Cosmovisione


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Il termine cosmovisione è un neologismo che traduce letteralmente il vocabolo tedesco Weltanschauung, che si può tradurre anche con l'espressione concezione del mondo. Si tratta di una visuale caratteristica del romanticismo tedesco. Si ha qui un atteggiamento di rottura con un freddo ed escludente razionalismo astratto ed universale. Pensiamo in base al linguaggio (J.G. Herder, W. von Humboldt), e questo è emozionale, originariamente poetico, pregno di un impulso creatore della natura, di segni mitici dallo slancio divino. La fredda ragione analitica non è tutto né la cosa ultima. C'è un modo di conoscere intuitivo (secondo Schelling, l'Assoluto si intuisce " come una pistolettata "), per simpatia (S. Tommaso d'Aquino aveva parlato già di " conoscenza per connaturalità affettiva "). Si tratta di una prospettiva in cui ciò che importa è il valore, la dignità, la creatività, la libertà intesa come possibilità e dovere di essere di più, di compiere un destino divino. La parola " cosmovisione " indica e deve essere riferita a questo mondo di idee, a questo clima spirituale.

Cosmovisione significa, in parte, percezione del mondo nel suo complesso, di tutta la realtà. Pertanto, è riferita anche alle questioni ultime, alle domande radicali, al senso dell'esistenza, al problema della causa o ragione ultima e a quello della mèta finale della nostra realtà e del nostro ambiente. (Dicendo che la cosmovisione è riferita a questi interrogativi, non intendiamo supporre che la risposta sia sempre positiva: l'ateismo ed il fenomenismo sono anch'essi concezioni del mondo).

Ma di che tipo di percezione si tratta? (a cosmovisione può presentarsi (essere vissuta) con pretese filosofico-metafisiche o addirittura su un piano antropologico o con accentuazioni prevalentemente etiche; può avere il carattere di ideologia religiosa, in quanto può rispondere ad una fede e poggiare su di essa.

W. Dilthey distingue (stando al contenuto) tre tipi di concezioni del mondo: il naturalismo (materialista o fenomenico-positivista); l'idealismo della libertà (conflitto morale e percezione dell'attività volitiva); l'idealismo oggettivo (tendenza a trasformare tutta la realtà in essere e in valori trascendentali che si manifestano nelle realtà del mondo). Però, questo sistema non esaurisce il campo delle cosmovisioni che si danno realmente tra gli esseri umani. La cosmovisione teologico- religiosa, che contempla il mondo come creazione di Dio, non si riduce all'idealismo oggettivo, anche se questo, per esempio in Hegel, sembra imparentarsi con essa e pretenda addirittura di superarla.

Secondo Dilthey, di fronte ai vari sistemi perituri, sta l'attitudine radicale dell'uomo che non è permanenza estatica, ma è vita (dialettica di vita e storia che si includono reciprocamente). L'intelligenza esiste come realtà negli atti vitali degli uomini che comprendono anche volontà e sentimenti; esiste all'interno della totalità della natura umana.

Questo ci introduce in un aspetto molto interessante della problematica che si pone attorno al concetto di cosmovisione. Né la scienza empirico-matematica né una filosofia che pretenda equipararsi con tutta rigorosità ad essa (una " filosofia come scienza stretta ", a cui aspirava E. Husserl), possono riuscire a colmare l'ambito di percezione della realtà di cui ha bisogno l'uomo per vivere. Per questo, l'uomo è un essere di credenze e di speranze, di amori e di emozioni, che non devono cedere incondizionatamente di fronte all'imperialismo della " ragione raziocinante ", e tanto meno devono abbandonarsi acriticamente alla mercé di un irrazionalismo tempestoso e caotico. Occorre mantenere una dialettica tra ragione e vita, tra intelletto e spirito. In questo equilibrio, occupa un posto importante il senso etico (lo si chiami intuizione di valori o giudizio nel senso della terza critica di Kant). La vita (anche quella intellettuale) dell'uomo è sempre inquadrata in una cosmovisione che non si può ridurre a pura scienza né a pura filosofia. T.S. Kuhn ha messo in evidenza che nemmeno lo sviluppo delle scienze è questione di pura scienza, ma si opera con " paradigmi " nella cui invenzione e conservazione intervengono elementi di cosmovisione. Per questo, l'avanzata delle scienze non è lineare e ininterrotta.

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Autore: J.M. Díez-Alegría
Fonte: Dizionario sintetico di pastorale (Casiano Floristan - Juan Josè Tamayo)


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