Femminismo


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Che cos'è il maschile e che cos'è il femminile? Ciquant'anni fa, forse avremmo risposto a questa domanda senza tentennamenti. Oggi, pochi si arrischiano a farlo perché, anche se è vero che esistono differenze bio-psicologiche tra l'uomo e la donna, la loro importanza non è così grande come in altri tempi si pensava. Inoltre, risulta difficile distinguerle dalle diversità socialmente condizionate che, invece, sono molto maggiori di quanto si riteneva nel passato. " Non si nasce donna, scriveva Simone de Beauvoir: lo si diventa ".

Per molti secoli, si ritenne che il contributo della donna alla società si riducesse al suo ruolo di sposa e di madre. Inoltre, si dava per scontato che a lei spettassero i lavori domestici. La donna a stento aveva adito al sistema educativo e i suoi diritti legali furono sempre inferiori a quelli dell'uomo. Questa discriminazione si conciliava spesso con una esaltazione rettorica della sublimità della sua missione. " La donna, scriveva Honoré De Balzac, è una schiava che bisogna saper porre su di un trono ".

Spesso gli atteggiamenti antifemministi furono interiorizzati dalle donne stesse. Ricordiamo, per esempio, che santa Teresa d'Avila non si riteneva degna della contemplazione perché era " donna e non buona, ma vile ". Però, aggiungeva, Dio le dava " forze da uomo ". Qui, si potrebbe dimostrare che il discorso dell'oppresso suole essere il discorso dell'altro.

Sebbene Olimpia De Gouges abbia proclamato già durante la Rivoluzione francese del 1789 la " Dichiarazione dei diritti della donna e della cittadina ", quello che noi chiamiamo il movimento femminista sorse verso il 1830-1840 negli Stati Uniti e in Inghilterra. In Spagna, passarono quasi altri cent'anni prima che apparissero i primi gruppi organizzati e, di fatto, la Spagna non fu rappresentata in nessuno dei congressi internazionali di donne che furono celebrati verso la fine del secolo XIX. Quel primo femminismo si concentrò talmente sul voto alle donne che le promotrici erano conosciute come " suffragiste ".

Nel movimento femminista d'oggi, ci sono due tendenze principali: il femminismo radicale (rappresentato in Spagna dal Partito Femminista), secondo cui l'antagonismo decisivo non è quello che esiste tra capitale e lavoro, o tra le razze, ma quello che esiste tra l'uomo e la donna, o, in altre parole; l'autentico sistema oppressore non è il capitalismo , né il razzismo, ma il patriarcato. Invece, il femminismo socialista, fedele alla tradizione marxista, ritiene che il principale beneficiario del lavoro domestico della donna non è l'uomo, ma il sistema capitalista: la donna, infatti, garantisce la riproduzione delle forze di lavoro, come anche il suo ricupero quotidiano, e permette agli altri membri della famiglia di scaricare in casa le loro frustrazioni di lavoro. Conseguentemente, questa forma di femminismo non attacca in primo luogo la struttura sessuale gerarchica, ma il sistema capitalista. Esiste, però, una corrente revisionista all'interno del femminismo socialista che cerca di elaborare una sintesi tra la teoria marxista del potere e la teoria del femminismo radicale sul patriarcato. Questa è la teoria del patriarcato capitalista.

Sebbene ci sia ancora molto cammino da fare, i progressi realizzati fino ad oggi non possono essere sottovalutati. Fino a pochi anni fa, le leggi spagnole consideravano la donna, e soprattutto la donna sposata, come una minorenne il cui tutore era il marito: era obbligata a seguirlo dovunque egli fissasse la sua residenza e a obbedirlo; non aveva la patria potestà sui figli, in quanto il padre poteva perfino darli in adozione senza che lei si intromettesse; aveva bisogno del permesso del marito per lavorare; inoltre, questi aveva il diritto di riscuotere il salario di sua moglie; ecc. In conformità all'articolo 14 della Costituzione spagnola, sono scomparse oggi tutte le discriminazione giuridiche dannose alla donna, ma purtroppo non è ancora affermata in assoluto l'uguaglianza di fatto. Anche l'accesso ai livelli più alti del sistema educativo è migliorato notevolmente: durante il 1961 1962, le donne rappresentavano nell'Università il 23,4% di studenti; nel 1980-1981, erano già il 42,5%. Sono tuttavia peggiori le opportunità di lavoro offerte alla donna, sia in quantità che in qualità.

La situazione della donna non è migliorata troppo neanche nella Chiesa. Questa, nel mondo occidentale, è probabilmente la più maschilista delle istituzioni. Il non prendere consapevolezza di questo problema potrebbe avere conseguenze gravi. La Chiesa ha perduto nel secolo XVIII gli intellettuali; nel secolo XIX, gli operai. Potrebbe perdere nel secolo XX le donne, se non sarà in grado di comprendere le loro istanze legittime.

Bibl. - Aa.Vv., La donna nella Chiesa e nel mondo, Ed. dehoniane, Napoli, 1988. Aubert J.M., La donna. Antifemminismo e cristianesimo, Ed. Cittadella, Assisi, 1976. Beauvoir S. De, Il secondo sesso, Ed. Il Saggiatore, Milano, 1961. Friedan B., La mistica della femminilità, Ed. Comunità, Milano, 1976. Giovanni Paolo II II, Lettera Apostolica Mulieris dignitatem, 15.8.1988. Quéré F., Le donne nel vangelo, Ed. Rusconi, Milano, 1983. Riva A., " Femminismo ", in: Nuovo Dizionario di Spiritualità, Ed. Paoline, Cinisello B., , pp. 638-655. Spagnoletti R., I movimenti femministi in Italia, Ed. Savelli, Roma, 1975.



Autore: L. González-Carvajal
Fonte: Dizionario sintetico di pastorale (Casiano Floristan - Juan Josè Tamayo)


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