Ascesi


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Ascesi è una parola classica nel vocabolario della spiritualità. Appunto perchè classica, ha un senso importante. Però, può essere una delle parole e realtà più esposte ad estremismi e a sopravalutazioni.

Ascesi è una parola di origine greca e significa: sforzo metodico per raggiungere qualcosa. Entrame le cose, lo sforzo ed il metodo, sono costitutivi dell'ascesi. Altre parole affini sono: lotta, combattimento, disciplina, mortificazione. Non sono identiche, ma appartengono alla stessa dimensione del cristiano. Parlando di ascesi cristiana, come si intende fare qui, noi cí riferiamo allo sforzo metodico, comunque esso si manifesti necessario per vivere la sequela di Gesù.

Non parliamo di ascesi evangelica, ma di ascesi e vangelo, e intendiamo dire che l'ascesi cristiana può avere, ed ha veramente, un fondamento evangelico.

L'ascesi, anche quella cristiana, suggerisce subito un forte volontarismo, e certamente il volontarismo (è un nome nuovo del pelagianesimo) nega il primato di Dio (alle volte, l'azione di Dio), che è una verità essenziale nel cristianesimo. In questo senso, l'ascesi non è evangelica. Sembra che anche ai nostri giorni si corra il pericolo di valorizzare in questo modo lo sforzo e che si posponga e si dimentichi il primato. Della grazia. Certe volte, non si tratta di un vero pericolo né di una vera caduta, ma soltanto di certi ambienti in cui si sottolineà spontaneamente lo sforzo, per esempio, nei giovani e nei cristiani impegnati. Occorre tenere presente questa distinzione e questi differenti contesti, se non vogliamo confondere le cose.

Ciò nonostante, l'ascesi non solo è compatibile col vangelo, ma lo stesso vangelo esige e dà chiaramente origine ad una ascesi. Le parole di Gesù sulla sequela (Mc 8,34 ss e par.), le parole chiare di Paolo sullo sforzo di chi corre nello stadio (1 Cor 9,24-27), i consigli a Timoteo (2 Tm 2,3) sono fondamenti validi. Il cristiano non li può dimenticare.

La prassi dell'ascesi ha una storia turbolenta e suscita giudizi opposti che vanno dall'ammirazione al disprezzo. Le manifestazioni della ascesi, soprattutto nei Padri del deserto (proposti spesso come eroi), sono alle volte incredibili. Molte di esse provocano, come minimo, un sorriso maligno o spontaneo. Mentre ci sono di quelli che godono nel narrare e ricordare quelle storie di famiglia, altri se ne vergognano e preferiscono sottacerle.

Per parte nostra, basta dire che molte di quelle pratiche ascetiche erano fondate su princìpi sbagliati. Vedremo subito che l'antropologia e l'ascetica vanno di pari passo. Non si tratta, in questa critica, di una manifestazione, quanto piuttosto di un imborghesimeno poltrone che cerca di giustificare la mollezza. È probabile che molti imborghesimenti accusino coloro che non volevano saperne di questa mollezza (il fatto curioso è che in una specie di masochismo strano, ci sono molti borghesi che difendono e sono estasiati di simili manifestazioni!). Già san Giovanni della Croce parlava di penitenze bestiali (epppure san Giovanni della Croce non era certo portato a concedere leggerezze). Santa Teresa d'Avila raccomandava la moderazione alle sue monache in fatto di penitenze esterne. Ricordo questi due rappresentanti della spiritualità cristiana perché sono pacificamente riconosciuti come seri, e nello stesso tempo, soprattutto san Giovanni della Croce, come " duri ".

E innegabile che l'ascesi ha a che fare con l'antropologia che viene professata. Affermare un dualismo a favore dell' "anima " implica abbandonare il corpo alla morte; affermare il dualismo a favore del corpo implica il disattendere l'anima o renderla schiava. Ogni dualismo è dannoso all'ascesi.

Nel cristianesimo, ha dominato un'antropologia neoplatonica che ammetteva solo l'unità accidentale dell'anima e del corpo, considerando questo come la parte peggiore. Il corpo era il " frate asino " di san Francesco, o il " carcere " di santa Teresa, in cui è rinchiusa l'anima.

Forse per questo, l'ascesi ha badato molto al corpo e a quanto appare come corporale: i cibi, il vestito, il clima, i sensi, il sesso…

Il peccato è uno dei punti che dà origine all'ascesi cristiana. In questo senso, i forti cambiamenti nel concetto e nei campi del peccato toccano irrimediabilmente l'ascesi che chiede di adeguarsi ai tempi. Soprattutto i peccati di omissione e il peccato sociale sono destinati a causare una ripercussione importante nell'incarnazione dell'ascesi contemporanea. C'è qui un campo ampio e variegato a seconda delle varie circostanze di luoghi e di tempi.

L'ascesi deve proseguire sulla strada della disponibilità allo Spirito Santo, affermando chiaramente il primato di Dio e il Regno di Dio in un mondo che aspira con forza ad una fraternità effettiva. Il camminare per questa strada non danneggerà l'ascesi, ma le darà un solido fondamento. Non danneggerà nemmeno nessuna ascesi corporale. Infatti, anche il corpo tenderà a dividere il pane, il tempo, il denaro, il sonno, l'alienazione, la lotta. Cadrà invece molto dell'ossessione del passato intorno a certi punti che erano classici per l'ascesi tradizionale. Con questa nuova visuale, l'ascesi contribuirà a fare dell'uomo una nuova creatura.

Bibl. - Ancilli E. (a cura di), Ascesi cristiana, Teresianum, Roma, 1977. Bernard C., Teologia spirituale, Ed. Paoline, Roma, 1982. Bouyer L., Introduzione alla vita spirituale, Ed. Borla, Roma, 1979. Goffi T., " Ascesi ", in: Nuovo Dizionario di Spiritualità, Ed. Paoline, Cinisello B., , pp. 65-85. Gozzelino G., Al cospetto di Dio. Elementi di teologia della vita spirituale, Ed. Elle Di Ci, Leumann (Torino),1989. Rahner K., Saggi di spiritualità, Ed. Paoline, Roma, 1965. Truhlar V., L'esperienza mistica. Saggio di teologia spirituale, Ed. Città Nuova, Roma, 1984.




Autore: A. Guerra
Fonte: Dizionario sintetico di pastorale (Casiano Floristan - Juan Josè Tamayo)


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