Virtù eroica


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I. La nozione nel corso dei secoli. Il concetto di v. fu scoperto da Aristotele ( 322 a.C.) nel linguaggio del popolo ed egli, all'inizio del l. VII dell'Etica nicomachea, lo riallaccia al brano dell'Iliade nel quale il vegliardo Priamo piange la morte di Ettore, le cui virtù avevano sfiorato la natura degli stessi dei (I. II, c. XXIV). Secondo lo Stagirita, la v. non è opposta alla " normale " malignità bensì alla bestialità nella quale l'uomo non è, in alcun modo, capace di dominare i propri affetti. Senza toccare realmente la sfera divina, la v. supera ogni misura di virtù umana. Ma non si può negare che gli uomini dell'antichità vedessero la v. realizzata soprattutto nella fortezza.

I grandi teologi del Medioevo, commentando Aristotele, si vedevano confrontati con il concetto e con il contenuto della v. La loro vera difficoltà consisteva nella nuova realtà di uomini, non più pre-cristiani bensì battezzati e dotati della grazia, nonché nell'esistenza delle virtù teologali di fede, speranza e carità, oltre l'umiltà. Si faceva, tuttavia, strada la coscienza che un grado straordinario di tutte le virtù non è possibile senza la presenza dei doni dello Spirito Santo.

La soluzione fu trovata soltanto nel '600 dal francescano conventuale Lorenzo Brancati ( 1693), secondo cui l'uomo che possiede l'abito della v. deve fare il bene expedite, prompte et delectabiliter sempre sotto l'influenza dei doni dello Spirito Santo. L'espressione habitus indica, fra l'altro, che gli atti della v. devono essere compiuti spesso. Benedetto XIV ( 1758) seguì il Brancati: " ...virtus christiana, ut sit heroica efficere debet, ut ea habens operetur spedite, prompte et delectabiliter supra communem modum ex fine suprannaturali, et sic sine humano ratiocinio, cum abnegatione operantis et affectuum subiectione ". L'elemento essenziale è costituito dall'elevazione dell'abito virtuoso che va oltre il livello delle virtù possedute dalla grande maggioranza degli uomini. E tale concetto è rimasto inalterato fino ad oggi benché la Chiesa sottolinei più fortemente il fatto che l'invito alla v. è rivolto a tutti i cristiani.

II. Nella concezione odierna. Secondo Royo Marin, " il costitutivo essenziale della mistica, ciò che la distingue e la separa da tutto il resto, è dato dall'attuazione dei doni dello Spirito Santo al modo divino e sovrumano, che produce ordinariamente un'esperienza passiva di Dio o della sua azione divina nell'anima ". Tutti gli autori, infatti, sono d'accordo sul fatto che mistica è sempre esperienza e che in questa esperienza affetto e speculazione non si escludono; al contrario, tale esperienza di Dio, tramite Gesù Cristo, presuppone l'attività dei doni dello Spirito Santo nell'anima. D'altronde, come si è visto, anche le v. devono la loro presenza nell'uomo ai medesimi doni.

Jordan Auman, senza trattare in modo dettagliato delle virtù eroiche, osserva: " In mezzo alle sofferenze che stanno causando una sensazione di totale assenza di Dio, l'anima continua a praticare le virtù in un grado eroico ed in una maniera che è più divina che mai (...). E evidente, perciò, che l'unico elemento mistico che non manca, neppure nelle terribili notti, è l'attività sovrumana dei doni, intensa nei periodi della purificazione passiva ".

L'importanza delle virtù eroiche per la teologia mistica si rivela nel fatto che l'unione mistica dell'anima diventa, in qualche modo, visibile soltanto grazie alle virtù eroiche, onde Aumann afferma: " Se la Chiesa canonizza solamente coloro che hanno praticato abitualmente le virtù infuse in grado eroico, irraggiungibile alle virtù in assenza dell'influenza dello Spirito Santo, operante a modo della divinità, ne segue che la Chiesa canonizza esclusivamente coloro che sono mistici ". Non sorprende che il processo di canonizzazione non prenda in considerazione la questione se un individuo abbia goduto della contemplazione infusa. La contemplazione e gli altri doni mistici, collegati con l'evoluzione normale della grazia santificante (e non, nota bene, le gratiae gratis datae, non necessarie alla perfezione) sono grazie intime che conferiscono al mistico l'ineffabile esperienza del divino. Da qui risulta che i doni, come tali, possono sfuggire all'esame di coloro che stanno verificando la santità di un servo di Dio. Essi possono divenire noti solamente in maniera indiretta, tramite i loro effetti meravigliosi, che sono le virtù praticate in grado eroico, ed è ciò che conferisce ad esse (le virtù) tale intensità sovrumana ed eroica. La causa di tale fenomeno è puramente interna, perciò dobbiamo applicare il principio del diritto canonico: De internis non iudicat Ecclesia. La Chiesa si occupa soltanto di ciò che è evidente all'esterno e può essere provato da una testimonianza: l'esercizio delle virtù cristiane in grado eroico.

III. Virtù e mistica. Le virtù eroiche sono, quindi, niente altro che il lato, in qualche modo visibile, della vita mistica, in sé nascosta. J. Aumann dice giustamente che nella Chiesa primitiva non esisteva quella distinzione concettuale tra eroismo morale e vita mistica che caratterizza le epoche successive, specialmente gli ultimi tre secoli: " Nei primi secoli del cristianesimo, il soprannaturale, interpretato come sinonimo di eroico e sovrumano, è stato considerato l'atmosfera normale per la Chiesa di Cristo ". E, malgrado i peccati naturalmente commessi, questo " standard " rimase fissato dalle persecuzioni e dai conseguenti martiri e durava ancora ai tempi di Giovanni Crisostomo e di Agostino. Gli espedienti della teologia morale moderna, i tentativi di ridurre la legge di Cristo all'" umanamente tollerabile " erano ancora impensabili.

Bibl. J.M. Aubert, Vertus, in DSAM XVI, 485-497; J. Aumann, Teologia spirituale, Roma 1991; A. Eszer, Il concetto della virtù eroica nella storia, in Aa.Vv., Sacramenti, Liturgia e Cause dei Santi. Studi in onore del card. Giuseppe Casoria, Napoli 1992, 605-636; R. Garrigou-Lagrange, Les trois âges de la vie intérieure, prélude de celle du ciel, II, Paris 1951, 582-631; T. Goffi, Eroismo, in NDS, 478-493; R. Hofmann, Die heroische Tugend. Geschichte und Inhalt eines theologischen Begriffs, München 1933, XIII e 220; A. Royo Marin, Teologia della perfezione cristiana, Roma 19656, 307-340.




Autore: A. Eszer
Fonte: Dizionario di Mistica (L. Borriello - E. Caruana M.R. Del Genio - N. Suffi)


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