Cristianesimo


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Il cristianesimo è la dottrina professata dai cristiani. Ora, questo nome ebbe origine in Antiochia di Siria dove " per la prima volta i discepoli furono chiamati cristiani " (At 11, 26). Questo nome fu dato loro in rapporto col nome di Cristo, forse dalla stessa amministrazione romana che si vide nella necessità di distinguere i cristiani come un gruppo distinto dal giudaismo, dal quale si differenziavano notevolmente. Per questo, il cristianesimo non è altro che il modo di designare quelli che seguono Gesù di Nazaret.

Gesù non ha mai preteso di fondare una nuova religione. Fu un Ebreo completo e si comportò come tale in tutta la sua vita. I racconti evangelici pongono sempre sulle sue labbra riferimenti alla Sacra Scrittura (Antico Testamento) per significare che il messaggio e l'agire di Gesù non sono una novità di fronte ai progetti divini palesi nei libri sacri. Per esempio, l'inizio della vita pubblica di Gesù avviene nella sinagoga di Nazaret, dove si rivolge la prima volta ai suoi compaesani leggendo un testo programmatico del profeta Isaia: " Lo Spirito del Signore è sopra di me; per questo mi ha consacrato con l'unzione, e mi ha mandato per annunziare ai poveri un lieto messaggio, per proclamare ai prigionieri la liberazione e ai ciechi la vista; per rimettere in libertà gli oppressi, e predicare un anno di grazia del Signore " (Is 61,1-2; 58,6). Dopo la lettura, Gesù ebbe l'ardire di aggiungere: " Oggi si è adempiuta questa scrittura che voi avete udita con i vostri orecchi " (Lc 4,21).

Da questa presentazione fino all'ultimo atto della sua vita, il richiamo di Gesù alla Scrittura fu continuo. Così, nel Getsemani, disse a coloro che erano venuti ad arrestarlo: " Ogni giorno ero in mezzo a voi a insegnare nel tempio, e non mi avete arrestato. Si adempiano dunque le Scritture! " (Mc 14,49).

Dopo la morte e la risurrezione di Gesù, i discepoli seguono la stessa traiettoria. Si rivolgono agli Ebrei partendo dal riferimento comune alle Scritture (At 2,14-36) e presentano Gesù come il compimento di tutta l'alleanza sancita da Dio con il popolo d'Israele. Si spiega anche così come, in un primo tempo, i discepoli (chiamati poi " cristiani ") continuassero a frequentare regolarmente il tempio di Gerusalemme (At 3,1).

Tuttavia, questo indubbio carattere giudaico del cristianesimo non impedisce ad esso di essere una vera novità di fronte al primo. Però, questa innovazione era stata annunciata e proclamata anticipatamente nelle antiche profezie. Ne risulta che il cristianesimo diviene in qualche modo il giudaismo autentico. Ciò è svolto da san Paolo nella sua lettera ai cristiani di Roma (cc. 9-11). Il giudaismo è come l'olivo buono, nel cui tronco è stato innestato l'oleastro. Quest'ultimo è simbolo dei pagani. Dall'olivo buono sono stati tagliati alcuni rami: sono quegli Ebrei che non accettarono il vangelo. Paolo è convinto che, se l'oleastro (i pagani) ha potuto essere innestato nell'olivo buono, ancor più i rami originali potranno un giorno essere innestati nuovamente nell'olivo buono (Rm 11,16- 21).

Così, dunque, il cristianesimo si presenta in mezzo alla cultura ecumenica dell'epoca come una chiamata universale, anche se il suo punto di partenza è l'antica Alleanza che Dio ha contratto con Abramo, e, più tardi, con Mosè. Sul piano dell'impero romano, il cristianesimo fu la prima religione che non si presentò con caratteri etnici. Le altre religioni, quella ebraica compresa, erano in qualche modo legate ad un determinato popolo o gruppo etnico. Per questo, l'impero romano, molto tollerante, formulò questo principio: " Cuius regio, eius et religio ", che significa: " Ogni regione ha la sua religione ". Il vero impulso ecumenico era dato dal culto imperiale al quale dovevano sottomettersi tutti i popoli. Gli stessi Ebrei che, per il loro rigoroso monoteismo, non potevano adorare l'imperatore, patteggiarono un modus vivendi, in forza del anale s'impegnavano a pregare per l'imperatore nelle loro sinagoghe e a pagare un censo speciale, il fiscus judaicus.

