Discernimento


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Discernimento è una parola che è diventata fortemente attuale. Forse in un modo o in un altro, non fu mai assente dalla prassi cristiana: " è viva nei vangeli, è oggetto di riflessione nelle lettere... " (J. Guillet). Il cristiano ne ha sempre sentito la necessità. Ciò nonostante, con la terminologia e con certe caratteristiche nuove, è un tema postconciliare. Nel 1973, apparve una tesi di laurea che aprì il cammino (G. Therrien), senza poter dare una bibliografia specializzata completa.

Il discernimento cristiano ha per obiettivo quello di scoprire la volontà di Dio per viverla. È, in altre parole, captare la voce di Dio in mezzo ad un coro di voci. Dove molti pensano di incontrare le loro forme di vedere, il discernimento cerca di penetrare nella verità. E questo, non per il prurito di contemplare la verità, ma per vivere questa verità scoperta o captata. Per questo, il discernimento è più nella linea dell'ortoprassi che in quella dell'ortodossia (E. Dussel).

La tradizione, forse più di tutti sant'Ignazio, ha parlato di discernimento degli spiriti. È quasi certo che la terminologia fosse l'occasione perché il contenuto del discernimento fosse dimensione interiore della vita cristiana. Senza negare l'importanza di questo aspetto, il discernimento ha allargato il campo: " Il discernimento cristiano deve estendersi oggi alla vita pubblica e comunitaria dei credenti, alle loro dimensioni politiche, e non restringersi fondamentalmente alla dimensione della cosiddetta "vita spirituale", o "vita interiore" delle anime pie " (E.M. Ureña). Per questo, si può parlare, con tutta esattezza, di discernimento e politica (J.B. Libanio).

Ci furono dei tempi in cui c'era poco da discernere. Tutto era già stato contemplato dalla legge. Se questa poi non aveva tenuto presente questa o quest'altra circostanza, ci pensava il superiore a farne le veci. Non rimaneva che obbedire. Questo valeva soprattutto per la vita religiosa, ma ciò si poteva dire anche dei cristiani impegnati in movimenti, ecc.

Per questo, nei gruppi più tradizionali, il discernimento è visto, ancora oggi, come non necessario. Non solo, ma è visto addirittura come una mancanza di fiducia nella chiaroveggenza del legislatore e del superiore: questi tengono il posto di Dio e perciò vedono sempre ciò che conviene fare da parte di chi ha promesso obbedienza. In questo senso, Il Cammino, il manuale non solo dell'Opus Dei, ma anche del tradizionalismo mascherato, è stato considerato come " l'annullamento del discernimento " (J.M. Castillo). A questo libro, se ne potrebbero aggiungere tanti altri.

La comunità cristiana entra per diritto proprio nel discernimento cristiano. Quando san Paolo dice: " Vagliate ogni cosa " (1 Ts 5,21), si rivolge alla comunità. È certo che lo stesso Paolo parla di un dono chiamato " il dono di discernere gli spiriti " (1 Cor 12,10). Sembra, però, che si riferisca unicamente al discernimento dell'origine dei fenomeni carismatici. Comunque, non sembra unito al dono della presidenza. Il discernimento va piuttosto messo in relazione con quanto dice Mt 18,20: " Dove sono due o tre riuniti nel mio nome, lì sono io in mezzo a loro ".

Il Concilio Vaticano II ha fatto un piccolo passo avanti in questo senso. Oltre a LG 12, che valorizza il compito di coloro che " presiedono " nel discernimento, occorre leggere anche GS 4, 11 e soprattutto 44, dove si afferma che " è dovere di tutto il Popolo di Dio, soprattutto dei pastori e dei teologi... interpretare i vari modi di parlare del nostro tempo, e di saperli giudicare... ". Nonostante il clericalismo del testo, è comunque un passo avanti che non va sottovalutato, come va anche tenuto presente il progresso di GS rispetto a LG.

