Diaconato


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Il termine diacono significa: colui che serve a mensa, il servitore. In san Paolo, equivale a servo di Dio o della comunità. In due occasioni, Cristo è chiamato diacono (Rm 15,8 e Gal 2,17). Infine, si chiama diacono colui che esercita un determinato ministero nella comunità (Fil 1,1; 1 Tm 3,8), cioè, chi svolge un servizio per i fratelli e gli uomini o comunque in solidarietà. Il diaconato fu fin dall'inizio della Chiesa un servizio speciale caratterizzato dall'aiuto per il culto, per l'assistenza ai poveri e per la guida della comunità. Ricordiamo che le due agàpi (quella di Dio e quella per i poveri) formavano una unità. In altre parole: il cristianesimo evangelico pose l'accento sulla diaconìa e sulla liturgia, usando sia il verbo diakonéo che il verbo leitourghéo, senza opporli. Infatti, l'elemento decisivo è il servizio ai fratelli partendo dall'altare, e la liturgia è una diaconìa.

Molto presto, il sacramento dell'Ordine fu diviso in tre ministeri ordinati: l'episcopato, il presbiterato e il diaconato. Il diaconato fu importante per il fatto che consisteva in un servizio personale ai fratelli partendo dall'Eucaristia. I primi diaconi supplivano i presbiteri nella celebrazione di alcuni sacramenti, ammaestravano il popolo e amministravano i beni della Chiesa. Cominciarono a decadere col secolo V, quando l'assistenza venne istituzionalizzata ed appparvero altre forme stabili, come gli ospedali. La funzione diaconato venne ridotta al culto e finì per ritualizzarsi. Nella Chiesa d'Occidente, il diacono praticamente scomparve nel Medioevo, quando i ministeri furono ridotti al presbiterato e all'episcopato. Il diaconato divenne allora un periodo di preparazione, un passo antecedente o un grado di accesso al sacerdozio. I diaconi appaiono superflui nell'epoca carolingia, quando acquistano valore ed importanza gli stipendi di Messe. Allora, non c'era un'altra forma congrua di sostentamento. Perciò, i chierici e i diaconi cercarono rapidamente di accedere al sacerdozio. Per ragioni cultuali, basate sul potere e sul denaro, scompare il diaconato o diventa, come tutti gli ordini minori, una finzione. Nemmeno il Concilio di Trento risolse il problema dei ministeri inferiori al sacerdozio.

Il diaconato fu restaurato dal Concilio nel 1964 (LG 29) e regolato poi da Paolo VI nel 1967 (Sacrus diaconatus ordinem) e nel 1972 (Ad pascendum). È stato accettato dalle varie conferenze episcopali in modi differenti. L'ordinazione diaconale di laici fu vista in un primo tempo come una pericolosa clericalizzazione. D'altra parte, un laico delegato può fare quasi tutto quella che può fare una diacono ordinato: predicare, aiutare nelle celebrazioni, compiere varie opere di carità. Epppure, l'esperienza dei diaconi in vari paesi è stata generalmente positiva.

Il documento Ad pascendum afferma che il diacono è l' "animatore del servizio, ossia, della diaconia della Chiesa, nelle comunità cristiane locali, segno o sacramento dello stesso Cristo Signore, il quale non venne per essere servito, ma per servire ". Il servizio diaconale si rivolge verso due poli fondamentali: la comunità cristiana e l'umanità. Sembra necessario oggi il servizio alla persona e alla società mediante le opere di misericordia attualizzate dall'impegno sociale e dalla evangelizzazione.

Bibl. - Aa.Vv., Il diaconato nella Chiesa e nel mondo d'oggi, Ed. Gregoriana, Padova, 1968. Altana A., " Diacono ", in: Nuovo Dizionario di Spiritualità, Ed. Paoline, Cinisello B., 1989, pp. 393-401. Colson J., La funzione diaconale alle origini della Chiesa, Ed. Mame, Roma, 1962. Denis H. Schaller R., Il diaconato nel mondo d'oggi, Ed. Massimo, Milano, 1968. Marranzini A., Il ristabilimento del diaconato, in: " La Civiltà Cattolica ", 1965, II, 548-561.



Autore: C. Floristán
Fonte: Dizionario sintetico di pastorale (Casiano Floristan - Juan Josè Tamayo)


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