Giuseppe
Autore: Mons. Francesco Spadafora
Fonte: Dizionario Biblico diretto da Francesco SpadaforaG. aveva ca. 16 anni. I fratelli, presa ne la tunica (lunga e con mezze maniche, portata dai ricchi, e dai nobili, dono di Giacobbe), la intrisero nel sangue di un capro svenato e la mandarono al povero padre, che pianse inconsolabile la morte presunta del suo diletto (Gen. 37).
Nella capitale del Delta, sotto gli Hyksos (sec. XVIII), G. fu venduto a Potifar ufficiale superiore del Faraone, che presto gli si affeziona e gli affida l'amministrazione della casa. G. resiste alla seduzione della padrona; e calunniato da essa è gettato in carcere. Anche qui l'innocente è assistito da Dio; ottiene il favore del carceriere, che gli affida i detenuti, tra i quali capitano il coppiere e il panettiere del Faraone (Gen. 39). G. spiega a questi i loro sogni: il primo ritornerà al suo ufficio, il secondo sarà giustiziato (Gen. 40). La previsione si realizzò. Due anni dopo, il Faraone vide in sogno salir dal Nilo sette belle vacche; quindi sette smunte, e queste divorar le prime; dopo una pausa, su uno stesso gambo sette spighe colme, seguite e divorate da sette bruciate dallo scirocco. Il coppiere si ricordò di G., e questi diede al Faraone la spiegazione: Ci saranno in Egitto 7 anni di abbondanza e, subito dopo, 7 anni di carestia. Dio vi avvisa perché provvediate in tempo.
Il Faraone innalza G. ca. trentenne, a suo viceré, con pieni poteri; gli dà un nome egiziano Safnat-paaneh (= largitore di vita) e, in moglie, Aseneth, figlia di un sacerdote di On, dalla quale nascono Manasse ed Efraim, eponimi delle due tribù, talvolta (Deut. 33, 13.16; Ez. 47, 13 ecc.) chiamate collettivamente G.
In grandi silos, distribuiti opportunamente per le città egiziane, nei 7 anni di abbondanza G. ammucchia grandiose riserve di viveri. Durante la carestia tutti ricorrono al Faraone; ed egli li manda al suo ministro; «Andate a G.», che mette in vendita, per gli Egiziani e poi per gli stranieri, le riserve accumulate (Gen. 41). Anche Giacobbe manda in Egitto i suoi figli. G. li riconosce subito; nascondendo la propria commozione, li tratta con durezza, quasi fossero spioni, allo scopo di ottenere, senza svelarsi, notizie del vecchio padre e del diletto Beniamino, assente; e per esplorare i loro sentimenti; se sono ancora cattivi come un tempo. Li rimanda così col grano e col danaro da essi pagato che fa nascondere nei sacchi, ma trattiene Simeone; sarà liberato quando gli porteranno Beniamino, come prova che han detto il vero. Finito il grano, i fratelli inducono Giacobbe a lasciar partire con essi Beniamino e ritornarono in Egitto (Gen. 42.43-, 23). G. fa un'ultima prova; finge di fare arrestare Beniamino; nel vedere lo sbigottimento degli altri e l'offerta di Giuda di restare in carcere, pur di evitare il grande dolore al vecchio padre, G. non sa più trattenersi e in pianto si svela ai fratelli, alquanto timorosi, abbracciandoli. È stata la Provvidenza - dice loro - che mi ha mandato qui (Gen. 43, 24-45, 15). Anche per invito del Faraone, G. chiama tutti i suoi in Egitto ed ha la gioia di abbracciare il vecchio padre, che adotta Manasse ed Efraim (v.). G. fa stabilire i suoi con le greggi nella fertile regione di Gessen, lungi dalla capitale e dalle altre città egiziane, perché possano conservare i loro costumi, e la purezza della loro religione (Gen. 46-48). Nel suo profetico addio, Giacobbe ha per G. bellissime parole: «Rigoglioso pollone è Giuseppe, rigoglioso pollone presso una fonte. Albero maestoso le cui superbe fronde si alzano sopra al muro di cinta. Goda di tutte le benedizioni del cielo» (Gen. 49, 22-26,). Morto Giacobbe, G. ne fa imbalsamare il cadavere, con un grandioso corteo lo va a seppellire in Canaan, nel sepolcro di famiglia. A 110 anni, G. sente avvicinarsi la fine; e affida fratelli, figli e nipoti con intensa fiducia alla divina Provvidenza: «Dio vi aiuterà e vi farà risalire alla terra promessa ad Abramo e al nostro padre; allora porterete via di qua le mie ossa» (Gen. 50).
Il colore egiziano della narrazione è pronunziato ed esattissimo, sia nei termini adoperati, che nel quadro storico-sociale, e nei particolari. È una vivida pittura degli uomini, dei costumi e degli usi degli Egiziani in tutti i campi della vita (A. S. Yahuda). I Padri son concordi nel vedere in G. una figura di Gesù N. S. perseguitato, venduto, umiliato e risorto per la salvezza del suo popolo. La Chiesa ripete, con felice adattazione, l'invito del Faraone: «Andate a G.», il s. capo della s. Famiglia.
[F. S.]
BIBL. - V. ERMONI, in DB, III, coll. 1655-69: A. MALLON, Les Hébreux en Egypte, Roma 1921; A. VACCARI, La S. Bibbia, I, Firenze 1943, pp. 142-78; H. SIMON - J. PRADO, Vetus Test., I, 6a ed., Torino 1949, pp. 175-83. 190 ss. 195 s.