Fanatismo


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Etimologicamente, fanatismo proviene dal latino fanum (tempio, luogo sacro). Di qui, fanaticus passò a significare: " sacro, appartenente alla divinità ", applicando ciò ai sacerdoti di Baal, di Cibele e di altre divinità. Alcuni dei tratti che emersero in essi saranno caratteristici dei fanatici di tutti tempi: l'esaltazione corporale e dell'animo, il furore, la suggestibilità, la pretesa di possedere l'ispirazione divina, lo sviluppo di un comportamento distruttore.

La parola non ha mai avuto un senso neutro. Fin dai suoi primi usi, ha avuto connotati negativi, usata come arma per screditare l'avversario. Esiste, pertanto, un certo relativismo nel suo uso: quello che alcuni qualificano come fanatico può essere ritenuto da altri un atto di eroismo. Il termine, già nell'epoca moderna, cercò una riabilitazione da parte di movimenti di orientamento totalitario.

Il concetto è stato coniato sullo stampo della nostra cultura occidentale, probabilmente perché solo in essa c'è stata una transizione storica, piuttosto brusca, dal dogmatismo al criticismo. I liberi pensatori, che diffusero questo termine nel secolo XVIII, portavano come modello l'intolleranza dell'Inquisizione e l'entusiasmo insensato di certi settari.

Le definizioni moderne iniziano partendo dalla identificazione di elementi conoscitivi (il fanatico manifesta un'attenzione selettiva), motivazionali (il fanatico possiede una reazione molto forte, che sta alla radice della sua dedizione incondizionata e ostinata), e emozionali (passione ed esaltazione). Tutto ciò si traduce in un comportamento di intolleranza verso l'avversario, di ansia combattiva per imporre le proprie idee, di violenza pre-giustificata e di proselitismo entusiasta.

Stando così le cose, si può definire il fanatismo come un'intensa adesione affettiva ad un'idea, socialmente condivisa, a cui si concede un valore assoluto. Per realizzare questa idea, si è decisi a distruggere in suo nome qualsiasi ostacolo che vi si opponga.

Si possono fare varie classificazioni del fanatismo, a seconda del criterio che si adoperi. Secondo il suo oggetto, si può parlare di fanatismo religioso, politico, etnico, morale, scientifico, artistico, o di altri aspetti concreti (" tifoserie " sportive). Per la componente attitudinale prevalente, si può distinguere tra fanatismo intellettuale, emozionale e comportamentale. Per l'identità del soggetto fanatico, ci può essere un fanatismo individuale, o di gruppo (una sètta estremista), perfino massiccio (le grandi concentrazioni popolari del nazismo), o istituzionale (le pratiche inquisitorie). Infine, il fanatismo può essere il risultato di una situazione concreta, o un tratto isolato della personalità, ma può anche essere una struttura permanente del carattere. È possibile ancora distinguere un fanatismo originario (ha la sua radice nell'individuo stesso) da un fanatismo derivato (dalla personalità del leader).

Nella storia dell'evoluzione del concetto, bisogna segnalare due grandi tappe che si incontrano nel secolo XVIII. La prima iniziò con la proclamazione del carattere assoluto dell'autorità degli imperatori romani, dopo che l'ebbero legittimata attribuendosi un'origine divina. Il fanatismo istituzionale conseguente fu continuato, con modi analoghi, dagli imperatori cristiani e da altre autorità religiose e politiche (" guerre sante ", pratiche dell'Inquisizione...). I cosiddetti " movimenti cristiani estremisti " (Mühlmann) opposero al fanatismo ufficiale un altro di segno opposto, in cui si univa la tendenza millenarista del cristianesimo con il dualismo gnostico-manicheo (questo fatto costituisce una costante storica: il fanatismo istituzionale provoca la fanatizzazione dei gruppi che vi oppongono resistenza).

La Rivoluzione francese, che segna l'inizio della seconda tappa, è un modello di fanatismo moderno. La tendenza ad assolutizzare un valore si sposta verso cause di tipo secolare (la patria, il popolo, la libertà). Il fenomeno non è semplicemente secolarizzatore, ma sacralizzatore del secolare. Appaiono nuove forme di " guerra santa " in nome di ideali assoluti (rivoluzione, patria, senso della storia): ciò che viene razionalizzato sono unicamente i procedimenti, per renderli più efficaci (per esempio: i campi di concentramento). È verosimile l'ipotesi secondo cui i movimenti radicali socio-rivoluzionari, le correnti che stanno all'origine del terrorismo, i totalitarismi politici, non sarebbero altre che prolungamenti storici del millenaria di influsso dualista, che caratterizza i movimenti eretici radicali della prima tappa del fanatismo. Tra l'intolleranza dei primi tempi e quella dei tempi moderni, la visione di un mondo nettamente diviso tra il bene ed il male (visione metafisico-religiosa, impazienza storica nel voler distruggere il male, propria dei millenarismi, costituiscono il filo conduttore.

Come tutte le " grandezze " psico-sociali, il fanatismo ammette ovviamente delle graduatorie. Oltre alle forme più " pure ", si possono osservare nella nostra società forme attenuate che possono provenire dalla insicurezza propria di tutte le epoche di cambiamenti sociali accelerati. La anomìa (assenza di norme dei comportamenti) provoca la polarizzazione nel valore " sicurezza " (attenzione selettiva), l'emozionalità nel giudizio, l'intolleranza indiscriminata nella condanna. Modalità variabili e miste di fanatismo sono solite apparire in momenti di crisi sociale, come accompagnamento " logico ", per il loro carattere semplificante, di una problematica che oltrepassa gli orizzonti soliti.

Bibl. Aa.Vv., Le sètte religiose, Ed. Ancora, Milano, 1996. Adorno Th., Lezioni di sociologia, Torino, 1968. Palazzini P., " Fanatismo ", in: Enciclopedia Cattolica, V, Città del Vaticano, 1950, coll. 1009-1010. Ricca P., " Fondamentalismo ", in: Enciclopedia del Cristianesimo? Istituto De Agostini, Novara, 1997, p. 314.



Autore: J. Martínez-Cortés
Fonte: Dizionario sintetico di pastorale (Casiano Floristan - Juan Josè Tamayo)


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