Cambiamento sociale


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Si chiama cambiamento sociale la differenza osservata tra la situazione precedente e quella successiva di un sistema sociale. Di fatto, anche la società più immobilista cambia, con la sola differenza che il suo ritmo sembra lento rispetto a quello delle altre. Nel concetto di cambiamento, a differenza di quello di progresso o di quello di regresso, non esiste un riferimento di valutazione. Si può cambiare verso l'avanti o verso l'indietro, verso il meglio o verso il peggio. Però, tutto ciò potrà essere determinato unicamente da criteri assiologici sui quali la sociologia deve tacere.

Ci sono cambiamenti che avvengono all'interno di una struttura sociale e ce ne sono altri che modificano la stessa struttura. Questa distinzione corrisponde approssimativamente a quella stabilita da Kuhn tra i progressi scientifici realizzati all'interno di un determinato paradigma (teoria copernicana, newtoniana, darwiniana, einsteniana, ecc.) e le " rivoluzioni scientifiche " che fanno passare da un paradigma ad un altro.

Oggi, i cambiamenti sociali continuano ad essere abbastanza imprevedibili, e la sociologia è fallita quasi completamente nei suoi intenti di stabilire criteri di previsione. È difficile stare dietro alla costatazione dei cambiamenti. Al massimo, si possono indicare associazioni o correlazioni tra i vari fenomeni e avanzare timidamente alcune probabili tendenze, sempre, però, a breve termine e con una probabilità precaria.

I sociologi non sono concordi nello stabilire qual è " il primo movente " dei cambiamenti sociali. Alcuni sostengono che sono le varianti culturali (così faceva, per esempio, Max Weber nel sostenere che l'etica calvinista era alle origini del capitalismo). Per altri, invece, sono le varianti economiche (è questa la posizione del marxismo). Quantunque ogni situazione sia distinta, generalmente, tutte le varianti si condizionano reciprocamente e sarebbe arbitrario considerarne alcune come cause e le altre come effetti. Tuttavia, per studiarle, è necessario adottare deliberatamente una semplificazione che consiste nel partire da qualche fattore come se fosse la variante indipendente e disporre così di un filo conduttore per studiare il cambiamento delle altre varianti.

I fattori che provocano il cambiamento possono essere interni o esterni al sistema in questione. Il fatto che, generalmente, cambino molto poco i sistemi sociali che rimangono isolati, geograficamente o mentalmente, indica che gli influssi esterni sono molto importanti. Infatti, quando si osservano le differenze esistenti con altri sistemi, molte cose che fino allora erano ritenute naturali e ineludibili cessano di apparire tali.

Esistono anche fattori che ostacolano il cambiamento. Di fatto, ciò che è normale è la lentezza nel cambiamento, mentre è eccezionale la rapidità che si costata oggi in Occidente. Tutti i riformatori sociali potrebbero attestare quante resistenze ebbero da vincere.

Alcune resistenze al cambiamento sono di origine sociale:

1) Le forme culturali integrano e dànno sicurezza al gruppo, manifestano la sua identità di fronte agli altri gruppi, ecc. Costa meno fatica continuare a fare uso delle forme esistenti che non a crearne di nuove.

Inoltre, gli elevati rischi umani che gli esperimenti sociali comportano favoriscono atteggiamenti conservatori.

2) Ogni sistema sociale dà origine ad una serie di interessi creati: specialmente gli individui che hanno raggiunto più potere dentro il sistema sono soliti ostacolare i cambiamenti.

3) Non poche volte la religione ha sacralizzato l'ordine, o il disordine stabilito (però, le religioni possono anche favorite il cambiamento esercitando la funzione profetica).

Altre resistenze al cambiamento si spiegano con la psicologia del comportamento:

1) gli abiti acquisiti risparmiano energia psicologica, in modo che le risposte agli stimoli tendono a seguire più facilmente una via già nota anziché cercarne una nuova.

2) La pressione sociale è spesso molto forte. Qualsiasi deviazione dal codice esistente di norme è punita con l'ostracismo e con la condanna del gruppo.

3) La memoria selettiva porta a dimenticare, se non tutti gli avvenimenti sgradevoli, almeno quelli il cui ricordo ci fa soffrire. In questo modo, il passato appare migliore di quello che fu realmente e questo ci rende restii a cambiarlo.

4) Esiste, infine, un conservatorismo di temperamento: per gli individui insicuri, per esempio, la stabilità dell'ordine sociale costituisce una base per la propria personalità.

Riguardo alle varie resistenze al cambiamento sperimentate dai numerosi sottosistema della società (economia, politica, cultura, religione, ecc.), non tutti cambiano contemporaneamente o con la stessa rapidità. Mentre alcuni evolvono in fretta, altri rimangono indietro. Questa mancanza di sincronia è stata chiamata da Ogburn " cultural lag " (ritardo culturale). Generalmente, gli elementi materiali (tecnologia, procedimento di produzione, ecc.) cambiano più rapidamente di quelli culturali (usanze, religione, ecc.), dando luogo a tensioni sociali per la mancanza di nuove norme dei codici adattate alla nuova situazione.

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Autore: L. González-Carvajal
Fonte: Dizionario sintetico di pastorale (Casiano Floristan - Juan Josè Tamayo)


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