Cristianità


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La parola cristianità indica il complesso di una società civile quando questa si identifica giuridicamente e sociologicamente con la Chiesa cristiana e coi suoi schemi. L'inizio della cristianità può essere fissato a partire dal 313, quando l'Imperatore Costantino I, con l'Editto di Milano, ordinò la fine delle persecuzioni alla Chiesa a cui concesse di essere religione lecita. In seguito, l'imperatore Teodosio fece del cristianesimo la religione di Stato. Da allora, per potere essere un cittadino di prima classe nell'impero romano, occorreva professare la fede cristiana.

Questa situazione di privilegio portò la Chiesa a commettere contro il paganesimo superstite, che si concentrava soprattutto nel mondo rurale (nei pagi), errori molto simili a quelli che l'impero aveva commesso nei riguardi del cristianesimo. I pagani furono perseguitati, o perlomeno, emarginati nell'organizzazione dello Stato e nella considerazione sociale. I templi pagani furono rasi al suolo o trasformati in chiese cristiane. L'eresia fu ritenuta delitto di Stato. Per questo, gli imperatori si fecero difensori acerrimi dell'ortodossia e giunsero perfino a convocare concili per stabilire ciò che era ortodosso e ciò che non lo era.

Durante il Medioevo, questa situazione subì qualche parziale modifica, in quanto l'autorità civile, rappresentata dall'imperatore, si scontrò con la società ecclesiastica comandata dal Papa. Però, questo scontro fu relativo, poiché l'autorità civile non poteva ottenere il riconoscimento dei sudditi se non riceveva la consacrazione religiosa dalle mani dell'autorità ecclesiastica. Da parte sua, il Papa non poteva portare avanti la sua politica temporale senza l'appoggio del braccio secolare delle autorità civili. Così, ci fu per parecchi secoli una lotta costante tra il papato e l'impero.

Però, si riteneva sempre che l'armonia delle due potestà fosse necessaria perché il mondo cristiano godesse la pace. Tuttavia, già nel secolo V, le due metà, quella occidentale e quella orientale, dell'Orbis romanus, reagirono in modo molto diverso al fenomeno maggiore rappresentato dalle invasioni germaniche. Si poteva pensare che l'Impero d'Oriente, così presto e così duramente attaccato (l'imperatore Valente perì nella sconfitta di Adrianopoli nel 378), sarebbe caduto inevitabilmente sotto la pressione dei barbari. Invece non fu così: con la sua capitale Costantinopoli, questo impero, chiamato tradizionalmente impero bizantino, riuscì a conservarsi e sopravvisse fino al 1453.

Questa divisione dell'impero in due parti diede origine all'esistenza di due cristianità: una, con capitale a Costantinopoli, o Bisanzio, e l'altra, governata da Roma, divenuta già capitale del nuovo impero che era una mescolanza di romani e di barbari. Questa divisione non riguardava fondamentalmente il credo e la pratica del cristianesimo, ma il suo sistema politico e sociale. La cristianità orientale riconosceva il Papa solo come patriarca d'Occidente, mentre in Oriente, sorsero vari patriarcati che sono giunti fino ai nostri giorni. Essi riconoscono tutti il patriarca di Costantinopoli come primate simbolico, senza nessun potere di giurisdizione. Nella cristianità orientale, si distinsero le Chiese slave, fra cui la principale fu quella russa, seguita da quella bulgara. Fra di esse, c'è un vincolo orizzontale di comunione, ma non di subordinazione.

La cristianità occidentale si sviluppò in modo straordinario , soprattutto con la scoperta dell'America per opera delle due nazioni cattoliche di Spagna e di Portogallo. Però, agli inizi del secolo XVI, la corruzione dell'amministrazione ecclesiastica faceva sentire dovunque la necessità di riforme. Queste si attuarono in due direzioni: una all'interno del cattolicesimo romano (Gesuiti, Carmelitani scalzi, ecc.). L'altra fu uno scontro aperto contro il Papato (Lutero, Zuinglio, Calvino). Questi ultimi passarono alla storia col nome generico di Protestanti.

Nella seconda metà del secolo XVI, gli elementi riformatori del cattolicesimo romano, spronati dalle drastiche rotture dei Protestanti, reagirono convocando il Concilio di Trento nel Nord Italia. A partire da allora, la cristianità si vide praticamente ridotta agli ambiti del cattolicesimo romano che abbracciavano ancora la maggior parte del mondo occidentale tanto europeo quanto americano. Nel secolo XVIII, dopo la Rivoluzione francese, avvenne il movimento dell'Illuminismo che si proponeva di liberare la società civile dalla tutela della Chiesa. La reazione della Chiesa a questi tentativi è quella che si può chiamare Controriforma, poiché il movimento iniziato col Concilio di Trento non cessò di essere un tentativo di riforma ? anche se in ritardo ?, in seno al cattolicesimo romano. Nel secolo XIX, i movimenti sociali, soprattutto il socialismo, principalmente di ispirazione marxista, pretesero non solo di liberarsi dalla tutela della Chiesa, ma di sostituirla pienamente in tutti i campi. Solamente col Concilio Vaticano II, nella seconda metà del secolo XX, la Chiesa cattolica romana rinunciò decisamente alla sua condizione di cristianità per ritornare alla sua condizione primitiva di Chiesa missionaria in una società la cui autonomia di valori fu pienamente riconosciuta.

Bibl. - Aa.Vv., Storia della Chiesa Cattolica, Ed. Paoline, Cinisello B., 1990. Christophe P., La Chiesa nella storia degli uomini, Ed. SEI, Torino, 1989. Drago M. - Boroli A. (dir.), Enciclopedia del Cristianesimo, Istituto De Agostini, Novara, 1997, p. 205.




Autore: J.M. González Ruiz
Fonte: Dizionario sintetico di pastorale (Casiano Floristan - Juan Josè Tamayo)