Giuda


(Ebr. iehùdàh). - Quarto figlio di Giacobbe e Lia (Gen. 29, 35; 49, 8). Il nome è spiegato da odeh «renderò gloria» (Gen. 29,35) e «i tuoi fratelli ti loderanno» (Gen. 49, 8). G. con Ruben salva dalla morte Giuseppe (Gen. 37, 22-26 s.). Dalla cananea Sua ha tre figli, Er, Onan, Sela. Al primogenito dà in sposa Tamar. Dopo la morte di Er, per la legge del levirato (Deut. 25, 5-10) G. costringe Onan ad assicurare una posterità al fratello defunto e, poiché Onan rifiuta, rimanda a casa Tamar. La quale tende un tranello al suocero (estensione del levirato tra il suocero e la nuora, attestata dalla legge hittita, art. 79; cf. RB, 34 [1925) 52, 4-46), e gli partorisce Phares e Zerah (Gen. 38). Il primo è un antenato di Gesù Cristo (Mt. l, 3 ss.). G. si incarica della custodia di Beniamino nel secondo viaggio dei figli di Giacobbe in Egitto (Gen. 43, 3.10). Rinvenuta la coppa di Giuseppe nel sacco di Beniamino G. convince e commuove con la sua eloquenza (Gen. 44, 14.34). È inviato da Giacobbe verso Giuseppe (Gen. 46, 28) e riceve un magnifico elogio dal padre morente (Gen. 49, 8-13): la tribù di G. conserverà la supremazia religiosa (presenza del Tempio a Gerusalemme) fino alla venuta di colui cui compete il regno e dominerà sui popoli (cf. Ez. 21, 32), cioè il Messia.
Da G. la tribù omonima che è la più numerosa: 74.600 (Num. 1, 26 s.) e 76.500 (Num. 26, 19-22). Le famiglie principali sono elencate in Num. 26, 19 ss.; I Par. 2. La tribù di G. è accampata ad est del tabernacolo (Num. 2, 3-9) ed è la prima nella marcia (Num. 10, 14), nell'offerta dei sacrifici (Num. 7, 12-17), nella divisione della terra promessa (Ios. 14, 6-15; 15, 1-63). Dopo la morte di Giosuè la tribù di G. è scelta per la direzione dell'attacco contro i Cananei (Iudc. 1, 1-19) e contro la tribù di Beniamino (Iudc. 20, 18); deve difendersi dalle invasioni degli Ammoniti (Iudc. 10, 9) e dei Filistei (Iudc. 15, 9; 1Sam 17, l). Già dopo la morte di Giosuè le tribù di G. e di Simeone sono al sud (Iudc. 1) e sono omesse nella lista del cantico di Debora (Iudc. 5, 14-18); isolamento nel quale nascono e si sviluppano i germi dello scisma futuro. Quando Saul lotta contro Amalec, G. schiera 10.000 uomini (I Sam 15, 14); sulle montagne di G., David, perseguitato da Saul, raccoglie i malcontenti che saranno il nocciolo del suo potere politico; degli abitanti di G. si cattiva la simpatia con le razzie contro gli Amaleciti (I Sam 27, 8-12; 30); dagli uomini di G. è proclamato re ad Hebron (2Sam 2, 1-4) meno tre le tribù del nord eleggono Isbaal. Dopo 7 anni di regno su G. (2Sam 5, 1-5) gli anziani d'Israele vanno a Hebron a riconoscere David come re. Con la presa di Gerusalemme, il trasporto dell'arca (2Sam 6) e, più tardi, con la costruzione del tempio, i gruppi diversi del nord e del sud dimenticano le rivalità; che di tanto in tanto risorgono. Così nella rivolta di Absalom, (2Sam. 15, 6-13; 18, 6-15), e in quella di Sheba, nella quale echeggia il grido: «Alle tue tende, Israele» (2Sam 20, 1; cf. I Reg. 12, 16). Sotto Salomone, G. ha uno statuto speciale (I Reg. 4, 19 b) e fornisce gli alti funzionari mentre Israele è sottoposto alle prestazioni in natura (I Reg. 4, 7-19; 5, 7) e alla corvée (I Reg. 5., 27). La scissione è definitiva alla morte di Salomone. Il regno di G. o del sud (fino al 587 a. C., quando fu annientato dai Caldei), intorno al tempio, realizza i disegni di Dio sul popolo eletto. La sua popolazione è più omogenea e più attaccata alla dinastia davidica. Soprattutto con Gerusalemme e il suo tempio. Dopo la rovina del regno, il ricordo del tempio nutre la speranza degli esuli e intorno al santuario ricostruito si raggruppa la comunità che rientra dall'esilio. Dallo scisma e fino alla promulgazione della legge nuova G. è depositario della Rivelazione che i più grandi profeti ebraici hanno trasmesso prima e dopo l'esilio. I limiti del territorio della tribù di G. (Ios. 15) sono verso la frontiera di Edom dal deserto di Sin fino a Cades a sud-ovest. A est il Mar Morto fino alle foci del Giordano a ovest il Mar Mediterraneo; a nord una linea dalla foce del Giordano fino al mare. Il territorio racchiude 4 parti: 1) il negheb, termine per indicare il sud, composto di una zona montuosa e di una pianura attraversata dal largo letto dei torrenti, ora coltivabile, ora desertico; 2) la Shefélah (etimologicamente il paese basso) che è formata dalla zona delle colline creotacee; 3) il deserto di G. (midbar Iehùdàh) che designa il versante orientale della catena dei monti di G. da el-Asur fino a sud del Mar Morto; 4) la montagna di G. (har Iedùdàh) che comprende la zona dalle alture dominanti Bersabea a nord fino ai dintorni di Cariat-icarim.
[F. V.]

BIBL. - F. M. ABEL, Géographie de la Palestine. I. Parigi 1933. pp. 371 ss. 414 ss. 418 ss. 436 s.; II, 1938, pp. 46 ss. 83 ss.; F. SPADAFORA, Ezechiele, 2a ed., Torino 1951, pp. 7, 93 ss. 179 s. 346 ss.


Autore: Sac. Francesco Vacchioni
Fonte: Dizionario Biblico diretto da Francesco Spadafora
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