Vizio


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I. Il termine. Nel senso più ampio il termine sta ad indicare una carenza, una difformità, una deviazione. Nel senso morale, si contrappone a virtù ed indica un orientamento più o meno costante e profondo verso il male. Può consistere anche in una radicalizzazione di atteggiamenti per sé validi, ma bisognosi di essere bilanciati e integrati da altri parimenti validi.

Nel v. si realizza il pervertimento delle emozioni e dei sentimenti mediante la ripetizione di atti negativi: " Il peccato trascina al peccato; con la ripetizione dei medesimi atti genera il v. Ne derivano inclinazioni perverse che ottenebrano la coscienza e alterano la concreta valutazione del bene e del male ". Si ha allora una crescente predisposizione e dipendenza dal male accompagnati da una pari attenuazione del senso del rimorso, anche se non si arriva a " distruggere il senso morale fino alla sua radice " (CCC 1865).

II. Nella tradizione cristiana. Partendo da elenchi presenti nella Sacra Scrittura e arricchendoli con le acquisizioni della riflessione etico-spirituale, la tradizione catechetica e ascetica ha provato a tracciare cataloghi di vizi sostenuti da preoccupazioni soprattutto pedagogiche. Il criterio più diffuso è quello delle virtù alle quali i vizi si oppongono o il collegamento con i peccati capitali. Il CCC privilegia quest'ultima classificazione. " Sono chiamati capitali perché generano altri peccati, altri vizi. Sono la superbia, l'avarizia, l'invidia, l'ira, la lussuria, la golosità, la pigrizia o accidia " (n. 1866). Analogo è l'elenco presente nella tradizione orientale: gola, lussuria, avarizia ira, accidia, vanagloria, superbia.1

III. Impegno contro il v. Per l'unità, che è propria della persona, il v. determina assuefazione e dipendenze a livello psico-fisico che permangono anche quando si decide sinceramente di distaccarsi da esso. Il cammino di liberazione dovrà integrare saggiamente l'impegno della volontà con la chiarificazione e l'integrazione dei bisogni nel nuovo progetto di vita. Il rispetto della gradualità del cammino è indispensabile se si vogliono evitare rese scoraggiate: dovrà essere sostenuta e stimolata, evitando però con cura che possa trasformarsi in alibi deresponsabilizzante.

Ciò esige un approccio pedagogico che sviluppi innanzitutto il senso critico verso la stessa esperienza dei bisogni, per coglierne l'effettiva consistenza alla luce della dignità e dell'integralità della persona, sottraendosi alle diverse manipolazioni. Diventa così possibile evidenziare l'illusione di bene e di felicità che il v. racchiude in sé, aprendo il cammino al suo effettivo superamento, quindi, alla realizzazione vera dell'uomo chiamato al bene sommo della comunione trinitaria, fonte di felicità autentica.

Note: 1 Cf T. _pidlík, Manuale fondamentale di spiritualità, Casale Monferrato (AL) 1993, 310.

Bibl. G. Grieco, I sette vizi capitali, viaggio nel pianeta delle passioni umane, Cinisello Balsamo (MI) 1990; B. Honings, s.v., in DES III, 2668-2670; G. Moretti Parliamo di vizi e di virtù, Bologna 1992; J.A. Rony, Les passions, Paris 19805; A. Solignac, Vertus et vices, in DSAM XVI, 497-506; T. _pidlík, Manuale fondamentale di spiritualità, Casale Monferrato (AL) 1993, 304-320.



Autore: S. Majorano
Fonte: Dizionario di Mistica (L. Borriello - E. Caruana M.R. Del Genio - N. Suffi)


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