiddetta " religiosità popolare " è spesso aggrappata ad una sequela di immagini di Cristo, di Maria e dei Santi che facilmente può essere intaccata di idolatria, considerando il comportamento dei suoi fedeli.

Bibl. - Beni A., " Idolatria ", in: Enciclopedia Filosofica, II, Venezia-Roma, 1957, coll. 1225. Fries H., Teologia fondamentale, Ed. Queriniana, Brescia, 1987, pp. 227 ss. Haag H. Dizionario biblico, Ed. SEI Torino, 1960, pp. 499-500. Sette G., " Idolatria ", in: Enciclopedia Cattolica, VI, Città del Vaticano, 1950, coll. 1578-1580. Wiéner C., " Idoli ", in: X. Léon-Dufour (dir.), Dizionario di teologia biblica, Ed. Marietti, Casale M., , coll. 531-534.



Autore: J.M. González Ruiz
Fonte: Dizionario sintetico di pastorale (Casiano Floristan - Juan Josè Tamayo)


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