Consuetudine


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Dal punto di vista del diritto, ma con un chiaro contenuto di morale sociale, la consuetudine è una norma oggettiva di azione aggiunta alla legge scritta. Essa è introdotta dalla stessa comunità con atti ripetuti, e viene legittimata dal legislatore. Se è " ragionevole ", " la consuetudine è ottima interprete delle leggi " (CIC, c. 27).La permanenza delle consuetudini " extra-legali ", cioè, quelle che non toccano l'ambito regolato dalla legge, è ammessa dal Codice di Diritto Canonico come una esigenza, principalmente, del bene sociale dell'uomo.

Nel nostro contesto, ci limitiamo al senso strettamente personale della consuetudine. La consuetudine è una configurazione morale della persona che si aggiunge alle tendenze per cui esse sono indirizzate verso determinate mète morali e rimangono aperte ad un campo sempre più esteso di possibilità storiche della persona. Come principio che fissa la direzione dell'azione, la consuetudine conferisce all'azione una maggiore facilità e duttilità, rendendo la vita morale più facile e più praticabile.

La responsabilità morale non si limita alla sola sfera delle azioni, abbraccia anche la sfera della consuetudine: questa costituisce perfino un livello particolarmente profondo di responsabilità morale.

La genesi della consuetudine dipende strettamente dall'atto, dal fare positivamente qualcosa. Il ripetere continuamente una stessa azione genera nella persona la consuetudine, cioè, la disposizione dinamica che dà alla vita morale nel suo esercizio, in un dato campo, una disinvoltura speciale, una maggiore speditezza e leggerezza. L'agire in un dato modo lascia come sequela un'impronta nella persona. Queste impronte si accumulano ed estendono la loro forza accumulata sul futuro. Compiuto l'atto, qualcosa permane: un'azione chiama un'altra azione. Questa impronta accumulata configura profondamente la personalità morale e l'orienta in forma determinante per l'avvenire. Di qui, procede la responsabilità morale particolarmente profonda che la persona contrae col formarsi delle consuetudini. Nella morale, l'uomo è sempre quello che ha voluto essere.

La consuetudine può essere buona (virtù), o cattiva (vizio). La virtù ed il vizio sono due configurazione reali della persona, ma sono opposte tra di loro; in esse, è compromessa tutta la responsabilità morale del soggetto. Viene così manifestato chiaramente ciò che la persona ha voluto essere, ed è sancita la sua riuscita o la sua sconfitta.

La forza attiva della consuetudine sull'agire morale ha due virtualità contrapposte, tanto nella modalità della virtù quanto in quella del vizio. Può accrescere la moralità degli atti o la può diminuire. C'è uno stimolo della potenza che intensifica la tendenza delle persone, che dà risalto alla loro bontà o cattiveria: " Nessuno merita amore tranne per la virtù che c'è in lui " (San Giovanni della Croce). C'è, però, una forma, generalmente deteriorante, della consuetudine, che inserisce una diminuzione di responsabilità nell'azione morale. Al posto della vivacità e prontezza nell'agire, c'è una specie di letargo morale, di opacità della persona. Questa capacità della consuetudine deriva dalla struttura psico- fisica della persona; mentre diminuisce l'intensità dell'azione libera, diminuisce realmente anche la responsabilità.

Vista sotto l'ottica sociale, la consuetudine è una certa forza di imposizione che tende a dare un determinato grado di omogeneità al gruppo. Però, in nessun modo la morale può essere ridotta, come hanno sostenuto alcuni, alla pressione sociale che subiscono gli individui. La forza di trascinare, elevata al livello morale, propria della società in cui necessariamente vive l'uomo, è un puro equivoco.

Bibl. - Bertola A., " Consuetudine ", in: Enciclopedia Cattolica, IV, Città del Vaticano, 1950, coll. 423-427. Chiavacci E., Teologia morale, 2 voll., Ed. Cittadella, Assisi, 1979. Goffi T. - Piana G., Corso di Morale, 1, Vita nuova in Cristo, Ed. Queriniana, Brescia, 1983. Nanni C., " Costume ", in: Dizionario di Scienze dell'educazione, Elle Di Ci, LAS, SEI, Torino-Roma, 1997, pp. 250-251. Tettamanzi D., Temi di morale fondamentale, Ed. Opera Regalità, Milano, 1975. Valsecchi A. - Rossi L., La norma morale, Ed. Dehoniane, Bologna, 1971.



Autore: J. de la Torre
Fonte: Dizionario sintetico di pastorale (Casiano Floristan - Juan Josè Tamayo)


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