A dire il vero, gli Ebrei rinunciarono a qualcosa di essenziale della loro tradizione religiosa: il Regno di Dio. Secondo la concezione biblica autentica, solo Dio doveva essere il re della società umana. Con ciò, si evitava che alcuni individui o gruppi determinati imponessero la loro volontà agli altri, creando così tra gli uomini alcune differenze che non facevano parte del piano primitivo di Dio sulla creazione dell'uomo. Il primo peccato fu commesso da Caino che si arrogò arbitrariamente il potere sulla vita, potere che unicamente spetta a Dio. A partire da allora, gli uomini cominciarono a rifiutare Dio come unico re.

Quando Gesù cominciò la sua vita pubblica, proclamò questo messaggio molto semplice: " Il tempo è compiuto e il regno di Dio è vicino; convertitevi e credete al vangelo " (Mc 1,15).

Perché Dio sia l'unico re, occorre uguaglianza tra gli esseri umani. Per questo, il primo e più grande comandamento di Gesù è quello di " amarsi gli uni gli altri ". Tutta la letteratura del NT sarà basata su questo comandamento.

Logicamente, il cristianesimo, per poter continuare ad influire sulla società, deve essere trasmesso attraverso determinati gruppi umani. Il problema della Chiesa è connaturale al cristianesimo. Gesù stesso convocò un gruppo di discepoli e stabilì un'organizzazione rudimentale, in cui l'essenziale era di ammettere Dio come l'unico re e Gesù come l'unico inviato da Dio per estendere il suo Regno. Questa comunità primitiva andò estendendosi ed ampliandosi come esigevano le circostanze. Così, possiamo dire che non c'è un cristianesimo primitivo da considerare come il nucleo idillico a cui ci si dovrebbe riferire sempre nelle epoche posteriori. Nello stesso NT, appaiono già distinti tipi di comunità, che alle volte sono perfino in conflitto, latente o palese, tra di loro.

Il cristianesimo comporta certamente un complesso di dottrine su Dio, sul suo Regno, e sulla sua missione o invio. Sinteticamente, potremmo dire che si riallaccia con la fede ebraica in un Dio unico e trascendente, ma vi aggiunge la fede in una vita all'interno dell'unicità di Dio: il Padre " genera " il Figlio, e da entrambi " procede " lo Spirito Santo. La tradizione formulò, sempre imperfettamente, questa fede trinitaria, dicendo che " in Dio, c'è una natura e tre persone ". In altre parole: c'è un solo Dio, ma nell'interno di Dio bolle una vita misteriosa e un pluralismo che non rompe questa unicità.

Logicamente, si deduce di qui che Gesù è Figlio di Dio e, pertanto, uomo e Dio nello stesso tempo. Nella tradizione, anche in quella del NT, alle volte si sottolinea una cristologia dall'alto (si parte dal Figlio di Dio per continuare con la sua incarnazione umana), o una cristologia dal basso (si comincia con la sua realtà umana per salire alla sua condizione divina). L'accentuazione eccessiva di uno di questi poli farà perdere molti volte l'equilibrio al cristianesimo di tutti i tempi.

Il cristianesimo, appunto per il suo riferimento stretto alla tradizione profetica d'Israele, si guarda dall'identificare la fede con certe forme culturali o storiche. Si potrebbe dunque dire che il cristianesimo introdusse nel mondo religioso della sua epoca e del suo ambiente il primo inizio di secolarizzazione. La risposta di Gesù ( "Rendete a Cesare ciò che è di Cesare e a Dio ciò che è di Dio ": Mc 12,17) segna questo punto culminante.

Dio sarà veramente re del mondo quando non sarà più identificato con persone o simboli immanenti. Il crstianesimo è nato come una critica a qualsiasi usurpazione religiosa da parte di una autorità secolare.

Bibl. - A.P., " Cristianesimo ", in: Enciclopedia Italiana, Treccani, XI, pp. 963-965. Bozzetti G., " Cristianesimo ", in: Enciclopedia Cattolica, IV, Città del Vaticano, 1950, coll. 894-908. Brezzi P., " Cristianesimo ", in: Enciclopedia Filosofica, I, Venezia-Roma, 1957, coll. 1333-1342. Spiazzi R. (a cura di), Somma del Cristianesimo, 2 voll., Ed. Paoline, 1958.



Autore: J.M. González-Ruiz
Fonte: Dizionario sintetico di pastorale (Casiano Floristan - Juan Josè Tamayo)


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