Croce


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La croce costituisce, insieme alla risurrezione, il nucleo centrale del mistero pasquale e quindi del cristianesimo. Esso possiede un carattere staurocentrico (stauròs = croce) che non può essere sottovalutato. Però, la croce risulta, nello stesso tempo, una delle realtà più paradossali della nostra fede. Come già ricordava san Paolo ai cristiani di Corinto, predicare un Messia crocifisso era uno scandalo per i Giudei ed una stoltezza per i pagani: la croce, infatti, rappresentava il fallimento massimo e definitivo per chi pretendeva di liberare il popolo dalle catene dell'oppressione.

Appunto per eliminare o almeno per attenuare quanto di scandaloso, tragico e brutale c'era nella croce di Cristo, sorsero molto presto e si susseguirono lungo la storia del cristianesimo, spiegazioni teologiche con lo sforzo di rendere coerente e ragionevole il fatto della croce. Citiamo, tra le altre spiegazioni: la teologia del riscatto, del sacrificio, della soddisfazione vicaria, dell'immolazione e della sostituzione penale. Sono tutte spiegazioni che hanno occupato un grande posto nella riflessione teologica, nella vita cristiana e nella spiritualità. In questo sforzo per rendere comprensibile razionalmente il mistero della croce, si diede uno scarso interesse all'evento storico, eccetto in alcuni particolari più aneddotici. L'intento principale era quello di dimostrare la necessità della morte di Cristo come un passaggio obbligato per giungere alla riconciliazione dell'umanità peccatrice con Dio. In queste teologie, è difficile trovare riferimenti alla liberazione. Per questo, c'è chi ha affermato, e con ragione, che " molte teologie della croce hanno svolto il ruolo di una ideologia " (Duquoc).

Lutero usa l'espressione " teologia della croce " nella disputa di Heidelberg (anno 1518) per definire la sua teologia esistenziale di fronte alla " teologia della gloria " della Scolastica razionalizzante e per mettere in questione il discorso vacuo e superbo della ragione come via di accesso alla conoscenza di Dio. Il criterio formale della conoscenza di Dio non è altro, secondo Lutero, che la croce: " In Cristo crocifisso, si trova la vera teologia e la conoscenza di Dio ".

Il rilievo che si è soliti fare alla teologia luterana della croce è che, nei suoi scritti ai contadini rivoluzionari, calca l'accento sulla mistica del soffrire e dell'umile sottomissione alle autorità. Dimentica la polemica del Dio crocifisso contro la superbia e l'oppressione e passa sopra alla forza critico-liberatrice della croce.

La teologia riformata della croce fu presto abbandonata in seno stesso al protestantesimo e a stento rimasero tracce di essa nel protestantesimo liberale. Il suo recupero avvenne nel secolo XX, dapprima nella teologia dialettica di K. Barth e di Bonhoeffer, e poi in Moltmann.

Secondo Barth e Bonhoeffer, la trascendenza di Dio si esprime nel suo annientamento, nella kènosis. Tutta la Bibbia, osserva Bonhoeffer, " rimanda alla debolezza e alla sofferenza di Dio; solo il Dio che soffre ci può aiutare ".

Però, è stato Moltmann che, collocandosi nell'orbita paolina e ricollegandosi con la migliore tradizione luterana, è giunto ad una riflessione sulla croce che ha superato le strettezze e i limiti precedenti.

Secondo Moltmann, la croce costituisce il principio ermeneutico e il centro di tutta la teologia cristiana; è la porta aperta ai problemi e alle risposte di questa terra. Alla domanda sul significato della croce di Gesù per Dio stesso, Moltmann risponde che non si tratta di un evento che coinvolge soltanto Gesù, ma che tocca in pieno anche Dio stesso. Nella croce, avviene la rivelazione di Dio per l'uomo; in essa, si completa e giunge alla sua pienezza l'incarnazione di Dio.

La croce rivela un Dio sofferente che muore sulla croce di Cristo, un Dio sensibile al dolore umano e solidale con esso partendo dall'esperienza della propria sofferenza, un Dio che, per usare un'espressione di Whitehead, " soffre in confraternità ". La passione di Dio non si riduce, però, a un sentimento passivo, né ad un esame contemplativo del mondo: è un atteggiamento dinamico, una vicinanza appassionata e impegnata. Dio si duole del dolore del mondo, lo fa suo e si identifica con esso. Non lo fa per mantenere gli uomini nell'amarezza del soffrire, ma per trasformare la passione in liberazione, per ridare il senso della vita a coloro che lo hanno perduto, per procurare la gioia di vivere a quelli che sono immersi nello sconforto più profondo.

Questa immagine di Dio entra in collisione con la visione teista di un Dio impassibile, insensibile al dolore umano, motore immobile.

Anche la Trinità va pensata dalla croce e questa va interpretata come evento trinitario tra il Padre che ama e il Figlio che è amato nello Spirito. In questo modo, la Trinità cessa di essere una semplice riflessione inutile su Dio o un circolo chiuso su se stesso, ma ricupera la sua dimensione salvifico-liberatrice.

A partire da Moltmann, sta avvenendo, tanto nella teologia cattolica quanto in quella protestante, un'accentuazione della croce come evento storico, cioè, come conseguenza del conflitto tra Gesù e le autorità dominanti e come risultato della sua predicazione e prassi sovversive. Così, la memoria passionis Jesu è interpretata come un ricordo pericoloso e sovversivo che stimola ad agire contro la sofferenza nell'orizzonte della libertà (Metz).

Bibl. - Bernardo Fl. Di, Croce e salvezza nella storia della spiritualità cristiana, Ed. Elle Di Ci, Leumann (Torino), 1984. Forte B., Gesù di Nazaret, storia di Dio, Dio della storia, Ed. Paoline, Roma, . Lippi A., Teologia della gloria e teologia della croce, Ed. Elle Di Ci, Leumann (Torino), 1982. Moltmann J., Il Dio crocifisso. La croce di Cristo, fondamento e critica della teologia cristiana, Ed, Queriniana, Brescia, 1973. Salvati G.M., Teologia trinitaria della croce, Ed. Elle Di Ci, Leumann (Torino), 1987.




Autore: J.J. Tamayo
Fonte: Dizionario sintetico di pastorale (Casiano Floristan - Juan Josè Tamayo)


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