Visione beatifica


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Premessa. La v. è la conoscenza immediata, diretta e chiara dell'Essenza divina, la quale, per la sua infinita immaterialità e attualità, si unisce senza mediazione di specie intelligibili all'intelletto umano, intrinsecamente elevato nella sua capacità conoscitiva dal lume della gloria emanante dalla grazia santificante giunta alla sua perfezione. Dal punto di vista della mistica interessano soprattutto due problemi: 1. Se la v. possa venir concessa nella vita presente; 2. Quale influsso abbia sullo sviluppo della vita spirituale, specialmente quella mistica.

I. Quanto al primo problema, non mancano teologi che negano genericamente tale possibilità. Tuttavia s. Agostino e s. Tommaso ritengono che Dio saltuariamente (per modum actus) e miracolosamente, cioè sospendendo l'uso dei sensi, possa elevare l'intelletto alla v. Poiché il modo connaturale all'intelletto umano in tutte le sue operazioni è la dipendenza dalle specie attinte dai sensi, una tale conoscenza dell'Essenza divina è " miracolosa " ed essendo " per modum actus ", non costituisce l'uomo " comprensore ". Queste condizioni i due santi dottori le vedono in due soli episodi: la visione di Mosè sull'Oreb (cf Es 33,18) e il rapimento di Paolo al terzo cielo (cf 2 Cor 12,2-4). Alcuni teologi hanno creduto di poter affermarlo anche della visione di Elia, parimenti sull'Oreb, all'ingresso della caverna, quando Dio gli si fa presente nel mormorio di un vento leggero (cf 1 Re 19,12-13). Oggi gli esegeti sembrano meno propensi a queste interpretazioni e sottolineano piuttosto la trascendenza assoluta di Dio, inaccessibile in questa vita ad ogni conoscenza umana diretta e immediata.

Tra coloro che seguono s. Agostino e s. Tommaso, vari concedono tale privilegio anche alla Vergine, per il noto principio mariologico: quello che nell'ordine della grazia si afferma dei santi, si deve dire preminentemente di Maria, se non vi sono ragioni contrarie. Ora, la v. " per modum actus " rientra nell'ambito della grazia santificante. Inoltre, Maria appartiene all'ordine ipostatico per la sua divina maternità, ed è intimamente associata alla persona e ai misteri di Cristo. Parimenti, è " forma " e modello della Chiesa. Ella indubbiamente ha goduto della pienezza della vita mistica.

Secondo Giovanni della Croce, ella fin dal primo istante fu elevata all'alto stato di unione e mai fu mossa ad agire da " forma " umana, ma sempre dallo Spirito Santo.1

In tempi più vicini a noi ha fatto discutere il caso di Lucia Mangano, nata a Trecastagni (Catania) l'8 aprile 1896, morta a San Giovanni La Punta (Catania) il 10 novembre 1946. Sono state dichiarate eroiche le sue virtù. Questa serva di Dio nei suoi scritti riferisce che, a cominciare dal 28 ottobre 1933 e sino alla morte, ha goduto della v. Ha scritto anche che si è trattato di un caso unico in tutta la storia, in grado inferiore sola alla v. che fu concessa alla Vergine santissima dal primo istante della concezione, in modo stabile e perfetto.

L'affermazione della Mangano è stata avallata senza riserve dal suo confessore e direttore spirituale ed ha trovato il consenso di alcuni teologi, mentre altri hanno reagito negativamente. Il fatto, in verità, contrasta con tutta la tradizione teologica, poiché la v. sarebbe stata goduta per ben tredici anni, e fuori di ogni estasi. Stupisce, poi, l'affermazione di un privilegio unico in tutta la storia, come pure che la Madonna ne avrebbe goduto permanentemente sin dal primo istante del suo concepimento. Forse la difficoltà di esprimere in concetti teologicamente precisi la ricchezza dell'unione mistica, ha potuto far equivocare. A me pare che i fenomeni descritti dalla Mangano coincidano largamente con quelli descritti da Giovanni della Croce nel commento delle ultime quattro strofe del Cantico spirituale e nella Fiamma viva d'amore. Ma il santo Dottore, uomo molto esperto di queste realtà, ed anche profondo teologo, ha nettamente affermato che non si tratta della v. bensì solo di un vestigio o preludio.

