Culto


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Le parole di Gesù alla Samaritana: " È giunto il momento ed è questo, in cui i veri adoratori adoreranno il Padre in spirito e verità " (Gv 4,23), mostrano il culto cristiano come qualcosa di radicalmente nuovo, non solo rispetto al culto religioso naturale, ma anche rispetto a quello ebraico. Se il culto religioso è il complesso di atti coi quali gli uomini, singolarmente e collettivamente, cercano di esprimere il loro rapporto con la divinità, e se il culto del popolo ebraico era destinato soprattutto a commemorare ritualmente gli eventi salvifici della sua storia, il culto cristiano si concentra sull'atteggiamento, penetrato dallo Spirito di verità, con cui Gesù si rivolgeva al Padre, atteggiamento a cui partecipano quanti credono in lui.

Il culto religioso naturale e il culto della legge antica trovano nella persona e nell'opera di Cristo il loro compimento perfetto e il loro superamento definitivo. Gesù assunse un orientamento religioso nella sua vita e osservò le prescrizioni rituali del suo popolo, ma inserì in entrambe le cose uno spirito nuovo: richiese soprattutto la fedeltà allo spirito del culto, poiché, per esempio, senza la purezza di cuore, sono totalmente vane le purificazioni rituali (cf Mt 23,16-27). Inoltre, con la sua morte in croce, istituì un culto nuovo, definitivo e perfetto: " Infatti, se il sangue dei capri e dei vitelli e la cenere di una giovenca che si sparge su quelli che sono contaminati, li santificano, purificandoli nella carne, quanto piu il sangue di Cristo, che con uno Spirito eterno offrì se stesso senza macchia a Dio, purificherà la nostra coscienza dalle opere morte, per servire il Dio vivente? " (Eb 9, 13-14).

Il carattere centrale della persona e dell'opera di Cristo perla retta comprensione del culto cristiano fu messa in rilievo dal Concilio Vaticano II: " Dio, il quale "vuole che tutti gli uomini si salvino e arrivino alla conoscenza della verità" (1 Tm 2,4), "dopo avere a più riprese e in più modi parlato un tempo ai padri per il tramite dei profeti" (Eb 1,1), quando venne la pienezza dei tempi, mandò il suo Figlio, Verbo fatto carne, unto di Spirito Santo, ad annunziare la buona novella ai doveri, a risanare i cuori affranti, "medico di carne e di spirito", Mediatore tra Dio e gli uomini. Infatti la sua umanità, nell'unità della persona del Verbo, fu strumento della nostra salvezza. Per cui in Cristo "avvenne la nostra perfetta riconciliazione con Dio ormai placato e ci fu data la pienezza del culto divino" " (SC 5).

Il culto nuovo inaugurato da Cristo è spirituale, perché consiste essenzialmente nell'oblazione interna di amore e obbedienza compiuta da lui sulla croce, ma non nel senso che non abbia una manifestazione esterna. L'atto cruento della morte in croce fu il segno efficace della sua donazione amorosa al Padre, e fu necessariamente un atto esterno e sensibile. Il culto dei cristiani è anch'esso di indole spirituale: consiste, infatti, nella fede e nella carità con cui si aderisce alla persona e all'opera di Cristo. Però, possiede anche una manifestazione esterna, formata dal complesso di segni liturgici che significano e producono il contenuto salvifico dell'opera di Cristo.

Per istituzione di Cristo stesso, il contenuto spirituale del suo atto perfetto di culto, che si compi nel sacrificio della croce, è suscettibile di ri-attualizzazione mediante il rito esterno della Cena del Signore (cf Lc 22,19 ss). La Chiesa, consapevole del comando di Cristo, fin dai primi tempi fu fedele al carattere spirituale e sensibile del suo culto, cioè, alla qualità " sacramentale " dello stesso. Così, le riunioni cultuali dei cristiani erano accompagnate fin dall'inizio dalla " frazione del pane " (At 2,42). Per partecipare all'Eucaristia, era necessario essere stati incorporati nella Chiesa mediante il rito del battesimo, prescritto anche da Gesù (cf Mt 28,19) come condizione di vita nuova (cf Gv 3,5) e amministrato dagli Apostoli a partire dal giorno di Pentecoste (cf At 3,38- 41). Fin dal principio, gli Apostoli fecero anche uso del gesto dell'imposizione delle mani per comunicare lo Spirito ai battezzati (cf At 8,15 ss). A questi tre riti fondamentali, vennero aggiungendosi a poco a poco altre cerimonie e pratiche cultuali che col tempo costituirono il ricco complesso liturgico della Chiesa.

Un aspetto importante del culto liturgico cristiano è che, mentre il suo fine principale è quello di rendere gloria a Dio, il culto è nello stesso tempo destinato a produrre la santificazione profonda dell'uomo Così, la santificazione è, in ultima analisi, in vista del culto, poiché la salvezza in Cristo, frutto del suo culto al Padre, ha il suo termine nella glorificazione divina, fine supremo di tutta l'opera di Cristo e della Chiesa. È significativo che il CIC del 1983 parli del culto divino nella parte corrispondente alla funzione santificatrice della Chiesa, e afferma che " la Chiesa adempie la funzione di santificare in modo peculiare mediante la sacra liturgia " e " viene esercitato dal Corpo mistico di Gesù Cristo, cioè dal Capo e dalle membra, il culto di Dio pubblico integrale " (CIC, c. 834 § 1). " Tale culto allora si realizza quando viene offerto in nome della Chiesa da persone legittimamente incaricate e mediante atti approvati dall'autorità della Chiesa " (CIC, c. 834 § 2).

Il culto dei cristiani, in senso stretto, è quello reso a Dio. Tuttavia, " per favorire la santificazione del popolo di Dio, la Chiesa affida alla speciale e filiale venerazione dei fedeli la Beata Vergine Maria sempre Vergine, la Madre di Dio, che Cristo costituì Madre di tutti gli uomini, e promuove inoltre il vero e autentico culto degli altri Santi, perché i fedeli siano edificati dal loro esempio e sostenuti dalla loro intercessione " (CIC, c. 1186). La venerazione dei fedeli si estende anche alle reliquie dei santi e alle immagini sacre e, in genere, alle cose e luoghi che hanno qualche rapporto con il culto divino. Una menzione speciale merita il culto di adorazione che la Chiesa tributa all'Eucaristia come sacramento permanente della presenza del Signore (cf c. 898).

Bibl. - Aa.Vv., Costituzione conciliare sulla sacra Liturgia. Introduzione, testo e commento, Ed. Opera Regalità, Milano, . Bergamini A., " Culto ", in: Nuovo Dizionario di Liturgia, Ed. Paoline, Roma, 1984, pp. 333-340. Casel O., Il mistero del culto cristiano, Torino, 1966. Maldonado L., Secolarizzazione della Liturgia, Ed. Paoline, Roma, 1972. Vagaggini C., Il senso teologico della Liturgia, Ed. Paoline, Roma, .




Autore: J. Llopis
Fonte: Dizionario sintetico di pastorale (Casiano Floristan - Juan Josè Tamayo)


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