Conversione


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Abbiamo qui una parola che appartiene al vocabolario cristiano e che si trova difficilmente in un contesto differente. Il linguaggio cristiano studia fino a che punto è bene conservare certe particolarità linguistiche. Infatti la parola conversione, in quanto realtà, è anche una realtà umana.

L'accezione più comune per indicare la conversione è il cambiamento. Convertirsi vuol dire cambiare, distinguersi e agire in maniera diversa. La tonalità di questo cambiamento dipende dall'aggettivo che vi si aggiunge: per esempio, la conversione cristiana.

La conversione implica sempre come primo passo la conoscenza della realtà da convertire. Possiamo dire che implica la conoscenza personale. E la conoscenza personale comprende la padronanza dei complessi meccanismi della persona. Sono pochissimi coloro che conoscono se stessi, e questo rende la conversione pressoché impossibile.

L'espressione " conversione al futuro " è il titolo di un libro di J. Moltmann. È felice pastoralmente, umanamente e teologicamente parlando. Infatti, una delle remore che intaccano la conversione è l'idea che convertirsi significhi guardare e tornare indietro. Invece, non c'è niente di più diverso. Il motivo è, inoltre, facile da capirsi: per quanto orgoglioso sia colui che pensa a convertirsi, guardando sé e la sua vita passata, il miglior rimedio per lui sarà quello di confessare: se voglio cambiare, non è per essere quello che sono stato, non ne vale la pena, ma per essere quello che profondamente desidero di essere.

Abbiamo qui il futuro come chiamata e mèta della conversione. Dio, futuro dell'uomo (E. Schillebeecks), chiama l'uomo da questo futuro a cui lo invita, " dimentico del passato e proteso verso il futuro " (Fil 3,13). " Nessuno va senza difetti finché si vive in questo corpo mortale ", scriveva santa Teresa d'Avila (Seste Mansioni, c. 7, n. 4). Ci sono sempre limiti e possibilità, e su entrambi poggia l'esistenza della conversione.

La storia parla di varie conversioni, dando un'importanza particolare a questa: il passaggio dalla non fede alla fede, dalla vita pagana a quella cristiana. Senza togliere importanza a questo momento della conversione, è logico che avesse un maggior significato nella Chiesa primitiva di quanto ne abbia oggi: allora, il passaggio dal paganesimo al cristianesimo avveniva da parte di persone adulte, almeno psicologicamente. È comprensibile che oggi ci si presti un'attenzione minore) eccetto che si voglia fare uno studio particolare sulla conversione partendo dalla storia delle conversioni o dei convertiti.

Parlare di conversione permanente significa che siamo sempre in atteggiamento di conversione. D'altra parte, però, per non correre il rischio, sempre possibile, di parlare a vanvera, bisognerà forse intendere la conversione come un passo importante (non è l'unico decisivo, ma non è neanche un passo qualsiasi).

La parola " conversione " è una delle parole che si presta di più ad essere fraintesa, appunto perché è istintivo vederla in rapporto unicamente con la persona chiamata alla conversione.

È evidente che la persona non perde mai la sua personalità. Però, le è essenziale la dimensione comunitaria in quanto animale sociale.

Per questo, non si può dare conversione se non viene implicata questa dimensione comunitaria o sociale.

D'altra parte, anche la comunità in quanto tale è chiamata alla conversione. Il Concilio dice che la Chiesa è " santa insieme e sempre bisognosa di purificazione " (LG 8). Prendere sul serio la conversione significa prendere sul serio la dimensione comunitaria della conversione personale e la conversione della comunità ecclesiale e umana che siamo noi. Senza questa dimensione, qualsiasi conversione rimane essenzialmente lacunosa.

Sottoscrivo queste parole che devono essere lette anche in dimensione sociale: " Crediamo di cambiare tanto, e, in realtà, siamo vicini ai nostri più antichi antenati. Le strutture dell'interno umano sono molto più difficili da cambiare di un regime monarchico, o capitalista, o sovietico. Per questo, non ci si preoccupa di questo compito che esige un tempo indefinito e che non riesce mai " (L. Maldonado).

Questa è un'impressione molto diffusa. Già il profeta Geremia scriveva queste parole quasi incredibili: " Cambia forse un Etiope la sua pelle o un leopardo la sua picchiettatura? Allo stesso modo, potrete fare il bene anche voi abituati a fare il male? " (Ger 13,23). E Ossa non esitò a mettere in bocca a JHWH questo giudizio sulla conversione dell'uomo: " Il vostro amore è come una nube del mattino, come la rugiada che all'alba svanisce " (Os 6,4). Si potrebbero con tutta facilità moltiplicare le testimonianze e le esperienze.

Prendere coscienza di questa difficoltà significa vincere l'ingenuità propria e altrui. Significa, d'altra parte, rinunciare a certi schemi moralisti o volontaristi, che generano permanenti e profonde frustrazioni.

Tuttavia, l'AT (Ez 18,32) e il NT (Mc 1,15 e par.), invitano alla conversione in modo chiaro e deciso. D'altra parte, la parte interiore dell'uomo fa lo stesso. Tanto l'esperienza religiosa della rivelazione, come i desideri insoddisfatti dell'uomo sono la miglior prova e garanzia della possibilità di cambiare.

Può darsi che l'uomo cambi poco, molto poco. Però, le possibilità che si presentano all'uomo sono immense. Per questo, una piccola conversione, un leggero cambiamento, sarebbero già molto nelle persone e nelle comunità (della Chiesa e del mondo). Si può aspirare a questo e darsi da fare per questo.

Ciò nonostante, il cristiano dovrà sempre essere convinto che lo sforzo umano, pur imprescindibile, non deve diventare volontarismo: questo è uno dei peggiori nemici della conversione vera e duratura. Deve invece sentirsi ponrato a pregare con l'autore delle Lamentazioni: " Facci ritornare a te, Signore, e noi ritorneremo " (Lam 5,21).

Bibl. - Bastianel S., " Conversione ", in: Nuovo Dizionario di teologia morale, Ed. Paoline, Cinisello B., , pp. 145-159. Goffi T., " Conversione ", in: Nuovo Dizionario di spiritualità, Ed. Paoline, Cinisello B., , pp. 288-294. Mouroux J., Senso cristiano dell'uomo, Ed. Morcelliana, Brescia, 1961. Rabut O.A., Onestà nella fede, Ed. Morcelliana, Brescia, 1968. Ratzinger J., Introduzione al Cristianesimo, Ed. Queriniana, Brescia, 1969. Schnackenburg R., Messaggio morale del Nuovo Testamento, Ed. Paoline, Alba, .




Autore: A. Guerra
Fonte: Dizionario sintetico di pastorale (Casiano Floristan - Juan Josè Tamayo)


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