Classi sociali


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Nel parlare di classi sociali, non si può non parlare di Karl Marx. La sua aspirazione fu quella di distinguere nettamente le " classi sociali " dalla " stratificazione economica ". "Solo il rozzo giudizio dell'uomo trasforma la differenza di classi in differenze di formato di portamonete "' scrisse Marx. Infatti, stabilire i confini che separano alcune classi da altre mediante i redditi economici sarà sempre convenzionale. Come si può sostenere che un individuo che guadagna una peseta più di un altro appartiene ad una classe differente? E' puramente casuale che questa peseta sia servita da frontiera tra le classi. Perciò Marx volle caratterizzare le classi con qualche criterio che non ammettesse la stratificazione lungo un continuum, e pensò di trovare il criterio nella situazione degli individui rispetto ai mezzi di produzione. I proprietari dei mezzi di produzione appartengono alla classe capitalista; quelli, invece, che sono sprovvisti di mezzi di produzione e devono vendere la loro forza di lavoro ai padroni, costituiscono la classe dei proletari. A dire il vero, tra queste due classi stava una classe media formata dai piccoli artigiani che erano proprietari dell'officina dove lavoravano. Però, secondo Marx, questa era una classe destinata a scomparire, perché questi piccoli artigiani erano incapaci di sopportare la competenza delle grandi imprese. Perciò avrebbero finito per divenire a poco a poco lavoratori salariati, cioè, sarebbero andati ad ingrossare le file del proletariato.

È difficile oggi sostenere la divisione marxiana della società in due classi antagoniste. Come risultato delle società anonime, non solo il formato del portafoglio, ma anche la proprietà dei mezzi di produzione dispone gli uomini lungo un continuum. Ci sarà sempre qualcuno che avrà un'azione più di un altro. Inoltre, non sono scomparse le antiche classi medie, mentre sono apparse le cosiddette nuove classi medie, o " colletti bianchi ", cioè, i lavoratori salariati di élite. È vero che vari studiosi hanno proposto teorie alternative (Dahrendorf, Poulantzas, ecc.), ma nessuna di esse riesce a rendere reale l'aspirazione marxiana di fissare limiti precisi e non convenzionali alle classi sociali. Naturalmente, ciò non vuol dire che non esistano. Non è neanche facile stabilire il momento preciso in cui il giorno cede il posto alla notte, ma ciò non toglie che esistano entrambi che siano situazioni contrapposte.

Marx affermava che le classi sociali non sono soltanto differenti, ma sono anche radicalmente ostili, cioè, non ci sono classi senza lotta di classi. Conseguentemente, egli osservava che il possesso o la carenza di mezzi di produzione non bastava per costituire una classe sociale, ma era necessario avere anche una coscienza di classe. Ciò voleva dire: avere la coscienza di possedere interessi comuni coi membri della stessa classe e antagonisti con quelli dell'altra. Ci si è posto la questione se la lotta di classi sia compatibile con l'amore cristiano. La risposta di Girardi è divenuta classica: " Il cristiano deve amare tutti, ma non tutti allo stesso modo: si ama l'oppresso difendendolo e liberandolo; l'oppressore, accusandolo e combattendolo. L'amore esige che lottiamo per liberare tutti coloro che vivono in una condizione di peccato oggettivo. La liberazione dei poveri e dei ricchi avviene nello stesso tempo ". In un certo senso, si potrebbe dire che Giovanni Paolo II accetti questa risposta quando scrive: " I sindacati... sono un esponente della lotta per la giustizia sociale... Tuttavia, questa "lotta" deve essere vista come un normale adoperarsi "per" il giusto bene... ma questa non è una lotta "contro" gli altri " (Enciclica Laborem exercens, n. 20). Potremmo perfino dire che già Pio XI aveva anticipato questa posizione (Enciclica Quadragesimo anno, 114).

Bibl. - Fu_ek I, " Marxismo ", in: Dizionario di teologia fondamentale, Ed. Cittadella, Assisi, 1990, pp. 682-693. Giovanni Paolo II, Enciclica " Laborem exercens, 14-9-1981. Girardi G., Marxismo e Cristianesimo, Ed. Cittadella, Assisi, 1966. Mion R., " Classe sociale ", in: Dizionario di scienze dell'educazione, Elle Di Ci, LAS, SEI, Torino-Roma, 1997, pp. 181-182. VITO F., L'Economia a servizio dell'uomo, Ed. Vita e Pensiero, Milano 1961.



Autore: L. González-Carvajal
Fonte: Dizionario sintetico di pastorale (Casiano Floristan - Juan Josè Tamayo)


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