Giuda (Apostolo)


È fratello (= cugino) del Signore e probabilmente fratello (= fratellastro) di Giacomo (Iud. 1) essendo egli figlio di Cleofa e questi di Alfeo. Data la notorietà di Giacomo nella Chiesa primitiva, G. veniva indicato con la specificazione di "fratello di Giacomo" (cf. At. l, 13). Quanti ammettono la dignità apostolica di Giacomo, ritengono che anche G. sia da identificarsi con l'apostolo omonimo, soprannominato Taddeo o Lebbeo (Mt. 10, 3; Mc. 3, 18) e nettamente distinto dall'Iscariota (Io. 14, 22). Una tradizione antica, non del tutto attendibile, lo presenta missionario in Arabia, nella Siria, nella Mesopotamia e nella Persia e ne pone il martirio in Arado od in Beirut in Siria. Egesippo, citato da Eusebio (Hist. eccl. III, 20, 1-6), parla di due suoi nipoti durante la persecuzione di Domiziano.
Lettera di G. - Il breve scritto di 25 versetti è un severo monito contro i falsi dottori ed un invito pressante perché i fedeli conservino la purezza della fede. Si smascherano i vizi degli eretici, specialmente la loro brama di lucro (v. 11), e ad essi, descritti con immagini originali e assai espressive, si ricordano i tremendi castighi inflitti da Dio ai prevaricatori antichi (al popolo che si lamenta nel deserto, agli Angeli, agli abitanti di Sodoma ecc.). Non è uno scritto dottrina le, limitandosi a condannare gli eretici senza confutarli, ma da brevi allusioni si possono notare i capisaldi dell'insegnamento evangelico. Sono ricordate varie prerogative di Gesù Cristo, Figlio di Dio, magari con semplici allusioni (cf. vv. 1.4.6.15.17.21-24). Si nota l'importanza dello Spirito Santo nella vita della Chiesa (vv. 19.20) e si parla degli Angeli (vv. 6-9).
Nell'indirizzo manca qualsiasi specificazione circa i destinatari immediati. Dall'esame interno, specialmente dall'uso dell'Antico Testamento e dal riferimento a tradizioni giudaiche, si deduce con la massima verosimiglianza che si trattava di giudeo-cristiani della Diaspora o palestinesi, tanto rispettosi verso il loro vescovo Giacomo, di cui l'autore con compiacenza si dice "fratello" (v. 1). I vari dati non consentono, nonostante tutta la buona volontà di alcuni critici moderni, di identificare gli eretici, condannati da G., con qualcuna delle sette gnostiche del II sec.
Lo scritto ha una relazione evidente con la 2Pt. La precedenza è generalmente riservata alla lettera di G., il cui tema viene ripreso ed ampliato da s. Pietro (Iud. 1.2.3. = 2Pt. 1, 1.2.5; 4 = 2, 1.3; 5 = 2, 4; 7 = 2, 6; 8-10 = 2, 10-12; 12 = 2, 13; 11 = 2, 15; 13 = 2, 17; 16 = 2, 18; 17-18 = 3, 1·3; 24 = 3, 14; 25 = 3, 18). Questo fatto, insieme alla menzione di Giacomo "fratello del Signore", limita di molto gli anni possibili per la sua composizione. Se si ammette che la 2Pt. fu scritta nel 66-67, si può pensare a qualche anno prima per la lettera di G. Se si preferiscono gli anni 63-64 per lo scritto di Pietro, bisogna assegnare l'opera di G. subito dopo la morte di Giacomo (63 d. C.). Sebbene manchi ogni indizio perspicuo alla guerra del 66-70 ed alla distruzione di Gerusalemme, Chaine pensa agli anni 70-80.
Il Concilio Tridentino definì categoricamente l'ispirazione dello scritto. La citazione (vv. 9.14.15) dal libro di Enoch, che è alla radice della sua negata canonicità nei primi tempi (v. Canone) è da alcuni rigettata, mentre altri vi vedono usati anche altri apocrifi (Assunzione di Mosè). L'autore si riferisce allo scritto apocrifo, come fece s. Paolo citando poeti pagani, senza menoma mente autenticare la profezia o conferire dignità particolare all'opera.
[A. P.]

BIBL. - J. CRAINE. Les épitres catholiques, 2a ed.. Parigi 1939, pp. 261-337; P. De AMBROGGI, Le epistole cattoliche (La Sacra Bibbia, S. Garofalo), 2a ed., Torino 1949, pp. 291·315; A. DUBARLE, Le péché des Anges dans l'Epitre de Jude, in Mémorial J. Chaine, Lyon 1950, pp. 145-48.


Autore: Sac. Angelo Penna
Fonte: Dizionario Biblico diretto da Francesco Spadafora
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