Costituzione


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Possiamo definire la costituzione come il progetto politico fondamentale condiviso da un popolo in un dato tempo della sua storia. Si tratta di un complesso di norme fondamentali, difficilmente riformabile, che regolano l'organizzazione e l'esercizio del potere, come anche i diritti e i doveri dei gruppi e dei singoli.

Quantunque, in linea di principio, qualsiasi Stato possa avere una costituzione, tuttavia, si è soliti riservare il nome di governo costituzionale ai governi democratici. Soprattutto nel passato, molte costituzioni erano una concessione " graziosa " dei monarchi al popolo. Oppure erano frutto di un negoziato fra le due parti. Però, come erano allora, né le costituzioni elargite né le costituzioni patteggiate rispondevano veramente a ciò che è una costituzione, perché non riconoscevano la sovranità popolare. Si può parlare di costituzione solo quando è lo stesso popolo che la stabilisce mediante i suoi legittimi rappresentanti e la sancisce poi con il suo voto in un referendum.

Inizialmente, le costituzioni erano dichiarazioni di carattere programmatico prive di valore giuridico per cui raramente i loro princìpi riuscivano a tradursi in realtà concrete. Loewenstein le chiamava " costituzioni semantiche ". Oggi, invece, è logico ritenere come norme giuridiche i princìpi costituzionali, ed anche della massima importanza, in modo tale che qualsiasi legge contraria ad essi è una legge invalida.

Il procedimento per riformare la costituzione deve essere più complesso di quello che occorre per le leggi ordinarie. Se una costituzione potesse essere modificata con una semplice maggioranza parlamentare, sarebbe esposta alla manipolazione dei partiti che si succedono al governo. Questo sarebbe un mettere la costituzione a servizio dei governanti, mentre sono essi che devono essere sottomessi ad essa. Tuttavia, si deve evitare il pericolo opposto: rendere il cambiamento della costituzione così difficile che questa diventi presto non adattata alle necessità della società. Di fatto, tutte le costituzioni che riescono a durare molti anni ottengono questo risultato appunto perché vengono modificate. Pensiamo, per esempio, alla costituzione degli Stati Uniti e ai suoi numerosi emendamenti.

La Spagna, dopo la Francia, è il paese europeo che ha avuto il maggior numero di costituzioni (undici, dal 1808). La pretesa dei partiti di cambiare in precetti costituzionali vari punti dei loro programmi ebbe per risultato che ogni cambiamento di governo portò con sé un cambiamento di costituzione. Questa instabilità del testo costituzionale e le sbandate che ha subìto hanno contribuito, non c'è dubbio, a far sì che gli Spagnoli non abbiano un grande attaccamento alla loro costituzione, come si può costatare, invece, in altri paesi.

La costituzione attuale, invece, fu il risultato del consenso tra le varie forze politiche. Di fatto, il suo testo fu approvato in un referendum del 6 Dicembre 1978 con l'87,78% di voti. Soltanto il 7,38% votarono contro. Vi fu, tuttavia, una astensione del 32,89% concentrata, soprattutto, nei Paesi Baschi, come aveva chiesto il PNV. Ciò nonostante, il negoziato successivo sullo Statuto di Autonomia indusse il PNV e vasti settori della società basca ad accettare la costituzione.

Naturalmente, la ricerca di consenso tra gruppi le cui posizioni erano molto distanti costrinse all'uso di alcune formulazioni ambigue che non fecero altro che ritardare lo scontro al tempo in cui un punto in questione aveva da essere chiarito per la corrispondente legge organica. Ciò nonostante, fu un metodo indovinato, e riuscirà indubbiamente a dare stabilità al sistema democratico.

D'altra parte, la mancanza di appartenenza della nostra costituzione a una ideologia concreta non significa neutralismo e, meno ancora, indifferenza. La costituzione ha sancito la democrazia politica, con una divisione di poteri non solo organica, ma anche territoriale, e contiene alcune anticipazioni di democrazia sociale. L'elenco di diritti umani proclamati dalla costituzione spagnola, oltre ad essere più numeroso di quelli delle dichiarazioni classiche, arricchisce la sua portata con prospettive economiche. Proclama la non confessionalità dello Stato, la libertà religiosa, ecc.

La Costituzione spagnola, propugnando come " valori superiori del suo ordinamento " la libertà, la giustizia, l'uguaglianza e il pluralismo politico (art. 1.1), come anche riconoscendo l'esistenza di un diritto che non ha la sua origine nella legge (art. 103.1), presuppone l'esistenza di alcuni valori che appartengono ad un piano superiore e che vanno rispettati per il buon andamento legale. Mentre il positivismo giuridico afferma che le leggi sono giuste per il fatto di essere leggi, la Costituzione spagnola afferma che le leggi, per essere tali, devono essere giuste. Il fondamento di questi valori superiori rappresenta, nelle società pluraliste un problema di difficile soluzione per la teoria giuridica. Trattandosi di uno Stato non confessionale, non si può ricorrere alla morale cristiana. La via del diritto naturale non sembra permettere oggi troppi consensi. Così, il cammino più indovinato è forse quello dell'etica civile.

Bibl. - D.D., " Costituzione ", in: Enciclopedia Italiana, Treccani, XI, 1931, pp. 653-656. Mancini P., " Costituzione ", in: Enciclopedia Filosofica, I, Venezia-Roma, 1957, coll. 1297-1298. Zaccaria da san Mauro, " Costituzione ", in: Enciclopedia Cattolica, IV, Città del Vaticano, coll. 779-781.



Autore: L. González-Carvajal
Fonte: Dizionario sintetico di pastorale (Casiano Floristan - Juan Josè Tamayo)


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