Cattolicesimo


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I termini cattolico e cattolicesimo derivano dall'avverbio greco cath'òlon, il cui significato è: in generale, universale, riferito al tutto. Con la parola cath'òlon, Aristotele si riferisce alle proposizioni universali. Secondo Zenone, sono cattolici (catholicà) i princìpi universali.

Nel NT, si trova una sola volta l'avverbio cathòlou (At 4,18) col significato di: assolutamente. A dire il vero, il concetto di universalità o cattolicità applicato alla Chiesa appare per la prima volta in Ignazio di Antiochia (Smyrn. 8,2) e si riferisce alla globalità della Chiesa come comunione di chiese locali. È a partire dal secolo III, e specialmente nel secolo IV, quando l'aggettivo catholica acquista un tono polemico e viene a significare chiesa ortodossa, autentica, vera, in contrapposizione ad altri gruppi che si autodefiniscono chiesa e in contrapposizioni alle sètte eretiche , che si diffonde sempre più questo termine.

Il senso di catholica va ampliandosi fino a significare, estesa in tutta la terra (cattolicità geografica) e la più numerosa (cattolicità numerica). È cattolico, affermava Vincenzo di Lérins " ciò che si è creduto dovunque, sempre e da tutti ".

A partire da Teodosio, si diffonde una visuale più giuridica, ortodossa, quantitativa e politica della Chiesa. La Chiesa cattolica è l'unica che conta sulla protezione dell'impero.

Ciò nonostante, ci furono gruppi nell'Età antica, come i donatisti, che sostenevano una concezione qualitativa della cattolicità di fronte alla concezione più diffusa che era quella geografica e numerica. Secondo loro, ciò che definisce la cattolicità della Chiesa è la sua fedeltà alle origini.

Entrambi i significati, quello qualitativo e quello quantitativo, sono coesistiti storicamente, mettendo l'accento sull'uno o sull'altro a seconda degli autori e delle tendenze. Presso i grandi Scolastici (Alberto Magno e Tommaso d'Aquino), il senso qualitativo aveva il primato su quello numerico o quantitativo. Secondo loro, " la cattolicità sta nell'essenza profonda della Chiesa prima ancora di apparire nella sua estensione ", come sottolinea il Congar.

Tuttavia, in Occidente, andò imponendosi poco a poco il senso geografico e numerico, sia teologicamente che nella prassi missionaria della Chiesa. La cosa più importante nella realtà era la sistemazione giuridica del cattolicesimo in tutti gli angoli della terra. Questa visuale riduzionista del concetto cattolico rimase anche per una parte del secolo XX, in cui si ritornò ad una concezione più essenziale e qualitativa, più interiore e cristologica della cattolicità. È quest'ultima concezione che è presente nel Concilio Vaticano II.

Riguardo all'origine e all'essenza del cattolicesimo in quanto contrapposto al cristianesimo, è sorta una lunga polemica, che iniziò col teologo protestante R. Sohm. Costui intendeva la Chiesa vera come un'entità religiosa ed invisibile. Ad essa, egli contrapponeva il cattolicesimo il cui tratto fondamentale è l'identificazione della Chiesa con la sua realtà sociologica, giuridica e visibile. Secondo Sohm ed altri teologi protestanti, il cattolicesimo, con la sua insistenza sull'elemento istituzionale, costituisce un deterioramento e una depravazione del cristianesimo, la cui essenza è l'indole carismatica della Chiesa.

Il cattolicesimo primitivo (Frükathollzismus) sarebbe il passaggio dal cristianesimo primitivo alla Chiesa antica e presenterebbe queste caratteristiche: la sostituzione del messaggio su Gesù col messaggio sulla Chiesa (spostamento dalla cristologia all'ecclesiologia); affievolimento dell'attesa imminente e della tensione escatologica e instaurazione di alcune strutture stabili, fisse e permanenti (sostituzione della coscienza escatologica con la sistemazione nel mondo); perdita dell'essenza carismatica della Chiesa e affermazione del dato istituzionale e giuridico.

Se una volta il passaggio dal cristianesimo carismatico al cattolicesimo organizzato veniva collocato intorno al secolo III, oggi lo si colloca all'interno degli stessi scritti del NT. Di più: se in altri tempi dell'indagine esegetica, si opponeva l'immagine istituzionale della Chiesa fornita dalle Lettere pastorali e dagli scritti di Luca alla concezione carismatica degli scritti paolini, oggi la contrapposizione va cercata nello stesso Paolo. Se il protestantesimo classico contrapponeva il cattolicesimo primitivo o pre-cattolicesimo alla teologia paolina, Käsemann, per esempio, ritiene che Paolo sia stato, direttamente o indirettamente, consciamente o inconsciamente, un precursore del cattolicesimo primitivo e che, col suo concetto di Chiesa, abbia aperto la strada a quello che più tardi sarebbe stato lo sviluppo del cattolicesimo. Il pre-cattolicesimo, nota Käsemann, " era il fine storicamente obbligato di una cristianità primitiva che non aveva visto realizzata la sua attesa apocalittica ".

Il cattolicesimo ha oggi davanti a sé una serie di sfide a cui deve rispondere in modo adeguato se vuole conservare il suo carattere universale nel mondo d'oggi. Siamo passati dal monocentrismo culturale al policentrismo culturale. Ciò significa che non si può continuare a sostenere una Chiesa culturalmente monocentrica o eurocentrica: occorre cedere il posto ad una Chiesa universale che sia culturalmente policentrica, cioè, che si incarni nelle diverse culture e rispetti l'identità di ogni popolo. Il cattolicesimo non è una religione esclusiva di una cultura o di un popolo che debba imporsi con la forza sugli altri popoli o culture, ma deve essere annuncio di salvezza e prassi di liberazione per tutti i popoli.

Fino adesso, il cattolicesimo è stato legato alla capacità espansionistica e dominante della cultura occidentale, ed ha imposto come universale ciò che non era altro che particolarismo europeo, sottomettendo altre culture all'impero culturale occidentale. D'ora in poi, il suo compito deve essere quello di riconoscere le culture non europee nelle loro differenze, senza pretendere di sottometterle al verdetto ultimo della ultimo della teologia, del diritto e della razionalità occidentali; deve favorire e scoprire le loro ricchezze. Deve inoltre promuovere il dialogo e la comunicazione tra le culture, aiutando a superare l'isolamento in cui tende a cadere ogni popolo.

Se il cattolicesimo desidera essere ecumenico, deve promuovere gli incontri con le altre religioni, più che per giungere ad accordi nel campo dottrinale, per costruire un mondo migliore, superare le divisioni ed abbattere le barriere.

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Autore: J.J. Tamayo
Fonte: Dizionario sintetico di pastorale (Casiano Floristan - Juan Josè Tamayo)


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