Un atto di discernimento cristiano non va confuso con un atto di altra natura. Uniti, non contro. Non siamo di fronte ad un atto asettico. Siamo davanti ad uno dei punti chiave del vangelo vissuto.

La cosa prima e fondamentale è quella di riunirsi nel nome del Signore. Prendere consapevolezza della presenza e dell'azione dello Spirito in un gruppo di credenti è una cosa indispensabile. Lo Spirito è " lo Spirito della verità " (Gv 14,17).

Non si possono, però, nemmeno dimenticare i meccanismi umani di ogni riunione che cerca la verità. Probabilmente, questi fattori sono quelli che sono stati meno tenuti presenti, soprattutto nei gruppi più pii. Il fatto che il boom del discernimento abbia coinciso con la boccata d'ossigeno portata dal Concilio nel cristianesimo impedì che questi meccanismi umani venissero trascurati. Però, ciò nonostante, è probabile che non abbiano avuto tutta l'importanza che si sarebbero meritata. Forse non si poteva chiedere di più in quel punto concreto della vita della Chiesa.

Tra questi meccanismi, c'è da ricordare la preparazione della riunione (anche qui: riunione non preparata = riunione fallita). C'è una grande differenza dall'annuncio che è un invito sincero all'annuncio che è presentato quasi come una sfida. Poi, viene la celebrazione della riunione con una presenza democratica libera, sincera e coerente, dove sia possibile superare soprattutto le affinità affettive e i pregiudizi che sogliono ostacolare la libertà interiore. Infine, occorre accettare e appoggiare il risultato, cercando i mezzi adeguati per " sfruttare " questo risultato.

Senza riferimenti concreti, è impossibile un discernimento cristiano. GS 4 parla della " luce del vangelo ". Il vangelo è innanzitutto la persona di Gesù. La sequela di Cristo si presenta dunque come il criterio per antonomasia quando si tratta di discernere le situazioni vitali tanto personali quanto comunitarie.

Questo criterio non sembra contestato da nessuno. Ciò che è difficile, e che è una possibile occasione di dissenso, è una maggiore determinazione di questa sequela di Cristo. Probabilmente valgono questi due criteri di precisazione circa il fondamento indiscutibile di Gesù: primo, le tendenze cristologiche di un periodo determinato della storia. Sebbene anche queste siano plurali, e conviene che lo siano, è difficile negare che esistono tendenze storiche, di predominio storico. Negare che anche qui la voce del popolo sia la voce di Dio, potrebbe significare gettare sassi nella piccionaia. Secondo, bisogna badare ai carismi particolari: comunque siano questi carismi, sono " una manifestazione particolare dello Spirito per il bene " (1 Cor 12,7). Anche qui, si devono tenere presenti le necessità comuni, quelle prioritarie che un'epoca storica ha percepito o scoperto. Supponiamo, per esempio, la fame, la violenza, la disoccupazione, la droga, l'ingiustizia delle strutture... Che cos'è che non aiuta a superare queste piaghe?

Bibl. - Barruffo A., " Discernimento ", in: Nuovo Dizionario di spiritualità, Ed. Paoline, Cinisello B., , pp. 419-430. Gay R.M., Vocazione e discernimento degli spiriti, Ed. Paoline, Roma, 1963. Gozzelino G., Al cospetto dì Dio. Elementi di teologia della vita spirituale, Ed. Elle Di Ci, Leumann (Torino), 1989, pp. 222-241. Pigna A., La vocazione. Teologia e discernimento, Ed. Teresianum, Roma, 1976. Rondet M., Formazione al discernimento spirituale personale e comunitario, Ed. Ancora, Milano, 1975. Thomae H., Dinamica della decisione umana, PAS-Verlag, Zurigo, 1964.




Autore: A. Guerra
Fonte: Dizionario sintetico di pastorale (Casiano Floristan - Juan Josè Tamayo)


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