Congregazione


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Stando strettamente alla nuova terminologia del Codice, il termine congregazione è riservato esclusivamente alle " congregazioni monastiche " sia maschili che femminili (CIC c. 620). Questa esclusività è spiegata, in parte, dal fatto che ormai da molto tempo, i monaci insistevano nel sostenere di non essere sottomessi al diritto comune del Codice. Questo contribuì efficacemente alla nuova concezione tipologica dello stesso Codice per cui il principale criterio di distinzione, come anche la differenza specifica degli istituti, è il carisma peculiare di ognuno, favorendo così il diritto particolare ed una autonomia crescente. Gli abati benedettini, quelli cistercensi ed il priore della Grande Certosa sostennero nel Vaticano II il grandissimo valore della contemplazione e la fedeltà ad essa, corroborando così un'autentica vita monastica anche e specialmente nei paesi di missione. I monaci ebbero da lottare con coraggio per conservare la propria identità ed il loro stile specifico di fronte ai tanti che, per motivi teologici non molto profondi, volevano assimilarli ai religiosi. Questo giusto sforzo dei monaci fu coronato di successo, ed abbiamo così un vero e proprio diritto monastico.

La vita eremitica e la vita cenobitica, considerate in senso stretto, rimasero dunque canonizzate e danno una testimonianza speciale di Cristo e della Chiesa mediante un genere di vita specifico che difficilmente può essere equiparato allo stato religioso, sebbene abbiano anch'esse l'elemento essenziale della consacrazione a Dio mediante l'amore manifestato e vissuto coi tre voti pubblici.

La congregazione monastica è un vero istituto religioso, in senso generale, i cui membri, secondo le tradizioni proprie di ogni istituto, mediante la conversione dei costumi, conducono una vita cenobitica, nella lode di Dio e nel lavoro. Sono consacrati alla ricerca di Dio solo e del suo Regno, per mezzo della contemplazione delle realtà divine e la carità fraterna.

Come si debba intendere la vita comunitaria, elemento essenziale dello stato religioso di vita attivale come affrontare altre difficoltà tipiche dello stato di vita contemplativa, sono punti sui quali non ci possiamo qui soffermare. Basta ricordare che la vita monastica, anche quella più solitaria, tende a piantare e a diffondere nelle anime, comunione efficace di spiriti, il Regno di Dio e a diffonderlo in tutto il mondo. Lo Spirito Santo e la comunione con Cristo nella santissima Eucaristia (c. 897), sono il principio di unità e di crescita armoniosa di tutto il Corpo di Cristo. È significativo il fatto che santa Teresa di Gesù Bambino sia stata proclamata ufficialmente patrona delle missioni cattoliche. È anche significativa e profonda, oltre che meravigliosa, la sua frase: " Nel cuore della Chiesa, io sarò l'amore ".

Bibl. - Aa.Vv., Direttorio canonico per gli Istituti religiosi, secolari e le società di vita apostolica, Ed. Paoline, 1988. Feliciano G., Il Nuovo Codice di Diritto Canonico, Bologna, 1983. Giovanni Paolo II, Esortazione apostolica " Vita consecrata ", 25.3.1996. Pinto P.V., Commento al Codice di Diritto Canonico, Roma, 1985.




Autore: L. Vela
Fonte: Dizionario sintetico di pastorale (Casiano Floristan - Juan Josè Tamayo)


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