II. L'influsso della v. sullo sviluppo della vita spirituale si esercita in due direzioni: a. stimola efficacemente a tendere alla perfezione; b. nei gradi della vita mistica costituisce come un anticipo e preludio della vita beata.

a. L'influsso come stimolo nasce dalla conoscenza del valore della v. in ordine alla piena realizzazione dell'uomo: valore che viene messo in luce dalla divina rivelazione accolta e vissuta nella fede. In questa luce la v. appare nel suo ruolo fondamentale di via alla beatitudine. Questa viene seminata nel cuore dell'uomo con l'accettazione della fede e va crescendo nella misura in cui, con la profonda meditazione e assimilazione della fede, l'uomo conosce più vivamente che la v. mette in possesso del Sommo Bene e del fine ultimo in cui ogni desiderio di felicità dell'uomo trova il suo appagamento. Il desiderio e l'aspirazione alla felicità costituiscono la molla che spinge l'uomo all'azione. La divina rivelazione illumina il contenuto e la grandezza della v.: il suo rapporto con l'eterna felicità, gli ostacoli che impediscono e i mezzi che ne favoriscono l'azione dinamica per il progresso: l'ascesi, la povertà di spirito, il distacco affettivo, la preghiera, la grazia sacramentale, la direzione spirituale, ecc. Una forte " presenza " della v. aiuta efficacemente anche a sopportare e valorizzare le non piccole prove della vita. Questo vigoroso dinamismo si sviluppa soprattutto per mezzo del contatto amoroso con la Parola di Dio e con l'orazione. L'insegnamento evangelico sulle " fallaci ricchezze ", quello paolino sulla provvisorietà di tutte le cose umane e la consistenza delle realtà eterne (cf 2 Cor 4,18), hanno molta efficacia per dare slancio alla vita spirituale.

b. Nel quadro della vita mistica la v., oltre che come punto di riferimento per gli scrittori nella descrizione delle loro esperienze e nelle elaborazioni teologiche, è presente come anticipo e preludio della vita eterna. Per spiegare questa complessa fenomenologia bisogna tener presente che vi è un nesso intrinseco di sviluppo dalla grazia alla gloria: rapporto che s. Tommaso esprime dicendo che la grazia è virtualmente la gloria, e che la gloria è la grazia perfetta. Nel suo sviluppo la grazia si va rivelando fin nelle sue ricchezze virtuali: l'inabitazione trinitaria si va manifestando come realtà di presenza e di donazione delle Persone divine; la grazia santificante come elevazione radicale per la partecipazione della natura divina; le virtù teologali si fanno sentire come i dinamismi che fanno vivere la vita divina realizzando una inesauribile unione con Dio-Trinità; i doni dello Spirito Santo fanno crescere quello che Paolo chiama " l'uomo interiore " sempre più passato sotto il regime dello Spirito. Spesso a questo sviluppo dell'organismo soprannaturale si accompagnano carismi eccezionali che portano l'esperienza e la penetrazione dei misteri, fonte di ineffabili delizie.

Per questo motivo, s. Giovanni della Croce, ricco di esperienze e fornito di eccellente teologia, ha potuto descrivere in modo mirabile, nel commento alle ultime strofe del suo Cantico spirituale e nella Fiamma viva d'amore, i più alti stati e attività della vita mistica quasi in un confronto con la vita beatifica. E, pur distinguendo nettamente l'una e l'altra, ha mostrato nell'unione mistica più elevata come un vestigio della v.2 Sulla stessa linea s. Teresa, specialmente nel Castello interiore,3 sottolinea che la massima unione tra Dio e l'anima (matrimonio spirituale) avviene nel più profondo dell'anima, che è continua a livello abituale (abito), in una ineffabile mutua donazione e fruizione amorosa. La santa nella sua esperienza nota che, mentre si spengono i desideri impetuosi di morire per andare a godere Dio, divampa lo zelo per salvezza delle anime.

Note: 1 Cf Salita del Monte Carmelo III, 2,10; 2 Cf Cantico spirituale A, 39,6; Fiamma viva d'amore B I, 1.6; III, 81-83, ecc.; 3 Cf Castello interiore VII.

Bibl. Aa.Vv., La Mistica I, in particolare: G. Helewa, L'esperienza di Dio nell'Antico Testamento, 117-180 e R. Penna, Problemi e natura della mistica paolina, 181-221; I. Colosio, Inchiesta teologica sul paradiso, Firenze 1964; R. Garrigou-Lagrange, La Madre del Salvatore, I, Firenze 1953 c. 3, a. 6. Giovanna della Croce, I Mistici del Nord, Roma 1981; Joseph a Spiritu Sancto, Cursus theologiae mystico-scholasticae, 4, d. XXII, Romae 1951; A. Martinelli, La Madonna e Lucia Mangano. Saggio di mariologia mistica contemporanea, S. Giovanni La Punta (CT) 1959; S. Pesce, E possibile la visione beatifica in un'anima viatrice?, Catania 1965; A. Piolanti, Visione beatifica, in EC XII, 1485-1493; L. Reypens, Dieu (connaissance mystique), in DSAM III, 883-929; A. Royo-Marin, Teologia della perfezione cristiana, Roma 19656, 903-904; J.-B. Terrien, La grâce et la gloire, Paris 1931.




Autore: R. Moretti
Fonte: Dizionario di Mistica (L. Borriello - E. Caruana M.R. Del Genio - N. Suffi)


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