Dogma


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La parola dogma deriva dal verbo greco dokèin, il cui significato è duplice: a) credere, essere del parere; b) decidere. Ciò diede origine a due sensi nell'antichità: sul piano filosofico, opinione dottrinale di una scuola filosofica o di un filosofo; sul piano politico: ordine, decreto, disposizione dettata dall'autorità legittima.

Nel NT, si usa, alle volte per riferirsi ad un editto imperiale (Lc 2,1; At 17,7); altre volte, come nel caso degli scritti paolini, per indicare la legge dell 'AT (Ef 2,15; Col 2,14). Gli Atti degli Apostoli usano dògmata e la forma èdoke da dokèin per riferirsi alle decisioni prese dagli Apostoli riuniti in concilio a Gerusalemme (At 15,22.25.28; 16,4).

I Padri apostolici applicano il termine all'insegnamento di Gesù e degli Apostoli e alla dottrina rivelata del vangelo. Il dogma viene a designare l'obbligatorietà delle parole di Gesù nella prassi dei cristiani.

Con la parola dogmata, la patristica posteriore si riferisce anche, e in varie occasioni, ad una dottrina falsa, ad una eresia. Dogma non significa, pertanto, la dottrina cattolica ufficiale, ma qualsiasi tipo di dottrina. Fra l'ambiguità e l'imprecisione in cui si muove l'uso del termine lungo tutto il Medioevo, va ricordato il significato particolare dato da san Vincenzo di Lérins e sarà quello che finirà per imporsi in seguito.

Secondo lui, il dogma è la dottrina della fede della Chiesa, arrivando ad equiparare rivelazione e deposito della fede. A partire dal Concilio di Trento e nella linea di Vincenzo di Lérins, con la parola dogma, si pone l'accento sulla certezza oggettiva della rivelazione con scapitò del contenuto e della situazione personale della fede.

Nei tre secoli successivi, si andrà fissando con maggior precisione tutto ciò che si riferisce alla competenza del Magistero nella definizione dei dogmi, il suo carattere vincolante e il doveroso rispetto. Così, avviene un processo restrittivo del dogma, il cui punto culminante è la Costituzione Dei Filius, del Concilio Vaticano I, dove si afferma: " Sono poi da credersi con fede divina e cattolica tutte quelle cose che sono contenute nella parola di Dio scritta o trasmessa per tradizione, e che la Chiesa, sia con solenne giudizio, sia con magistero ordinario e universale, propone da credersi come divinamente rivelate " (DS 3011).

Teologi come Rahner, Lehmann, Kasper e altri ritengono che la comprensione del dogma, come appare nel Vaticano I, non raccoglie " nemmeno " (Kasper) la ricchezza e complessità che aveva questo termine nel Medioevo; pone eccessivamente l'accento sull'elemento formale dell'autorità, trascurando altri elementi ugualmente importanti e costitutivi del dogma.

Il fatto stesso dell'esistenza di dogmi nel cristianesimo è stato oggetto di forti critiche da diverse parti. Così, per esempio; la riforma protestante, che fa della Scrittura la fonte e la norma di ogni dottrina e autorità; la ragione illuminista, che dà il suo assenso intellettuale e vitale solo a ciò che la ragione ha esaminato, valutato e riconosciuto come accettabile; l'esegesi positivista, che si propone di liberare il NT dai suoi presupposti dogmatici e di identificare il Gesù della storia, spogliandolo del suo involucro dogmatico; la teologia liberale, che ritiene il dogma " un'opera della mente greca sulla base del vangelo " (Harnack); la teologia modernista, secondo cui i dogmi sono il prodotto di una lunga evoluzione; la filosofia del linguaggio, per cui i dogmi, o sono privi di senso, o sono sprovvisti di un carattere conoscitivo.

I dogmi costituiscono un ostacolo, molte volte difficile da salvare, per giungere fino al vangelo. C'è una tendenza, che si può notare anche tra i credenti, a vedere un abisso profondo tra la buona e lieta notizia della libertà dei figli di Dio e il dogma cristiano. L'esistenza dei dogmi e la loro recezione incondizionata da parte di tutti i credenti ricordano spesso fenomeni poco piacevoli come l'inquisizione, i roghi, l'indice de, libri proibiti, l'opposizione e la resistenza della Chiesa ai progressi della scienza quando questi entravano in conflitto con la visione cristiana del mondo, gli attentati ecclesiastici contro la libertà di coscienza, di pensiero, di indagine e di espressione.

Due sono i problemi che la teologia si pone nei riguardi dei dogmi: la loro evoluzione e la loro ermeneutica. Riguardo all'evoluzione dei dogmi, ecco alcune domande che esigono una risposta: si può parlare di una vera evoluzione dottrinale nel cristianesimo, in modo simile a come si parla di evoluzione nei campi della scienza e del pensiero? C'è coincidenza e continuità tra la rivelazione originaria e i dogmi posteriori? Aggiungono qualcosa di nuovo i dogmi al contenuto costitutivo della fede fissato nell'età apostolica?

La distanza temporale e socio-culturale tra l'epoca in cui si formularono i dogmi e le epoche posteriori impone in maniera categorica la necessità di giungere ad una interpretazione che consenta di scoprire il significato dei dogmi in ogni situazione storica e distinguere adeguatamente il nucleo immutabile ed infallibile dallo schema mutabile in cui fu espresso. Conviene tener presente, a questo riguardo, che gli interventi del Magistero ecclesiastico sono spesso " regolamentazioni del linguaggio ", come ha fatto notare Rahner. Occorre quindi badare più all'intenzione che alle formulazioni letterarie.

Una teologia e una catechesi che vogliano essere fedeli alla tradizione viva della Chiesa ed essere attente ai segni dei tempi, sono alle prese con questa sfida: " Mostrare i dogmi non solo come formalmente obbligatori, ma anche come pieni di senso in sé, illuminanti per l'uomo e realizzabili per la fede nel mondo d'oggi " (Kasper). È una sfida tutt'altro che facile, e, d'altra parte, irrinunciabile.

Bibl. - Congar Y., La fede e la teologia, Roma, l967. Forte B., La teologia come compagnia, memoria e profezia. Introduzione al senso e al metodo della teologia come storia, Ed. Paoline, Cinisello B., 1987. Kasper W., Il dogma sotto la Parola di Dio, Ed. Queriniana, Brescia, 1968. Mansini Guy F., " Dogma ", in: Dizionario di Teologia Fondamentale, Ed. Cittadella, Assisi, l990, pp. 343-353. Rahner K. - Lehmann K., Kerigma e dogma, in: Aa.Vv., Mysterium Salutis, 2, Ed. Queriniana, Brescia, 1968, pp. 166-269. Ratzinger J., Storia e dogma, Milano, 1971.




Autore: J.J. Tamayo
Fonte: Dizionario sintetico di pastorale (Casiano Floristan - Juan Josè Tamayo)


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