Comunità di base


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Le espressioni comunità (ecclesiali) di base, comunità cristiane popolari, chiesa popolare ed altre simili rimandano ad uno dei fenomeni ecclesiali recenti più significativi, che nasce, si sviluppa e si diffonde qualitativamente e quantitativamente in tutta la Chiesa come un aggregamento creativo dell'ecclesiologia comunitaria partecipativa e paritaria del Vaticano II (LG c. II) e come una realizzazione pratica della rivoluzione ecclesiologica promossa e incoraggiata dai vescovi di tutto il mondo durante il Concilio.

All'interno della eterogeneità presentata dalle comunità di base nel complesso della Chiesa, dovuta soprattutto ai vari contesti culturali e ai loro sistemi teologici, possiamo distinguere i seguenti tratti generali che le identificano: sono gruppi ecclesiali formati da credenti che appartengono alle classi popolari o medie della società, o che hanno fatto un'opzione incondizionata per i poveri. Hanno un numero limitato di membri (generalmente, non più di quaranta), per rendere più facili i rapporti interpersonali stretti, come fondamento per vivere la fratellanza in pienezza. Sono relativamente omogenei nell'interpretazione del vangelo (lettura liberatrice e sovversiva) e nelle loro opzioni socio-politiche (di sinistra). Seguono un processo comunitario di educazione alla fede in tre tappe:

a) la tappa pre-catecumenale o di iniziazione, che tende a suscitare una fede adulta e personalizzata e a provocare una prima conversione ai valori del Regno;

b) la tappa catecumenale, orientata all'approfondimento della fede, tanto sul piano teorico quanto in quello della prassi;

c) la tappa propriamente comunitaria, caratterizzata dalla solidarietà, dalla condivisione e dal vivere in comune l'essere cristiano in tutte le sue dimensioni. Si celebra fraternamente la fede e la vita in un clima festoso e partecipativo, in quanto il protagonismo spetta all'assemblea riunita. Si esercitano in forma corresponsabile i vari ministeri e carismi che lo Spirito elargisce liberamente ai membri della comunità per la crescita della Chiesa e per servire al bene comune. Vengono così superate le rigide opposizioni tuttora vigenti tra chierici e laici, tra Chiesa docente e Chiesa discente, tra gerarchia e popolo. Sono presenti nella società e contribuiscono alla sua trasformazione mediante l'impegno di tutta la comunità e di ognuno dei suoi membri, cominciando così a rendere reale il Regno di Dio nella storia.

Le comunità di base sono in sintonia coi nuovi climi culturali e socio- politici di emancipazione (in Europa) e coi movimenti popolari di liberazione (in America Latina). Possiedono un'enorme importanza etico- politica che le porta ad assumere la causa degli oppressi e degli emarginati dal sistema e a soffrire esse stesse l'emarginazione nella società e nella Chiesa. Ciò spiega come, oltre ad essere un movimento rivoluzionario delle pratiche e credenze religiose utilitariste, esse costituiscono una fonte di delegittimazione dell'ordine stabilito e di erosione dell'ingiustizia strutturale.

Le comunità di base puntano alla nascita di un nuovi paradigma ecclesiale, in cui i credenti cessino di essere oggetti passivi di assistenza religiosa e sociale e diventino soggetti dell'evangelizzazione e protagonisti della storia religiosa e politica (Metz). In questo nuovo paradigma, il centro della Chiesa è la comunità cristiana ed i carismi che vi sono in essa; non è il principio del potere. Le strutture inflessibili di dominazione cedono il passo a strutture di servizio. La rigidezza organizzativa e la non comunicazione sono sostituite da nuovi spazi di comunicazione orizzontale, gratuita e creativa, maggiormente in accordo con la ragione comunicativa e dialogica che non con " l'ordine e il comando ".

Il fenomeno delle comunità di base va inteso come un evento di profonda densità teologica, e non come un semplice fenomeno sociologico. Infatti, come ha messo in chiaro L. Boff, mediante le comunità di base, si scopre la Chiesa tra i poveri con la forza dello Spirito. Queste comunità affondano le loro radici nel movimento di Gesù e nell'esigenza della sua sequela. Intendono collegarsi con le comunità cristiane primitive e sono l'esplicitazione della Chiesa come Popolo di Dio.

Tuttavia, è necessario mettere in chiaro due questioni che sono della massima importanza per il futuro di queste comunità, e, in ultima analisi, della Chiesa stessa. Qui, ci limitiamo ad accennarle. La prima si riferisce al loro inserimento nella Chiesa istituzionale. Esse fanno parte dell'istituzione ecclesiale, della struttura visibile della Chiesa e non possono finire in un movimento non istituzionale ed anarchico. Però, questa istituzionalità non ha come mèta il consolidamento di alcune strutture burocratiche e centraliste, ma è a servizio del Regno e dell'animazione comunitaria. Ciò spiega la funzione critica che hanno da esercitare le comunità di base in questo campo. Devono evitare la creazione di chiese parallele, ma anche di essere fagocitate dall'organizzazione ecclesiastica.

La seconda questione riguarda il rapporto comunità di base-gerarchia. La comunione può spezzarsi da parte della gerarchia, come anche da parte delle comunità. Abbiamo casi da entrambe le parti. Perciò la comunione, per essere feconda e creatrice di fratellanza, deve essere bi-direzionale: delle comunità di base con la gerarchia e di questa con quelle. Ciò esige una nuova impostazione dell'esercizio dei ministeri ordinati e, più concretamente, il riconoscimento del loro carattere funzionale a servizio della comunità, e non superficialmente o al margine di essa. La comunione non può essere intesa come sottomissione ossequiosa, ma come comunione critica, dialettica e interpretante, dove la correzione fraterna possa esistere nelle due direzioni. Inoltre, come è importante la comunione tra la comunità e i pastori, altrettanto importante è la comunione tra le varie comunità ecclesiali. Si deve fuggire sia l'autoritarismo quanto il settarismo.

Bibl. - Boff C., Fisionomia delle Comunità ecclesiali di base, in: " Concilium ", 17 (1981) 4, 99-109 (625-635). Boff L., Ecclesiogenesi. Le comunità ecclesiali di base reinventano la Chiesa, Ed. Borla, Torino, 1978. Gallo L., Comunità di base (America Latina), in: Dizionario di Catechetica, Ed. Elle Di Ci, Leumann, Torino, 1987, pp. 164-165. Marins J., Comunità ecclesiali di base in America Latina, in: " Concilium ", 11 (1975), 43-54 (571-582).





Autore: J.J. Tamayo
Fonte: Dizionario sintetico di pastorale (Casiano Floristan - Juan Josè Tamayo)